Le primarie silenziose

Piero Ignazi su Repubblica di domenica 23 aprile le ha definite le “primarie del nulla”. Una definizione semplice, netta, dura ma purtroppo oggettiva. Cioè vera. Certo, i miracoli in politica possono sempre esserci. Anche se la politica non è il terreno migliore per sperimentarli. Ossia, può darsi che domenica 30 aprile partecipino ai gazebo del Pd milioni di cittadini elettori, che ci sia una mobilitazione massiccia di persone, che facciamo dei selfie a file chilometriche di cittadini davanti ai seggi e via discorrendo. Ripeto, può darsi perché nel “nulla della politica” di oggi, per dirla con Mino Martinazzoli, tutto può capitare.

Resta comunque un fatto. E cioè, mai competizione aveva registrato una così scarsa ed insignificante partecipazione, mai le primarie del passato si erano svolte in una così profonda indifferenza generale, mai una gara per la segreteria del Pd, almeno sino ad oggi, aveva sperimentato una distanza così siderale dalla normale passione politica che caratterizza questo genere di competizioni.

Certo, i conti li faremo domenica prossima dopo lo spoglio delle schede e dopo aver contato il numero dei partecipanti. Ma ci sono alcuni elementi che non possono non far riflettere sin da subito. Soprattutto due elementi.

Innanzitutto lo scarso feeling tra “questo” Pd e settori crescenti della pubblica opinione del nostro paese. Se è vero, com’è vero, che andiamo a scegliere il segretario del più grande partito del centrosinistra italiano - non il più grande partito italiano, almeno stando ai sondaggi - ci si aspettava francamente un dibattito molto più forte, massiccio e coinvolgente. Abbiamo assistito, invece, in queste settimane ad una indifferenza totale su quasi tutti i media, in tutti i circoli culturali, sociali e d’opinione del Paese e tutti i commentatori hanno evidenziato la “non notizia” delle primarie del Pd per individuare il segretario che guiderà questo partito per i prossimi 4 anni. Un fatto strano per un partito che ambisce a governare nei prossimi anni il Paese.

Il secondo dato è indubbiamente la partecipazione che ci sarà. Ripeto, al netto dei miracoli che sono sempre possibili, credo che anche il Pd dovrà adesso rivedere il dogma delle primarie. Se questo semplice strumento burocratico e protocollare è diventato col tempo una sorta di reliquia da venerare e da idolatrare quasi tutti i giorni, forse è anche giunto il momento di rivedere un modello che progressivamente, se non regolamentato, si rivela per quello che è. Certo, se dovesse prevalere definitivamente il Pd come “partito personale” - cosa molto probabile se non ormai quasi scontata dopo il 30 aprile - le primarie si trasformerebbero in una sorta di passaggio ordinario di adulazione verso il “capo”. Cioè una investitura plebiscitaria utile per normalizzare il partito e renderlo funzionale ai voleri del “capo”. Vedremo. Per il momento non ci resta che condividere, purtroppo, l’impietoso giudizio di Piero Ignazi. Appunto, le “primarie del nulla”.

*On. Giorgio Merlo, dirigente nazionale Pd

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