PARTECIPATE

Csi, privatizzazione in bilico

I paletti dell'Anac rischiano di far saltare il dialogo competitivo e i sindacati tornano a farsi sentire: domani presidio davanti ai palazzi delle istituzioni. La Regione attende una nuova pronuncia. Oltre 1.100 lavoratori restano sulla graticola

La privatizzazione del Csi rischia di finire su un binario morto. I dissidi tra i due principali soci, la Regione Piemonte e il Comune di Torino, i paletti dell’Anac e ora anche i sindacati che alzano la voce e chiedono garanzie per i 1.100 dipendenti del grande consorzio informatico, un mastodonte che serve cento enti pubblici piemontesi. “Da troppi anni la politica ha rinunciato al suo ruolo guida sul Csi, operando tagli e assecondando logiche di sviluppo non coordinate che rendono difficili integrazione, monitoraggi condivisi ed economie di scala” dichiarano i segretari diFilcams Cgil, Fisascat Cisl eUiltucs Uil Elisabetta Mesturino, Roberto Ranieri e Cosimo Lavolta. Domani, dalle 9,30, i lavoratori saranno in presidio in piazza Castello, davanti al palazzo della Regione, poi si dirigeranno verso Palazzo Civico.

La prima fase del processo di privatizzazione si è conclusa e il dialogo competitivo ha già selezionato tre competitor. “Noi oggi potremmo convocare l’assemblea dei soci per votare il modello su cui poi avviare la gara” spiega l’assessore regionale alle Partecipate Giuseppina De Santis, colei che più di tutti preme sull’acceleratore per privatizzare il consorzio, assieme al presidente Riccardo Rossotto. Il tempo, però, stringe e il rischio è di rivedere il film già visto con Eurofidi. I sindacati denunciano una costante riduzione delle commesse da parte dei soci/clienti nei confronti del Csi: “Dal 2010 al 2016 la Regione ha progressivamente ridotto il suo impegno di quasi il 20% per un totale di 17 milioni;  le Aziende sanitarie e ospedaliere, dal 2011 al 2017, hanno ridotto gli affidamenti di quasi il 50%, per un totale di 9 milioni; la Città Metropolitana di Torino nel corso del 2016 ha tagliato il 25% per un totale di 3 milioni;  il Comune ha annunciato un taglio di 4 milioni di euro, pari al 20% del suo impegno per il 2017. La politica dovrebbe invece chiedersi come utilizzare al meglio il Consorzio pubblico al servizio degli Enti. Riteniamo – concludono i tre segretari – che il Csi debba essere rafforzato e rilanciato nel suo ruolo di soggetto di coordinamento. Vogliamo che il Csi rimanga un soggetto pubblico per l’informatica pubblica e vogliamo continuare a lavorare per il bene della nostra Regione”.

Da anni uno dei temi cruciali per il rilancio del Csi è l’affidamento in toto della sanità piemontese, ma finora ogni Asl si è gestita autonomamente bandendo le gare e affidando il servizio informatico a questo o a quell’altro gestore. Palazzo Civico ha appena bandito una gara da 600mila euro per la gestione della posta elettronica e a quanto pare la soluzione preferita sarebbe l’assegnazione del servizio a Google, con cui l’assessora Paola Pisano sta stringendo rapporti sempre più forti di collaborazione.

In questo contesto risulta difficile capire quale possa essere il futuro di un ente che mostra difficoltà a muoversi sul libero mercato e intanto vede, di giorno in giorno, ridursi le commesse pubbliche in house e con esse l’ossigeno per sopravvivere. Per questo la Regione continua a spingere sulla privatizzazione, ma il rischio, come prospettato dall’Anac, è che una volta modificata la ragione sociale del Csi non possano essere trasferiti i contratti in essere ed è evidente che se così fosse l’ente risulterebbe ben poco appetibile per un eventuale player privato. A sbloccare l’impasse è atteso un nuovo parere dell’Autorità Anticorruzione su una serie di quesiti più specifici inoltrati dalla Regione (il primo era in risposta di una sollecitazione giunta, in modo autonomo, dal Comune). Sulla base di quei riscontri sarà possibile delineare il futuro dell’azienda e quello degli oltre mille lavoratori.

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2 Commenti

  1. avatar-4
    18:44 Martedì 09 Maggio 2017 MirellaBf Ecco cosa produce il 'dirigentificio'

    Bè complimenti alle menti eccelse del csi e del comune che hanno prodotto questo ennesimo risultato memorabile. Ecco cosa succede quando i dirigenti vengono nominati per amicizie e non per capacità... Ripetiamo il fatto, nella speranza che qualcuno della Magistratura decida di vederci chiaro. Si parla di Franco Ferrara, di cui sullo Spiffero si è parlato sovente e in modo informato, che tutti sanno essere il 'sodale di ferro' di Francesco Brizio, ma non solo. Brizio, quando era presidente del csi qualche anno fa elargì una consulenza di 40.000 Euro a Ferrara ( al tempo nel 2009 'libero professionista') perchè selezionasse il direttore generale del csi insieme a una nota società di cacciatori di testa. Venne quindi selezionato Stefano De Capitani che, una volta nominato direttore generale, assunse Ferrara come dirigente. Morale (per renziani, d'alemiani e grillini): se sei disoccupato e ti chiedono di selezionare un direttore generale cerca qualcuno che una volta piazzato ti assuma, magari come dirigente, magari in csi, magari con lo stipendio pagato dalla collettività.

  2. avatar-4
    19:14 Lunedì 08 Maggio 2017 tandem E il balletto continua...

    Ancora nessuna soluzione all'orizzonte. Tante parole e nessuna concretezza. E gli sprechi proseguono.....

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