Uno scatto di dignità

Un abituale vento freddo soffia sull’Europa. Le sue raffiche sembrano voler sconvolgere tutto, mettere ogni cosa a soqquadro, e portano con sé un odore acre: un olezzo di sangue che ricorda quello che inondò le narici degli europei già negli anni 30.

In Germania il senso di colpa di cui era intrisa la generazione del dopoguerra, ha lasciato spazio al nuovo che guarda al vecchio Mein Kampf, e ad un rinnovato desiderio di rivalsa del sottoproletariato verso gli immigrati.

Nella Francia di Robespierre l’estremismo islamico ha siglato, sottobanco, una nefasta intesa con il Fronte Nazionale: l’obiettivo è probabilmente quello di far avanzare Marine Le Pen, cosicché incrementare le possibilità di una guerra etnico-civile alle porte di Parigi.

L’Italia invece traballa tra il porre le sue tensioni sociali nelle mani del fato e quella di affidarsi a demagoghi fautori di soluzioni facili, seppur già collaudate in passato con pessimi risultati. Tra questi ultimi spiccano le frange politiche nere, come quella romana nota per gli inviti pubblici a boicottare i negozi stranieri, nonché zelanti sindaci Pd dediti a firmare curiose ordinanze “razziali”, sul modello di Ventimiglia, che impongono il divieto di dare cibo ai migranti (copiando dai cartelli afflissi sulle gabbie degli zoo).

Il nostro Paese è sospeso in un limbo dove tutto appare ufficialmente quieto, a parte episodi razzisti che si uniscono idealmente ad appelli sovranisti e sovente anche secessionisti (Veneto, Lombardia e Campania borbonica). Una calma apparente in cui, ufficialmente, gli unici toni elevati vengono riservati al perenne scontro tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle.

Pentastellati reazionari; Grillo anti sindacati, anzi no solo contro alcuni; Appendino populista, vive di rendita sul buon lavoro fatto da Fassino; Raggi incapace; Movimento in mano alla destra e Torino lo dimostra grazie ad alcune nomine apicali: questi i soliti tormentoni qualunquistici che sovente si sussurrano tra le fila di una Sinistra che dovrebbe forse dedicarsi ad altri argomenti.

Una Sinistra che dovrebbe fare uno sforzo per chiedersi quale responsabilità abbia in merito all’improvviso fiorire del Movimento 5 Stelle: una domanda da porsi alla luce dell’ineluttabile spostamento del suo elettorato verso un disperato astensionismo, oppure un Grillo “in prova”.

Il dramma politico più grande di questi anni è quello che vede la destra neofascista avanzare senza la deterrenza di un movimento socialista radicato, quanto militante. Assenza di cui impossibile stupirsi, nel caso si voglia seriamente analizzare quest’ultimo trentennio vissuto dalla Sinistra. Un vuoto pneumatico che, nel caso francese, si riassume nel nulla raffigurato da Hollande, o nei voli teorico-pindarici della componente Trotskista, mentre il Italia si osserva nel disfacimento dei partiti storici nonché nel piccolo e grande cabotaggio di potere in cui si crogiolano i leader post comunisti (o presunti tali).

Nella nostra penisola gli eredi del Psi e del Pci si scompongono in modo netto quanto curioso. Da una parte quella sinistra di governo, legata ad interessi economici, retta da leader più sensibili nel ritagliarsi una posizione che nel far valere i diritti collettivi del proprio elettorato.

La riforma del lavoro insieme ai recenti scandali finanziari, in cui sono coinvolte banche e cooperative rosse, sono la prova di una deriva spaventosa seguita alle scelte verticistiche dei “simil eredi” di Gramsci. Un recente esempio scolastico del naufragio è rintracciabile in quanto accaduto alla Cooperativa dei Muratori emiliana: realtà trasformatasi da ente solidaristico, di protezione sociale al servizio una comunità intera, a banca d’affari retta da manager-squali senza pietà che hanno gettato sul lastrico i loro soci con estrema freddezza. 

Dall’altra parte la sinistra istituzionale definita di contropotere: più impegnata a cucirsi addosso un atteggiamento nostalgico degli anni ‘60/’70, molto vicino alla revocazione storica, piuttosto che nel rinnovarsi per dare risposte nuove a soggetti sociali rimescolati, ma sempre sottomessi alla classe dominante.

Il problema naturalmente, ripetendolo ancora una volta, rimane culturale poiché legato ad un disorientamento indotto che alimenta paure, le quali si rifugiano in risposte facili oppure mutano in disillusioni irreversibili. Ambo le reazioni sociali non sono soggette a facili inversioni di marcia, anzi tendono a trasformarsi in situazioni granitiche (specialmente nel caso si rivedano le immagini di un Holland che fugge dall’Eliseo, in scooter, con la sua amante) come dimostra il forte consenso acquisito dal partito lepenista (che ricordo si richiama al collaborazionista Vichy).

Visioni di un degrado politico dell’area progressista in cui i protagonisti rinunciano sia alla loro autorevolezza che all’uso di leve culturali per evitare la deriva sociale in corso, limitandosi a tacciare tutti i fenomeni politici emergenti con il termine “populismo”. Un modo per nascondere la testa sotto la sabbia cosicché non vedere la rimonta dei fasci littori in tutta Europa e, al contempo, in Italia negare il frutto dei propri infiniti errori: il Movimento 5 Stelle.   

Il mondo vira ovunque verso estrema destra e non possiamo sperare che un inseguimento da sinistra dei temi neo fascisti permetta di ribaltare la situazione. Uno scatto di dignità da parte di noi tutti, che inizi dall’autocritica, potrebbe forse ancora salvare l’Occidente dalle tenebre ma il tempo davvero stringe. 

print_icon

0 Commenti

Inserisci un commento