C’è un mondo che lavora h24

Come ogni anno in questo periodo, assistiamo alla solita polemica sull’apertura di supermercati e centri commerciali nei giorni festivi. Polemiche che accomunano un variegato mondo che va dalla chiesa cattolica ai partiti di sinistra, passando per i sindacati. La posizione liberale è piuttosto chiara ed è quella di una libertà nell’apertura di un qualsiasi esercizio commerciale. Ognuno si deve regolare in base alle esigenze della propria clientela e alla propria capacità organizzativa. Detto questo, personalmente trovo poco bella l’abitudine di molti di passare il fine settimana nei centri commerciali, invece di godere delle bellezze artistiche e naturali. Però questa è una mia opinione e ognuno è libero di fare ciò che vuole.

Tornando all’argomento principale è curioso che forze politiche laiche e financo laiciste si preoccupino di santificare le feste cristiane. Il problema principale è però un altro: perché preoccuparsi dei solo commessi dei centri commerciali? Sono lavoratori speciali? Quando avete fatto indigestione a Pasqua avete trovato il pronto soccorso dell’ospedale chiuso? O quando a Pasquetta avete circolato in auto, non avete trovato forse la pattuglia di polizia o carabinieri al lavoro?

Non solo. E tutti i lavoratori della ristorazione che lavorano maggiormente di sera o di notte e nelle festività sono lavoratori di serie B? Poi chi fa queste polemiche sembra non conoscere il mondo del lavoro. Quando la domenica vi collegate all’home banking pensate che non ci sia nessuno nei data center delle banche o a sorvegliare ed eventualmente riparare gli apparati telefonici? Agli informatici non piacerebbe stare a casa di Natale o Pasqua? Così per le centrali elettriche e tutte quelle realtà che erogano servizi 24 ore su 24 ore o che hanno impianti che non possono essere spenti. Un altoforno non è che si spegne schiacciando un pulsante.

Insomma, c’è tutto un mondo che lavora H24, come si dice in gergo, che non si lamenta e non va sui giornali. Il monsignore, il sindacalista e il politico il fine settimana non accendono la TV,  non usano il telefono, non accendono la luce, non smanettano con lo smartphone?

Un altro mito da sfatare è quello che l’allungamento delle aperture non aumenti le vendite. Il processo d’acquisto non è solo razionale, mi sono rotte le scarpe e ne compro un paio nuove, ma è più complesso e coinvolge anche bisogni estetici e di appagamento, altrimenti non si spiegherebbero la moda femminile o le auto sportive, solo per fare due esempi. Aumentare le occasioni di acquisto aumenta sicuramente le vendite, poi starà al commerciante valutare se il gioco vale la candela. Bisogna considerare che molti lavoratori hanno il classico orario 9-18, che considerato anche il tempo necessario per raggiungere il luogo di lavoro implica che pochi acquisti possano essere fatti durante la settimana. In fondo le aperture serali e festive non fanno altro che fotografare questa realtà, in cui molti durante la settimana non riescono ad effettuare nessuno acquisto. In ogni caso bisogna anche guardare altre realtà vicine. Banalmente nel sud Italia da sempre esiste un orario invernale e un orario estivo degli esercizi commerciali. L’orario estivo prevede la chiusura dei negozi alle  20:30 a fronte di una apertura pomeridiana posticipata. Per un meridionale trasferito nel nord Italia ha sempre rappresentato una spiacevole novità la chiusura dei negozi intorno alle 19 e l’attuale apertura serale dei supermercati rappresenta il ritorno alla normalità. Se poi consideriamo che in alcune località turistiche alcuni esercizi nei mesi estivi sono aperti 24 ore, perché in quel periodo fatturato il 70-80% di tutto il fatturato annuo, non si capisce bene di cosa si stia parlando.

Capisco che un ecclesiastico debba condannare l’abitudine di passare il tempo nei centri commerciali, che si può considerare pessima anche senza essere religiosi, ma da questo ad invocare la legge per obbligare a chiudere è veramente fuori luogo.

Vorrei citare una regola dei calzolai fiorentini che prevedeva che gli iscritti alla corporazione tenessero aperto la domenica mattina fino al suono delle campane che annunciavano la messa, per permettere anche a chi lavorava durante la settimana di poter comprare un paio di scarpe. Quindi il lavoro domenicale non è certo una novità odierna e citiamo un’epoca in cui il potere della Chiesa era molto forte. Non crediamo che nelle società contadine, per esempio, la mungitura della mucca aspettava il lunedì.

Non sarà bello passare un giorno al centro commerciale, ma tenendoli chiusi non aumenteranno certo i fedeli che vanno a messa o gli iscritti al sindacato.

print_icon

0 Commenti

Inserisci un commento