GENETLIACO POLITICO

Genio, 70 anni da socialista

Dirigente politico, amministratore locale, parlamentare. Bozzello festeggia la sua lunga militanza nel Psi, da Nenni a Craxi. La sua Castellamonte, di cui è stato sindaco, gli conferisce la cittadinanza onoraria. Il ritratto di Giusi LA GANGA

Settant’anni di adesione ad un partito sono cosa rara e meritano di essere commentati.  1947-2017, tutta la vita della Repubblica, con le sue vittorie e le sue crisi, con le conquiste sociali e il benessere diffuso, con le sue zone d’ombra e le sue vicissitudini. Di una Repubblica vissuta militando nel partito, il Psi, che più di ogni altro rappresenta tutte le contraddizioni del nostro percorso democratico.

Qualche tappa significativa, per rinfrescare la memoria.

La rottura fra Nenni e Saragat a Palazzo Barberini, la Costituzione, la sconfitta dei socialisti nel Fronte Popolare, gli anni del centrismo con la repressione nelle fabbriche, il boom economico, l'avvento del centrosinistra in risposta alle spinte autoritarie, la stagione delle riforme (la programmazione economica, le Regioni, lo statuto dei lavoratori, i diritti civili).  E poi il compromesso storico, la svolta di Craxi, Sigonella, il referendum sulla scala mobile, la crisi del pentapartito, la stagione degli scandali, la distruzione giudiziaria della prima Repubblica e dei partiti del Cln. E infine la seconda Repubblica, Berlusconi, lo scioglimento del Psi, la sua ricostituzione come formazione tenacemente identitaria, l’Ulivo di Prodi.  E infine le convulsioni anche della seconda Repubblica, l’avvento del populismo, i traumi della globalizzazione.

Eugenio Bozzello ha attraversato tutte queste vicende con ruoli diversi, di maggiore o minore responsabilità, ma sempre richiamandosi al socialismo riformista.  Canavesano, orgoglioso di esserlo, rappresenta bene quel popolo che da contadino diventa operaio, ma senza rinunciare al legame con la terra. Il Canavese, dove l’Olivetti favorisce quella figura di operaio contadino, che riesce con due diversi lavori a contribuire al benessere della sua famiglia e della sua comunità. E Comunità si chiamava quel singolare movimento politico animato da Adriano Olivetti.

Eugenio Bozzello inizia come operaio di fabbrica, alla Fiat, e si iscrive alla Fiom, subendone nei difficili anni '50 tutte le conseguenze. Licenziato per gli effetti della sua militanza, trova lavoro all’Aem, gioiello delle aziende municipalizzate dell’epoca. Il suo impegno nel Psi si sposta ben presto dall’ambito locale a quello provinciale.  Dopo gli anni del frontismo è fra i primi ad animare, con Lamberto, Paonni, Vernetti e Borgogno, la corrente autonomista del partito, guidata a livello nazionale da figure storiche come Nenni, Lombardi e De Martino. A Torino gli autonomisti restano in minoranza fino al 1964, quando la corrente filocomunista esce dal partito e fonda il Psiup. Inizia la stagione delle riforme e Bozzello diventa dirigente provinciale del partito.

Lo conosco poco dopo, nel 1965, quando mi iscrivo alla Federazione Giovanile del Partito. Eugenio (anzi, Genio, come lo chiamavano tutti) è il responsabile dell’Organizzazione. Iperattivo, presente sul territorio, segue anche noi giovani, quasi tutti studentelli borghesi, con una burbera attenzione, fatta di sostegno e di richiami alla concretezza. Iniziava il periodo della cosiddetta contestazione giovanile, che portò molti ragazzi ad abbandonare i partiti tradizionali per gettarsi nel Movimento Studentesco, la cui storia più avanti degenerò fino a giungere alla tragedia del terrorismo.

Eugenio, insieme a Sergio Borgogno, mantenne aperto un dialogo e così un’intera generazione (Marzano, Cardetti, io stesso e molti altri) continuò nella sua militanza, fino a diventare classe dirigente.

Nel frattempo  Bozzello entra nelle istituzioni.  Consigliere provinciale, eletto nel suo collegio natio di Castellamonte, e poi nel 1970 assessore, prima allo Sviluppo Sociale e, nel quinquennio successivo, alle Infrastrutture, competenza fondamentale in quegli anni di grandi investimenti. Nel 1979 il balzo a Roma, eletto senatore per il collegio di Ivrea, dove sarà rieletto nel 1983 e nel 1987. Per due legislature ricopre l’importante incarico di Questore del Senato.

In tutti i suoi ruoli istituzionali Bozzello si distingue per due caratteristiche.  Un infaticabile attivismo e una puntigliosa attenzione al “territorio”, per usare un linguaggio di moda. Ogni aspetto della vita locale è seguito con cura, ogni piccolo comune sa dove rivolgersi, ogni legittima istanza è ascoltata. Se ben ci pensiamo, questo, ben più delle astrazioni politologiche, fa della democrazia un sistema che rafforza la coesione sociale.

Nel 1992, con la crisi della prima repubblica, Bozzello torna all’impegno politico locale e per molti anni, anche quando il Psi non ha più il peso di un tempo, ricopre l’incarico di Sindaco di Castellamonte, espresso dal centrosinistra.

Ancora oggi, alla soglia dei novant’anni, Eugenio è attivo sia nel partito sia nella vita civica. Pietro Nenni, da lui molto amato, usava dire che compito del Partito Socialista era quello di “portare i lavoratori alla direzione dello Stato”. Eugenio Bozzello è uno degli esempi di questo progetto realizzato.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    11:36 Venerdì 21 Aprile 2017 tandem Auguroni a Genio

    Nel complesso una simpatica figura della prima repubblica, scaltro e intelligente. averne oggi....

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