Buonanotte Torino, il sonno della città

Torino non stupisce mai. Certamente i viandanti provano un grande stupore innanzi alla squadratissima rete viaria della capitale subalpina; così come turisti e residenti misurano forti emozioni osservando i monumenti cittadini, i suoi palazzi barocchi e la Mole Antonelliana.

Torino invece non stupisce mai nella sua distaccata routine, nel rimanere incessantemente inchiodata a meccanismi logoranti quanto sfiancanti per chi vi risiede. Il vento del cambiamento, che tanti speravano fosse bufera, tarda molto nel far sentire i suoi effetti e nel frattempo le giornate dei torinesi trascorrono tra infiniti “L’ho già vista questa cosa” ed altrettanti scontati “Di nuovo?”.

Nulla di nuovo quindi sotto il cielo Torinese. Non riveste certo le caratteristiche dell’originalità il solito scontro avvenuto in piazza il Primo Maggio. Ogni manifestante di sinistra, soprattutto se antagonista, conosce bene il collaudato canovaccio: si sfila dalle 9 del mattino da piazza Vittorio, in tarda mattinata i rappresentanti di Cgil-Cisl-Uil prendono parola in piazza San Carlo -quest'anno drammaticamente vuota come non mai- mentre tutte le realtà non omologate vengono bloccate all'altezza di via Roma/piazza Castello.

Ripetute cariche delle forze dell'ordine provvedono, come da tradizione, a mantenere preventivamente l’ordine democratico, spezzando ai facinorosi - o presunti tali - ossa, insieme a qualsiasi speranza di mettere piede nelle aree prospicenti il palco sindacale.

Certamente i tre sindacati confederati sono i principali organizzatori delle orazioni che celebrano la festa del Lavoro e dei defunti suoi diritti, ma è altrettanto vero che aderiscono alle iniziative legate al Primo Maggio tante altre realtà, molti sindacati minori e gruppi informali, cosicché la piazza dovrebbe essere davvero di tutti rendendo impossibile escludere da essachiunque si riconosca nei valori condivisi del Lavoro.

Le contestazione di piazza devono essere accettate in democrazia, specialmente quella definita “diretta”, ed è atto di coraggio affrontarle in un’ottica incline al confronto, seppur probabilmente ricco di tensioni: una scelta politica auspicabile rispetto a quella di affidarsi ai manganelli della polizia per riportare l’assenso in piazza.

Solita abitudine anche quella che il Pd ha manifestato in modo non troppo celato nell’organizzare le sue primarie. Il partito, un tempo di maggioranza a Torino, ha ritenuto ancora una volta di poter collocare i suoi seggi all’interno di bocciofile, di centri circoscrizionali per anziani e vari locali circoscrizionali: ennesima dimostrazione di come si possa perdere il potere ma mai l'arroganza. La conferma di una visione da regime su come si gestisce la propria città: “Faccio quello che voglio degli spazi pubblici, perché sono soprattutto miei, visto che nei quartieri comando io".

D’abitudine, la chiamata a raccolta dei presidenti dei centri anziani fatta dall'ex consigliere regionale Stare: appello avvenuto alla vigilia delle primarie stesse, presso la Sala dei 100mila in Santa Rita, probabilmente per le solite disposizioni su chi votare e far votare. 

Scontata infine anche la decisione del Tar Torinese riguardo alla vicenda delle firme false raccolte dal Pd in appoggio al presidente Chiamparino. In ballo la maggioranza ed otto consiglieri democratici. La magistratura amministrativa, come del resto è usuale anche per quella penale, ha forse valutato che è meglio non muovere nulla nell’immensa prateria politica cittadina (a Cota non ha goduto della stessa fortunata valutazione giudiziaria, anche se oramai a fine mandato).

Per cui, mentre si riconteggiano tutte le firme a sostegno della lista piddina, passerà un anno ricco di banalità, come sempre. Una nota diversa, l’unica, è stata quella giunta da alcuni consiglieri comunali di maggioranza che, cosa rara, hanno preso le parti degli antagonisti in merito agli episodi del Primo Maggio, testimoniando l’effettivo svolgersi degli eventi e di conseguenza scagionandoli.

Quest’ultimo è stato uno scossone troppo grande per Torino, quasi da fibrillazione. Tutti sanno, ma tutti solitamente tacciono. Alle solite clienteleil compito di farci tornare all’agognata normalità, naturalmente previo pagamento del tradizionale contributo.

Buon sonno, Torino!

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