Cosa capita dopo il 30 aprile?

Chi vota il Pd o si riconosce seppur lontanamente nel Pd voterà, probabilmente, alle primarie del 30 aprile. Ma, al di là del quasi certo vincitore e del risultato dei due sfidanti, è altrettanto importante capire, sin d'ora, cosa sarà il Pd dopo il 30 aprile. Ci sono, al riguardo, tre ipotesi.

Se dovesse vincere Andrea Orlando - ogni ipotesi non si può escludere a priori - il Pd ridiventerebbe un partito autenticamente di centrosinistra; si consoliderebbe il centrosinistra come orizzonte strategico e politico del Pd e, soprattutto, ci sarebbe la distinzione tra la figura del premier e quella del segretario di partito.

Se, invece, nessuno dei candidati raggiunge il 50% alle primarie, il segretario sarebbe votato dai membri dell’Assemblea Nazionale alla sua prima convocazione. Ma è indubbio che uno scenario del genere avrebbe un effetto dirompente per il Pd perché consegnerebbe un risultato dove il futuro segretario avrebbe una sovranità limitata. La sua gestione politica sarebbe inesorabilmente condizionata dalle molteplici correnti presenti in Assemblea Nazionale con tanti saluti al cosiddetto “partito personale” o “PdR”, per dirla con Ilvo Diamanti.

Se, invece, e come pare da tutti i sondaggi e dallo stesso umore che si respira nel popolo del Pd, ci sarà un solo vincitore con un risultato largamente maggioritario, cioè il segretario uscente Matteo Renzi, il futuro del Partito democratico non è difficile da disegnare. Se tutto va come pare, e le prime avvisaglie già lo confermano, probabilmente si consoliderebbe definitivamente il modello del “partito personale”. O meglio, per essere più precisi per il contesto politico italiano, un “partito del leader” o del “capo”. L’esperienza del “partito plurale” arriverebbe al capolinea e la stessa prospettiva politica del Pd sarebbe diversa. Tornerebbe in auge, almeno così pare stando alle dichiarazioni e agli annunci degli esponenti della mozione renziana, all’autosufficienza politica ed elettorale del Pd con un semplice benservito alla cultura della coalizione. E quindi tanti saluti al centrosinistra come, del resto, era già previsto dallo stesso impianto dell’Italicum che prevedeva, e prevede, il premio di maggioranza alla lista, cioè al partito.

Insomma, il futuro del Pd, com’è evidente a molti ma forse non a tutti, dipende molto se non tutto da ciò che capita il 30 aprile. Questa volta, più delle altre volte, dall’esito di queste primarie, e dalle relative percentuali dei vari candidati, sapremo anche quale sarà concretamente il futuro e la prospettiva del Pd. Perché una sola cosa è certa: nulla sarà più come prima.

*On. Giorgio Merlo, dirigente nazionale Pd

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