I costi dell’immobilismo

Recentemente l’Ocse ha previsto  che la crescita economica dell’Italia per il 2017 si attesterà all’1%, meglio della decrescita, ma comunque un valore basso, specialmente se confrontato con i valori degli altri paesi europei. Inutile ribadire come la bassa crescita italiana sia dovuta alla presenza invasiva e pervasiva dello Stato con le sue tasse e la sua burocrazia. Fra le varie tasse che colpiscono i cittadini italiani e che incidono sulla crescita economica ci sono quelle che colpiscono le transazioni economiche quali imposte di registro, Iva e bolli vari. Quando l’economia è in crescita e i prezzi salgono, questi costi risultano più sopportabili, mentre in un periodo di decrescita o bassa crescita possano risultare particolarmente insidiosi rallentando ulteriormente l’economia.

Un esempio eclatante sono le compravendite di immobili tartassate da bolli, imposta di registro, spese notarili, spese per l’agenzia immobiliare e spese di mutuo che comprendono un’ulteriore tassa allo stato. Ovviamente nelle fatture di notaio ed agenzia immobiliare c’è l’IVA. Insomma lo Stato è onnipresente e batte sempre cassa.

In un’economia florida con prezzi crescenti questi costi per quanto eccessivi, in qualche modo vengono ammortizzati, perché i prezzi crescenti, in caso di vendita vanno a coprire anche i costi di transazione. Nell’attuale stagnante economia italiana, con i prezzi degli immobili nella migliori delle ipotesi fermi e nella peggiore calanti, tendono a rappresentare un ulteriore freno alle compravendite. Ma al di là della particolare situazione italiana, i costi per l’acquisto della prima casa possono arrivare al 10% del valore dell’immobile e superare quel limite in caso di immobili diversi. Facendo un paragone è come se ogni volta che fate la spesa doveste lasciarci il 10% per rendere valido l’acquisto: uno sproposito. Tra l’altro l’imposta di registro è proporzionale al valore dell’immobile come se il lavoro di trascrizione possa dipendere da quel valore.

Altro esempio è l’IPT la tassa provinciale sulle compravendita delle auto che è proporzionata alla potenza del motore. Come nel caso degli immobili non si capisce perché una imposta di registro debba variare è non essere in misura fissa, visto che il lavoro di registrazione è lo stesso in tutti i casi. In realtà questo è un altro balzello a carico del cittadino italiano che nulla ha a che fare con l’effettiva trascrizione nei registri immobiliari e automobilistici.

Nel caso delle automobili che tendono a svalutarsi con una certa velocità e con in più la tassa di possesso anch’essa proporzionale è facile trovarsi auto che scontano tasse più del loro valore effettivo.

Naturalmente queste tasse sono pensate per colpire i ricchi, ma alla fine colpiscono chi ricco non è. Bill Gates, giusto per fare un nome a caso non ha certo problemi se la Ferrari la paga 100 o 120, ma per un individuo con un reddito medio spendere anche pochi euro in più  possono fare la differenza. Se si esamina il mercato dell’auto è facile trovare auto usate bellissime a prezzi stracciati, ma che non trovano un compratore per le tasse da cui sono gravate.

Illustrato in dettaglio i costi e le difficoltà nelle compravendite di auto e immobili, difficoltà presenti anche in altri settori, possiamo concludere con alcune considerazioni generali.

Qualsiasi economia è basata sullo scambio e se gli scambi vengono resi difficoltosi l’economia non cresce. Se impegno tempo e risorse per effettuare uno scambio, non li utilizzerò per produrre o risparmiare. Consideriamo il caso degli immobili i cui i costi di transazione arrivano facilmente ad almeno una decina di migliaia di euro anche per immobili modesti. Se i costi fossero più ragionevoli e l’imposta di registro non fosse proporzionale ma fissa, si risparmierebbero migliaia di euro che potrebbero essere usati per qualche miglioramento in casa o addirittura per l’acquisto di un auto nuova. Lo Stato italiano forse perderebbe qualche introito fiscale nell’immediato, ma li recupererebbe nel medio periodo perché aumenterebbero il numero di compravendite e i soldi risparmiati dai cittadini verrebbero spesi da qualche altra parte con altri introiti per il sempre vorace fisco italiano.

Queste considerazioni valgono anche per le imprese che quando affrontano un progetto devono verificarne la sostenibilità economica: un conto è investire 100 piuttosto che 110. Un cittadino, nonostante i costi, forse la prima casa la compra comunque, ma un imprenditore che deve valutare il rendimento di un investimento sta molto attento ai costi di transazione. Uno snellimento della burocrazia, una riduzione delle tasse e la trasformazione delle varie imposte di registro da proporzionali a fisse migliorerebbero il clima economico favorendo le transazioni e gli investimenti.

Su questo tema mi permetto di suggerire un articolo, che in termini un po’ diversi affronta lo stesso problema dell’ingessatura dell’economia italiano: “Le spese inutili: affitto e motorino usato spiegano cosa non va in Italia” di Fadi HassanFadi Hassan comparso sul Corriere della Sera del 5 aprile scorso.

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