La lezione venezuelana

Spesso discutendo di politica si ha la sensazione che tutta rimanga a livello teorico e che tutta si risolva nell'applicare la logica alla risoluzione dei problemi. Le opposte soluzioni proposte sono spesso considerate equivalenti e non vengono scelte razionalmente. Riducendo all'essenziale le varie teorie, le possiamo riassumere in due grandi famiglie quelle che si affidano alla capacità di autorganizzazione della società e quelle che credono nella pianificazione centrale affidata ad un gruppo ristretto. Detto in altre parole le uniche due famiglie politiche esistenti sono quella che propone soluzioni di mercato e quella che propone soluzioni stataliste. Si possono fare mille ragionamenti per dimostrare la superiorità del modello di mercato, ma spesso vengono ignorati perché purtroppo la politica è spesso dominata dall’ideologia che ottenebra i giudizi e fa travisare la realtà. Da notare che alcune ideologie sono strutturate come religioni e come tali si accettano per fede e credono più nel miracolo futuro che nell’azione concreta attuale.

In realtà esistono riscontri concreti delle varie soluzioni applicabili a livello politico. Oltre alle discussioni più o meno razionali esistono i fatti a smentire o confermare una teoria. Non c’è neanche bisogno di scomodare la storia, perché abbiamo esperienze attuali che possono confermare come i modelli socialisti portano inevitabilmente al fallimento. Si consideri il caso del Venezuela, nazione ricca di petrolio e fino a venti anni con un livello dignitoso di vita e adesso nel più completo disastro. Cosa è successo negli ultimi decenni? Semplicemente sono state applicate le soluzioni socialiste con nazionalizzazioni, dazi, controllo statale dei prezzi e del tasso di cambio, contingentamenti, assunzioni pubbliche a gogo, requisizioni e così via. In sintesi una sempre più stringente limitazione delle proprietà individuale e delle libertà. L’autori di questo scempio rispondono al nome di Hugo Chávez e del suo erede politico Nicolás Maduro. In pochi anni il Venezuela da nazione con un reddito medio accettabile si è trasformato in una paese dove è difficile trovare i beni di primi necessità come cibo e medicine.

Il controllo statale dei prezzi ha imposto dei prezzi bassi a molti prodotti, dando l’illusione che fossero accessibili anche ai poveri, ma spesso i prezzi imposti non coprivano i costi di produzione e i produttori non hanno potuto fa altro che smettere di produrre per evitare ulteriori perdite.

In un primo momento Chávez, complice i prezzi alti del petrolio, aveva potuto sperperare denaro pubblico dando l’illusione di ricchezza, coprendo in questo modo le errate politiche economiche perseguitate. Quando il prezzo del petrolio è sceso e i danni perpetrati dalle politiche chaviste non si sono potute nascondere sotto il tappeto, è venuto fuori il disastro che è sotto gli occhi di tutti. Purtroppo i media e vari circoli di artisti e intellettuali hanno sempre nutrito simpatia per Hugo Chávez, che con il tempo aveva imposto pesanti restrizioni alla libertà dei venezuelani, non vedendo il disastro economico e democratico del Venezuela. Spesso ad abilità artistiche non corrispondono analoghe capacità di analisi politica. Tuttora la situazione del Venezuela viene vista con benevolenza da certi ambienti che cercano disperatamente dei capri espiatori. Anche se il prezzo del petrolio si fosse mantenuto alto, ci sarebbe stato il disastro venezuelano, perché frutto di precise scelte economiche socialiste. Nei paesi arabi, che non brillano certo per rispetto delle libertà personali, il calo del prezzo di petrolio ha sì ridotto il Pil, ma non in maniera drammatica, e questo perché per quanto non possono essere considerati economie di mercato, comunque mantengono un’apertura al mercato maggiore del Venezuela.

Lo stesso restringimento della libertà è connaturato alle politiche socialiste. La pianificazione centrale non può che essere realizzata da un regime politico di tipo dittatoriale. Gli individui per loro natura tendono a seguire i propri scopi personali e per costringerli in uno scopo collettivo o a seguire una pianificazione centrale non c’è altro metodo che la costrizione. Ed è quello che è successo in Venezuela.

Stranamente in paesi dove, per quanto riducendosi sempre più, esistono proprietà privata e libertà, l’economia regge garantendo redditi medi significativi.

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