PROFONDO ROSSO

“Westinghouse potrebbe saltare”
Nuove ombre sul bilancio di Torino

Chi si è aggiudicato l'appalto non ha ancora versato l'intera quota al Comune. Secondo le opposizioni si rischia uno squilibrio di 35 milioni. M5s attacca i revisori dei conti che riformeranno il proprio parere. E Giordana perde le staffe - DOCUMENTI

I revisori dei conti del Comune di Torino hanno redatto la propria relazione senza disporre di tutti i documenti necessari. E a giudicare da quanto emerso nella commissione Controllo di gestione il loro parere – già di per sé “negativo”, come sottolineato dal presidente Herri Fenoglio – potrebbe essere riformato in modo ancor più pesante nei prossimi giorni, tenendo conto dei documenti “in gran parte inediti” forniti dalle opposizioni, in particolare dal capogruppo Pd Stefano Lo Russo e dal notaio Alberto Morano, ex candidato sindaco di Lega e FdI. E se, da un punto di vista contabile, gli atti prodotti dai due evidenzierebbero il rischio di uno squilibrio di 35 milioni di euro, sul profilo politico va registrato l’attacco dei Cinquestelle al collegio sindacale, accusato di aver redatto nel 2016 una “relazione elettorale”, cioè viziata dalla imminente scadenza elettorale, salvo poi accanirsi, quest’anno, contro la giunta grillina. Un’accusa ancor più grave perché mossa dal presidente della commissione Bilancio Antonio Fornari e respinta senza esitazione dal presidente Fenoglio e dalle altre due componenti dell’organismo di controllo Maria Maddalena De Finis e Nadia Rosso.

È Lo Russo ad aprire la seduta, in cui era prevista proprio l’audizione dei controllori contabili, introducendo un nuovo elemento nella vicenda Westinghouse, l’operazione di valorizzazione urbanistica che prevede la realizzazione di un supermercato e un centro congressi, a fronte di oneri di edificazione che ammontano a quasi 20 milion. In particolare, l’esponente democratico ha acceso un faro su quei 5 milioni che Palazzo Civico dovrà restituire alla Ream Sgr, senza però averli iscritti a bilancio. Si tratta di una quota che la Ream aveva versato come anticipazione del diritto edificatorio prima che venisse esclusa a seguito della modifica del progetto e relativa gara.

Un bel problema, soprattutto se in più occasioni l’assessore al Bilancio Sergio Rolando ha affermato, anche pubblicamente, il contrario e cioè che in virtù di trattative in atto con il presidente di Ream Giovanni Quaglia, quel rimborso poteva verosimilmente non essere versato. La novità è che fu la sindaca Chiara Appendino in persona a dare disposizioni in tal senso, attraverso una missiva inoltrata al direttore finanziario Anna Tornoni, il 30 novembre scorso, in cui assicura non essere “prevista la restituzione di quella somma” (LEGGI). Affermazione smentita dai fatti, anzi da una successiva lettera della stessa prima cittadina, in cui riconosce quel debito e assicura il presidente della Ream (lo stesso Quaglia eletto a capo della Fondazione Crt) di attivarsi – a partire dal mese di giugno 2017 – per la restituzione. Intanto, è evidente, qualcosa è cambiato, ma allora perché il Comune si appresta ad approvare un bilancio senza tenere conto di quei 5 milioni? Da dove intendono farli uscire? Lo Russo parla apertamente di “dolo” e paventa – attraverso la presentazione di altri documenti “inediti” – il rischio che tutta l’operazione Westinghouse salti. Infatti ben 11 dei 19 milioni che Amteco-Maiora – presentatasi in cordata con Esselunga - avrebbe dovuto versare nelle casse cittadine entro il 31 gennaio, al 31 marzo ancora non figurerebbero. E secondo l’atto notarile sottoscritto fra le parti questa è condizione sufficiente per far saltare l’accordo. Una situazione non certo resa più semplice dal ricorso al Tar che proprio su quella gara d’appalto ha depositato Novacoop. Gli altri 8 milioni, invece, sono già stati versati e una parte di questi potrebbe essere trattenuta dal Comune come penale. Sulla vicenda è intervenuto anche lo stesso Quaglia, secondo il quale “non c’è niente di nuovo”. “È una questione che risale a fine 2012 - precisa il presidente di Ream e della Fondazione Crt -. Inizieremo da giugno i colloqui per stabilire i tempi e i modi di restituzione, che saranno calibrati secondo le esigenze della Città e della Ream”.

Ricapitolando il Comune non avrebbe iscritto a bilancio un debito con Ream di 5 milioni, cui dovrebbero essere aggiunti 18,5 milioni di debiti scaduti nei confronti di Infra.To, la società controllata da via Milano, che gestisce la rete dei trasporti comunali. Il totale fa 23,5 milioni ai quali c'è il rischio di dover sommare anche gli 11 milioni di Amteco Maiora su Westinghouse. Difficile capire come si concluderanno queste vicende e proprio per questo risulta particolarmente rischioso utilizzare oneri di urbanizzazione, come quelli relativi a Westinghouse, per finanziare la spesa corrente, in particolare, nel caso di Torino, il contratto di servizio con Iren, rischiando di mettere in difficoltà anche un’azienda partecipata qualora le operazioni programmate non andassero a buon fine. “Applicheremo le osservazioni che saranno ritenute valide e, per quel che riguarda la cassa, entro un mese si vedrà un risultato consistente” sottolinea, a margine della commissione l’assessore al Bilancio Sergio Rolando. Quanto al tema di Gtt e Infra.To, Rolando ricorda che “come concordato con i loro amministratori, sono state inviate alle due società partecipate le comunicazioni relative alle poste inserite nel bilancio previsionale 2017. Per il 2017 - precisa - la Città erogherà un contributo di 19 milioni a Infra.To, richiedendo, contestualmente, alla società di procedere con la rinegoziazione dei mutui in essere". Per Gtt, aggiunge Rolando, "con la quale non e' ancora stata stipulata alcuna convenzione, si procederà, non appena approvato il bilancio, a elaborare una convenzione volta a regolamentare le partite di debito e credito nei confronti della Città tanto del pregresso quanto per il futuro". Per l'assessore "è auspicabile che anche l'Agenzia per la Mobilità Metropolitana provveda a elaborare un provvedimento analogo".

I revisori al termine della seduta hanno confermato di non aver avuto a disposizione quei documenti – dichiarazioni che hanno fatto sbottare il capo di gabinetto Paolo Giordana, uscito senza celare il proprio disappunto dalla dell’Orologio – e hanno assicurato di voler “effettuare degli approfondimenti alla luce delle novità emerse” ha detto Fenoglio. Hanno tempo fino a venerdì 21 aprile, quando è previsto l’inizio della discussione  in Sala Rossa.

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