REGIONE PIEMONTE

“Sergio, esageroma un pòch”  

Passate le forche caudine del Tar ora il Pd sollecita Chiamparino a imprimere un'accelerata all'ultima fase della legislatura. "Ci siamo persi la Borgogna e Boston", due modelli indicati in campagna elettorale. E si prepara la successione

Difficile dire se, caduto anche l’ultimo ostacolo rappresentato dal rischio di una maggioranza fortemente azzoppata dal Tar, Sergio Chiamparino nei due anni scarsi che gli restano per governare riuscirà, come promesso in campagna elettorale, a fare del Piemonte la Borgogna italiana. O a portare la sfida a Boston nel campo della ricerca e dell’istruzione. Due campi, “terra e testa”,– aveva spiegato da candidato governatore – fondamentali per far fruttare al meglio gli oltre tre miliardi di fondi europei destinati, tra il 2014 e il 2020, alla nostra regione.

Di certo, proprio in virtù dello scampato pericolo di vedersi mutilare per via giudiziaria la corposa sua rappresentanza torinese a Palazzo Lascaris, il Pd difficilmente rinuncerà a ricordare con sempre maggior forza al presidente quella promessa. Insomma, nell’attesa della Borgogna, pare imminente l’inizio di una battaglia delle Ardenne. Con i dem pronti a metter mano alle baionette, tenute fino all’altro giorno ben riposte nell’eventualità di dover capitolare davanti ai giudici amministrativi per la vicenda delle firme e rinunciare a sventolare con la forza che avrebbero voluto la bandiera di fronte a Chiamparino. Nei cui confronti le sollecitazioni a cambi di passo e accelerazioni seppure c’erano state, erano comunque sempre rimaste affievolite e tarpate dal rischio di essere costretti a sloggiare.

Dalla sanità agli interventi sul fronte dello sviluppo economico, dalla cultura alla scuola, passando per le strade secondarie ma non meno importanti delle procedure per i fondi e arrivando pure ai rapporti con il Comune di Torino (da taluni giudicati troppo morbidi e indulgenti): gli argomenti per una riscrittura dell’agenda da parte del Pd non mancano di certo. Tantomeno le ragioni per farlo: visto che da varie parti, dai sindacati alle organizzazioni datoriali, si levano critiche sulla scarsa incisività del governo regionale.

Ma a destare irrequietezza è un’altra affermazione perentoria del Chiampa, ovvero l’assoluta indisponibilità a ricandidarsi. Partendo da questo dato incontrovertibile i dem si trovano nella situazione di dover arrivare al 2019 con un candidato pronto, ma anche con una serie di risultati da poter offrire agli elettori per vincere le elezioni. È chiaro, dunque, come – passate le forche caudine del Tar – il partito di maggioranza abbia ben chiaro quanto pesi per il suo futuro l’azione o l’inazione della giunta, le scelte più o meno coraggiose che un presidente non più ricandidato (per scelta) vorrà attuare e compiere. Tradotto nella lingua straniera più parlata in piazza Castello: “Sergio, esageroma un pòch”.

Lo sprone verso quella mitica Borgogna e l’evocazione del modello Boston sarà sempre più incisivo ed evidente dai banchi dem. Quel cambio di passo invocato mesi addietro da Davide Gariglio al quale Chiamparino non mancò di rispondere con una delle sue battute – il capogruppo stava arrivando trafelato per votare e il presidente si rivolse a lui con un’esortazione sarcastica“Gariglio cambia passo” –  da qui in avanti potrà essere richiesto con maggior forza e senza timori. Il superamento della zona di pericolo rappresentata dalla decisione sulla vicenda delle firme porta con sé anche un’altra conseguenza: l’aver evitato allo stesso Gariglio – insieme al presidente del consiglio Mauro Laus ed altri sei big che hanno trattenuto il fiato l’altro giorno in attesa del verdetto – un’accelerazione traumatica verso il rinnovo della segreteria regionale.

Il mandato di Gariglio scade nei primi mesi del 2018, ma l’intenzione pare essere quella di accorpare il rinnovo delle segreterie regionali con quelle provinciali e di circolo che terminano il loro quadriennio in autunno. E se l’elezione al vertice del partito piemontese –  nel non detto, ma di fatto acquisito – coincide con la candidatura alla successione di Chiamparino, si comprende bene sia come non si tratterà di un pratica da sbrigare senza difficoltà, sia come alcuni messaggi siano arrivati già forti e chiari.

Giusto un mese fa in un colloquio con lo Spiffero il senatore Stefano Esposito aveva osservato come “l’elezione del nuovo segretario regionale deve essere un’occasione da cogliere interpretandola nel suo senso pieno e autentico, dicendo basta ad accordicchi di correnti e ambizioni personali”. Un avviso ai naviganti che il parlamentare aveva rafforzato proprio guardando al 2019: “Queste sono le precondizioni irrinunciabili per trovare un successore di Chiamparino che, certo, non sarà impresa facile, ma il Pd deve dimostrare di riuscirvi mettendo in campo tutte le sue risorse. Se qualcuno pensa di avere già in mano le carte da dare si sbaglia”.  Chiamparino, riferendosi ai papabili pare abbia liquidato ancora una volta la questione ricorrendo a una serie di ritratti in dialetto dai quali, senza sminuirne le doti, non aveva certo impartito il viatico né a Esposito, né a colui che da sempre viene indicato come un suo pupillo, ovvero il deputato Andrea Giorgis. Per non dire di Gariglio. Con l’immancabile ironia il Chiampa sembra divertirsi ad infilzare tutti i potenziali successori. Come in una gustosa bourguignonne.

print_icon

1 Commenti

  1. avatar-4
    09:00 Domenica 07 Maggio 2017 tandem Il "bello" addormentato si sveglia?

    Inizia a muoversi dopo tre anni? Era ora, finora si è visto ben poco, a parte tagli ai servizi.....

Inserisci un commento