Il coraggio e la paura

Le due grandi feste legate alla cultura progressista di questo Paese, il 25 aprile ed il Primo maggio, costringono questa rubrica a tornare sul tema “Paura” e contrapporlo a quello più solare del “Coraggio”. L’intervento in piazza Castello, a fine fiaccolata del 24 aprile sera, dell’ex partigiana Lidia Menapace mi ha fatto riflettere molto sulla patologia che più di ogni altra sta divorando la società italiana, ossia quella Paura che si contrappone al cuore generoso.

Dal palco la Menapace ha ricordato un’antica massima attribuita a Guicciardini “o Franza o Spagna purché se magna”, confrontandola criticamente con la visione strategica di lungo periodo del filosofo “politologo” Machiavelli. Eugenio Scalfari in un articolo del 20 gennaio 2013, pubblicato su Repubblica, aveva già intrapreso la strada della comparazione tra i due grandi intellettuali per giungere ad una sconsolata conclusione: il pensiero di Guicciardini ha trionfato nel corso della nostra Storia innumerevoli volte, per cui noi abbiamo i governi e le amministrazioni corrotte che ci meritiamo.

Il coraggio di Machiavelli si pone quindi in antagonismo al timore di Guicciardini, la chiamata alla rivoluzione contro il quieto vivere purché “se magni”. La Paura vince e domina in questi brutti anni: un sentimento popolare che si sposa perfettamente con la negazione di qualsiasi responsabilità da parte di chi governa la cosa pubblica, compresi soprattutto i partiti stessi.

Il timore che un elemento esterno turbi il tranquillo trascorrere dei nostri giorni, ci conduce ad avversare preventivamente ogni cambiamento che comporti un rischio, un sobbalzo, ed inoltre a contrastare chiunque si aggreghi alle nostre entropiche comunità specialmente se vive nella miseria. Le nostre realtà municipali oramai sono dotate di un bagaglio culturale chiuso in se stesso e poco incline al confronto. Nasce in questo terreno di coltura il tema identitario, che non è valorizzazione del proprio passato storico ma un accidentato percorso ideale che transita dalla purezza della tradizione di appartenenza, per sfociare in un vittimismo carico di avversione a tutto: una violenta avversione contro tutto quanto identificato quale “corpo estraneo” (il capro espiatorio perfetto).  

Il Veneto, cullato per decenni dalla Balena bianca democristiana, prossimamente voterà per l’autonomia dall’Italia, così come la Lombardia, che rimpiange gli Asburgo, ed altre regioni del Sud che proporranno consultazioni secessioniste nel ricordo nostalgico, e spesso falso, dei migliori tempi borbonici (la famosa Napoli-Portici era una ferrovia privata riservata alla famiglia reale e non al popolo, ma nessuno ama ricordarlo). La Paura sconfina così nell’Egoismo, nell’anti solidale, nel razzismo, nella “sicurezza” a mano armata, nel rimpianto (sovente basato su una pura illusione) dei bei tempi andati.

Al contrario il Coraggio porta cambiamento ed aria nuova. Sovente anticipa Libertà e riscatto sociale. Furono esempi di coraggio i Partigiani, i quali lasciarono affetti e “sicurezza” per combattere contro una grande ingiustizia. Nello stesso modo furono esempio di coraggio i lavoratori del secolo scorso: pronti a mettere a rischio salari, occupazione e famiglia per lottare a difesa della loro dignità e della solidarietà di classe.

Oggi abbiamo infiniti esempi di una mala gestione sociale ed economica derivante dalla Paura, spesso raffigurata quale assenza di lucidità nel difendere il bene comune. Timidezza riscontrabile anche negli innumerevoli tentativi diretti alla creazione di una nuova Sinistra, definita sempre Centro Sinistra per “paura” di perdere consensi moderati: tentativi che muoiono tra conservazione di piccoli poteri e avversione al mutamento dei tempi.

Timori identici sono riscontrabili nelle tante operazioni di salvataggio dirette verso società di capitali che una classe manageriale viziata, ed orientata solo a proteggere il proprio benessere, ha periodicamente saccheggiato mettendo contemporaneamente a rischio migliaia di posti di lavoro: trepidazioni ed incontrollabili attacchi di panico che hanno costantemente impedito alla politica di agire nel nome del popolo, che essa dovrebbe rappresentare, ma anche del semplice buon senso.

La parola “nazionalizzazione” genera incredibili paure per quanto essa rappresenta. Ne deriva un’assoluta assenza di coraggio nel valutare se statalizzare un’azienda nutrita da denaro pubblico, regolarmente sperperato da “capitani finto coraggiosi”, oppure versare soldi agli stessi saccheggiatori e nominare Moretti quale commissario di Alitalia cosicché liquidare la “gloriosa” compagnia di bandiera. La scelta della politica sarà senz’altro la seconda, nel nome di una protezione dei contribuenti mai rispettata quando si tratta di salvare le banche di famiglia.

Al contrario i lavoratori di Alitalia hanno dimostrato coraggio da vendere nell’attimo in cui non si sono piegati ai ricatti, tracciando un enorme e gigantesco “No” sull’accordo “taglio lineare per poi chiudere”, proposto dai sindacati della triplice. Un voto espresso nella piena consapevolezza di cosa significhi non cedere ai diktat governativi, ossia trasformarsi in bersaglio di ritorsioni e solenni vendette (come infatti sta regolarmente avvenendo).

Coraggio hanno dimostrato anche il lavoratori dei supermercati, scesi in sciopero contro orari assurdi e paghe non proporzionali all’impegno festivo nonché a turni distribuiti su 24 ore al giorno. Coraggiosi sono stati i dipendenti “virtuali” della Foodora, i quali hanno avviato una battaglia consci di rischiare il licenziamento tramite una semplice interdizione all’uso dell’applicazione datoriale. Coraggio storico di lungo percorso è quello delle popolazioni No Tav della Valle di Susa, impegnate da anni a difendere il loro territorio e le finanze pubbliche; nonché quello di chi combatte perennemente contro clientele, mafie ed ignoranza. Coraggio è stravolgere le previsioni e non regalare la vittoria delle primarie all’arroganza di Renzi (ma anche in questo caso ha trionfato la Paura).

La Paura alimenta rancore, odio generalizzato contro tutto e tutti, ira incontrollabile che brucia ogni cosa a partire dall’Umanità, disperazione che alimenta la guerra tra poveri e la violenza gratuita. La Paura solitamente premia i lacchè ed il potere becero che la coccola, ama la conservazione ed il benessere di coloro che sono posti al vertice dell’economia e della finanza, è il buio di esistenze sprecate nel continuo malessere del vivere quotidiano.

Il Coraggio regala fiato ed ossigeno a chi gli cammina al fianco, sceglie le lotte in cui impegnarsi e si spende a favore di tutti coloro che subiscono prepotenze; preferisce la parola “Fratellanza” a “Vattene” e guarda al mondo nuovo. Il Coraggio è la prova di quanto sia utile e bello vivere, la Paura è morte anticipata.   

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