Vigilanza democratica

Dicono che… sia stato un po’ come quando davanti a un gol sbagliato uno si alza dal divano, prende il telecomando in mano per spegnere il televisore, ma dopo due minuti si risiede e torna a guardare la tivù, cambiando però canale. Il fallo imperdonabile agli occhi del senatore Federico Fornaro e del collega Miguel Gotor era stato commesso – siamo ad agosto dello scorso anno – con le nomine dei direttori dei tg che avevano portato al rumoroso allontanamento dalla plancia di comando del Tg3 di Bianca Berlinguer. I due, allora esponenti di punta dell’ala bersaniana del Pd, per protesta avevano rassegnato le dimissioni. Titoli sui giornali, plauso della sinistra dem e pure di altri del fronte antirenziano. Un anno dopo a scorrere l’elenco dei componenti della Vigilanza, Fornaro e Gotor sono però ancora lì, al loro posto. Cos’è successo? Nulla parrebbe, e invece di cose ne sono accadute parecchie. Incominciando da quelle dimissioni rassegnate, per errore, al presidente della commissione il grillino Roberto Fico. Veniale inciampo nella procedura: la lettera andava indirizzata al presidente del Senato. Fornaro e Gotor cambiano destinatario e nel frattempo, in quanto dimissionari, non partecipano più alle riunioni. Ma com’è come non è, Pietro Grasso quelle dimissioni pare non le abbia mai formalizzate. Passano i mesi e nulla cambia. Anzi no, cambia la geografia del Pd: c’è la scissione. Fornaro e Gotor sono tra i fedelissimi di Bersani e non esitano un istante a seguirlo. Nasce il Movimento democratici progressisti, si forma il gruppo Articolo 1-Mdp a Palazzo Madama. Per dimensioni non avrebbe diritto neppure a un componente in commissione di Vigilanza, una tra le più strategiche nel rapporto con governo, e invece ecco che quelle dimissioni mai di fatto attuate vengono revocate. E così gli scissionisti oggi hanno addirittura due senatori in vigilanza. E il Pd due in meno.

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