SACRO & PROFANO

“Libera Chiesa in libero Outlet” 
Nosiglia: no all’apertura pasquale

L'arcivescovo di Torino condanna il lavoro festivo, sintomo di una "deriva etica e umana sempre più devastante per il nostro futuro". Una "santa alleanza" tra corporazioni, sindacati e mondo ecclesiale contraria alle liberalizzazioni

Ma quale libertà di shopping (e di impresa), la nostra società sta procedendo verso una “deriva etica e umana sempre più devastante per il nostro futuro”. L’apertura anche nel giorno di Pasqua di molti esercizi commerciali mostrano come “la sete di denaro e di profitto è ormai diventata l’idolo più assoluto e indiscusso a cui si sacrifica ogni altro valore”. Contro questa religione del consumo che non si ferma neppure di fronte alle feste comandate si è scagliato oggi mons. Cesare Nosiglia. L’arcivescovo di Torino ha dedicato un significativo passaggio dell’omelia pronunciata in Cattedrale proprio alla querelle sul lavoro festivo, recentemente alimentata dalla decisione dell’outlet di Serravalle Scrivia (Al) di tenere aperti i 250 negozi il giorno di Pasqua.

Dopo aver richiamato fatti di cronaca – dal terrorismo alla guerra mondiale “a pezzi”, dal femminidio e ai minori vittime di soprusi e violenza – che gettano “nel nostro animo un’ombra di tristezza e di impotenza”, dando l’impressione che “la morte abbia quasi sempre il sopravvento”, Nosiglia ha condannato il “triste primato” di Torino “che è quello di considerare questo Giorno speciale, giorno feriale, dove tanti supermercati sono aperti e tanti lavoratori costretti a lavorare non avendo così l’opportunità di vivere in famiglia una festa che accomuna tutti, credenti e laici”.

Una presa di posizione non nuova quella della Chiesa che, in diverse occasioni e con numerosi esponenti, ha sempre criticato quella “liberalizzazione degli orari commerciali”, spesso definita “selvaggia”, voluta nel 2011 dal governo tecnico di Mario Monti e successivamente rimangiata, almeno in parte, dal parlamento che ha stabilito per dodici festività l’obbligo di chiusura, concedendo però la possibilità di deroga per dodici festività l’obbligo di chiusura. Proprio quella che ha consentito alla McArthur Glen, proprietaria del centro alessandrino, di programmare l’apertura odierna.

Al netto di ataviche e mai sopite tendenze pauperiste in seno alla Chiesa, non è difficile rilevare qualche contraddizione nell’atteggiamento di netta contrarietà espresso ancora oggi dall’arcivescovo subalpino, lo stresso che martedì prossimo, 18 aprile, interverrà con il governatore Sergio Chiamparino alla conferenza stampa per presentare la realizzazione di un’indagine sulla domanda-offerta di lavoro in Piemonte, “evidenziando le figure più richieste e i settori che offrono migliori opportunità occupazionali”. Su quella “sacra alleanza” tra sindacalismo tradizionale, associazioni di categoria e mondo ecclesiale si era espresso alla vigilia della retromarcia parlamentare Giovanni Cobolli Gigli, presidente di Federdistribuzione. “In Italia è sempre difficile cambiare le cose, c’è una mancanza di visione, le corporazioni come Confcommercio, Confesercenti e sindacati si impegnano a difendere il passato, mentre tutta l’Europa va nella direzione opposta proprio ora che bisogna stimolare i consumi. Ho molto rispetto per il Papa – aggiunse Cobolli al Foglio – ma certe considerazioni vanno ponderate con la situazione sociale ed economica. Aprire la domenica ci ha permesso in periodi di crisi di mantenere livelli occupazionali e creare nuova occupazione di giovani nel fine settimana per supportare il servizio al cliente. Con le aperture domenicali abbiamo assunto 4.200 giovani e distribuito 400 milioni di salari in più ai dipendenti che nei festivi percepiscono la maggiorazione del 30 per cento, che di questi periodi fa molto comodo ai lavoratori. Sembrerà paradossale ma noi schierati contro questa legge difendiamo l’occupazione, i sindacati no”.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    23:34 Lunedì 17 Aprile 2017 PELDICAROTA PER COERENZA

    Spero che tutti questi predicatori della sacralità della domenica nello stesso giorno non vadano al ristorante, al bar, al cinema, a teatro, ecc. Costringendo così migliaia di lavoratori a stare lontani dalla famiglia anche se non lavorano in servizi essenziali....

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