MEMORIA (CON)DIVISA

S-fascismo e tecnocrazia
Ecco la nuova Resistenza

Alla fiaccolata del 25 Aprile con Volli, intellettuale fuori dal coro ed esponente della comunità ebraica. “Oggi il rischio per la democrazia arriva da quel mix di retorica populista e struttura di comando autoritaria”. Il pericolo del grillismo

“Portare a spasso la bandiera palestinista nelle manifestazioni del 25 Aprile è come esibire la svastica; insultare la stella di Davide della Brigata Ebraica, sotto il cui segno da anni si raccolgono gli ebrei è insultare la Resistenza. Il 25 aprile è stato sequestrato dai filonazisti. Contro di loro è necessaria una nuova Resistenza”. Ugo Volli – ordinario di semiotica all’Università di Torino, intellettuale non omologato alla vulgata, esponente di spicco della Comunità Ebraica, presidente dal 2006 al 2012 di Lev Chadash, prima sinagoga liberale italiana affiliata all’Unione mondiale per l’ebraismo progressivo – queste parole le aveva affidate a un duro e accorato intervento esattamente un anno fa. Allora, come oggi, la questione della partecipazione della Brigata Ebraica alla celebrazione della Liberazione era al centro del dibattito. “Come tutti gli anni, io vado a manifestare, a prendermi l’insulto e l’odio probabilmente dei nipoti di coloro che contribuirono a perseguitare le famiglie ebraiche fra il '38 e il '45, comunque – aveva scritto alla vigilia della manifestazione – di coloro che sostengono ora i palestinisti (non è un errore, ma il termine usato da Volli, ndr) antisemiti”.

Professore, un anno dopo, e viste le polemiche sulla partecipazione della Brigata Ebraica al corteo di Roma, quel suo richiamo a una nuova resistenza resta attuale?
“Assolutamente sì. Con opportuni distinguo: Quello che è successo a Roma è diverso da quel che succede a Torino, Milano, Bologna e in altre città, dove c’è stato un impegno dell’Anpi e delle altre associazioni così come delle istituzioni per garantire la possibilità di espressione degli ebrei e della Brigata Ebraica. A Roma questa cosa non è stata garantita”.

Se ne è dato una ragione?
“Il problema è che esistono dei gruppi violenti che io chiamo eredi dei nazifascisti perché è ben documentato che c’è una linea genealogica diretta tra i nazisti e i loro alleati. Quel mondo è stato fortemente affascinato dal nazismo, ha pensato che potesse essere uno strumento per rovesciare il potere inglese e soprattutto per eliminare gli ebrei. Non è un caso che i protocolli di Sion siano un best seller per l’autorità palestinese”.

Ma la questione di Roma…
“L’Anpi ha rifiutato di tenere a bada gli estremisti di sinistra e i palestinisti. Ma mi faccia dire una cosa”.

 Dica.
“Il 25 Aprile è una grande festa di popolo che appartiene a tutta l’Italia, almeno alla sua parte buona, dai monarchici alla Edgardo Sogno fino ai comunisti. Questa cosa, in verità, era stata un po’ occultata dal vecchio Pci che ne aveva fatto un fenomeno molto rosso, mentre era tricolore. Poi, però, in qualche modo la continuità storica è stata mantenuta fino a quando c’era il Pci e fino a quando, soprattutto, c’erano i partigiani. Purtroppo loro, come i sopravvissuti ai campi di concentramento, se ne sono andati quasi tutti”.

E la conseguenza, a suo avviso, qual è stata?
“Che la memoria storica è stata inevitabilmente cancellata e l’Anpi si è aperta a iscrizioni di giovani che per lo più erano e sono militanti di estrema sinistra, i quali hanno usato l’etichetta dell’Anpi per fare una politica antagonista. Politica in cui ci sono aspetti che fanno parte della dialettica democratica, ma in cui c’è anche la tendenza, appunto, dell’estrema sinistra dell’odio verso israele. Odio che arriva storicamente  dall’Unione Sovietica e dalla Germania Est. Una strana situazione rosso-bruna che per molti versi emerge in questo momento in Europa”.

Non tutta l’Anpi, però, è connotata come lei la descrive.
“Certamente.  Ci sono settori dell’associazione che ricordano i partigiani ebrei nella Liberazione, da Primo Levi a Emanuele Artom e moltissimi altri. E ricordano che la principale vittima del nazifascismo sono stati gli ebrei. E capiscono che il 25 Aprile è anche una festa ebraica, festa per chi vedeva dissolversi l’incubo del genocidio”.

Professor Volli, nel suo richiamo a una nuova resistenza c’è anche la visione di un rischio populista? Insomma, se non di un nuovo fascismo, magari di un prodromo sfascista?
“Guardi, io sono perplesso sul termine populismo. Cerco di spiegarla così:  mettere assieme Tsipras e la Le Pen lo trovo molto superficiale. Il problema non è tanto di contrapporre i vecchi partiti che abbiamo già visto essersi in gran parte squagliati, il problema è tenere fermi i principi di una società aperta e democratica. La distinzione è tra chi vuole una società liberale, in senso politico e chi autoritaria”.

Vede questo pericolo anche in Italia?
“Direi di sì. Abbiamo un partito politico che rischia di essere il primo alle prossime elezioni che non ha mai avuto un congresso in vita sua, il cui leader è sancito quasi per diritto divino, il vice leader è l’erede in quanto figlio del fondatore e il cui controllo sulla vita politica interna è data a una piattaforma che è di una società privata a scopo di lucro”.

S’è capito che i Cinquestelle non le piacciono, ma rappresentano veramente un rischio per la democrazia a suo avviso?
“Spesso non ci facciamo caso, ma dobbiamo ricordarci che in Italia è nato il fascismo con certe caratteristiche e poi si è diffuso in Europa. Non vorrei che un nuovo rischio per la democrazia nascesse in Italia con questa stranissima mescolanza tra retorica populista dell’uno vale uno, e una struttura di comando assolutamente ferrea in cui il grande leader senza consultare nessuno decide, come è accaduto per la candidata al Comune di Genova. E poi il partito si trova a celebrare la memoria del padrone dell’azienda, come a accaduto a Ivrea. Mi sembra che uno dei modi per guardare a come funziona un movimento politico è osservare come funziona dentro: se il centralismo democratico del Pci era abbastanza terrificante ma comunque dava luogo a una dialettica interna, il meccanismo di governance dei Cinquestelle non ha niente di democratico. Tutto questo mi pare un rischio”.

Di un nuovo fascismo?
“Non so se di fascismo. Ma di tecnofascismo sì”.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    14:07 Martedì 25 Aprile 2017 tandem Bravo prof. Volli

    Una ottima analisi, equilibrata e realistica, che condivido totalmente.

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