LAVORO & OCCUPAZIONE

Armani, caduta di stile

Nuova manifestazione dei lavoratori dello stabilimento di Settimo Torinese. "Vogliamo lavorare" si legge sui cartelli. Nei giorni scorsi l'azienda aveva dichiarato 110 esuberi su 184 dipendenti

Continuerà anche nei prossimi giorni la protesta dei lavoratori della Giorgio Armani Operations di Settimo Torinese, che oggi hanno manifestato davanti ai cancelli dello stabilimento e hanno bloccato qualche minuto il traffico stradale sulla statale. “Caduta di stile”, “Armani vogliamo lavorare” si legge sugli striscioni dei lavoratori. Otto ore di sciopero con un nuovo presidio sono state indette per domani e per sabato che, in base all’orario multiperiodale, sarebbe stata una giornata lavorativa. “Chiediamo che l’azienda cancelli gli esuberi e apra una trattativa vera. Non si può lasciare sul lastrico 110 famiglie, senza prevedere incentivi e ricollocazione. Oltretutto molte sono donne e monoreddito”, afferma Gianpiero Drappero, segretario generale della Femca Cisl.

“Lasciare a Settimo soltanto 70 lavoratori rispetto ai 184 attuali - osserva Flaminio Fasetti, segretario della Uiltec Uil - significa non dare alcuna prospettiva allo stabilimento. Rientra tutto nella politica del gruppo Armani che dal 2014 ha scelto di delocalizzare”. A Torino nel 2014 si facevano 25.000 capi spalla, oggi anche le produzioni più nobili della gamma, come Armani Collezioni, vengono fatti in Bulgaria e in Turchia. “Non ci sono più capi made in Italy, resta solo la griffe", sottolinea Renzo Maso, segretario generale della Filctem Cgil.

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