POLITICA & SANITA'

Ogni giorno 300 piemontesi “accampati” al Pronto soccorso

Un'attesa che può durare anche parecchie ore, spesso parcheggiati su delle barelle. La via crucis nei dea di tutta la Penisola descritta nella rilevazione della Società italiana di medicina d'urgenza

Cronaca di una giornata di ordinaria emergenza. Lunedì 13 marzo scorso. Il picco influenzale che ha messo a dura prova gli ospedali è ormai alle spalle, l’allerta caldo che come ogni anno provocherà malori a bimbi e anziani è di là da venire. Una giornata “normale” di Pronto soccorso, insomma. Ebbene, proprio quel giorno, alle 14, 229 piemontesi erano in attesa di ricovero. Pazienti che avevano già completato il percorso clinico di prammatica, dal triage alla visita alla diagnosi. Una rilevazione realizzata da Simeu, Società italiana della medicina di emergenza-urgenza, effettuata in 31 strutture, pari alla metà del totale della regione, dalla quale si stima che, al di fuori di eventi eccezionali stagionali, ogni giorno oltre 300 pazienti attendono nei pronto soccorso un posto letto. Attesa che, com’è sconsolatamente noto, può durare anche per diversi giorni e nella maggior parte dei casi su barelle.

La ricerca viene diffusa in occasione della IV Settimana nazionale del Pronto Soccorso, che si tiene dal 13 al 21 maggio in tutte le principali città d’Italia e che vede in programma a Torino per domenica prossima la manifestazione “Acrobati in pronto soccorso”, con l’intrattenimento dei passanti con spettacoli di giocoleria e teatro.

Iniziative volte a sensibilizzare istituzioni e opinione pubblica verso quella “bestia nera” di pazienti, personale e manager sanitari: il sovraffollamento che affligge da Nord a Sud le strutture d’emergenza-urgenza, concentrandosi proprio nelle grandi aree metropolitane dove la cronaca racconta di ricoveri di fortuna, su lettighe o nei corridoi, spesso per la durata di parecchi giorni. Una realtà certificata dal Piano nazionale Esiti, che nei maggiori ospedali rileva una permanenza in pronto soccorso di oltre 12 ore nel 10% dei casi.

Anni di proteste e di proposte non hanno cambiato sostanzialmente la realtà del sovraffollamento. Come spiega la presidente Simeu Maria Pia Ruggieri: “La Società italiana della medicina di emergenza urgenza da anni impegnata nella definizione di modelli organizzativi-strutturali per migliorare l’efficienza del Sistema dell’emergenza, ha già elaborato una proposta dettagliata per affrontare la situazione, individuando una serie di punti fondamentali su cui è necessario un impegno comune delle istituzioni, delle aziende ospedaliere e delle singole strutture, contenuto nel Policy Statement sul Sovraffollamento dei Pronto Soccorso di novembre 2015. Con la diffusione del dato di Prontosett, Simeu torna a sollecitare un intervento congiunto per la salvaguardia del Sistema Sanitario Nazionale”.

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5 Commenti

  1. avatar-4
    11:44 Sabato 13 Maggio 2017 Pacioc Balduzzi

    è stato un pessimo ministro della sanità, non c'è dubbio, teorico e basta. Come la giunta Chiamparino ha fallito in pieno in sanità, lasciando strombazzare un assessore che, dubito seriamente, capisca di cosa parla e nominando direttori alla sanità regionale personaggi che, soprattutto, lavorano per se stessi e la propria gloria, spesso manco vera ma solo costruita con tanto fumo. Il risultato è che, con la giunta Cota e i suoi tre "magnifici" asessori e un' ARES da barzelletta, pensavamo di avere toccato il fondo, invece siamo in presenza di una sostanziale continuità nella confusione. I dg in Piemonte, sono complessivamente meno che modesti, ma ciò accadeva anche con Cota, nulla di nuovo. In sostanza, piaccia o meno, le giunte Ghigo e Bresso furono nettamente superiori e pure la qualità delle direzioni delle aziende era superiore, qualche speranza si poteva intravedere. Ora, la mancanza di letti per ricoveri post-ospedalieri, la riduzione drastica del personale dopo il blocco delle assunzioni dovute al piano di rientro, l'organizzazione del lavoro negli ospedali che ovviamente risente del numero ridotto di medici e infermieri e, spesso, in mano a incompenti, hanno fatto il resto. D'altra parte, nei prossimi giorni, dovrò fare una visita particolare. IL primo posto utile nel pubblico, (almeno che lo sia ancora) è a fine novembre al Gradenigo. Se pago 100 euro, (ovviamente lo dovrò fare) una struttura privata della quale non faccio il nome, mi fa la prestazione in otto giorni. Sono sempre stato per la sanità pubblica ma, a queste condizioni, non posso che prendere atto del suo declino che, continuando così, pare proprio irreversibile.

  2. avatar-4
    09:37 Sabato 13 Maggio 2017 Pietro Luigi Garavelli È la Balduzzi ....

    La riorganizzazione della Rete Ospedaliera con la riduzione dei posti letto da Riforma Balduzzi con quella del Territorio , rimasta a metà del guado , ha determinato questa situazione , in quanto i Cittadini per le loro cure non hanno altro che i PS cui rivolgersi per le cure . Urge ripensare a livello legislativo la Balduzzi , ora che emergono molte criticità , anche se il problema maggiore è che nel nostro Paese " fallito " ci sono sempre meno soldi anche per la Salute . Da Medico e Sindacalista .

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    07:55 Sabato 13 Maggio 2017 tandem Ovviamente....

    Ovviamente Moirano e Saitta e i loro "efficientissimi" dg, che non sanno nemmeno bandire i concorsi, non c'entrano nulla vero? È tutta colpa dei dipendenti cattivi e dei cittadini che si ammalano troppo....

  4. avatar-4
    07:37 Sabato 13 Maggio 2017 LuigiPiccolo Più controlli e calci nel culo

    Continuo sostenere che il vero problema sono i medici e infermieri, non sono controllati perdono tempo in chiacchiere e cavolate. I direttori sanitari,presidenti ASL,l'assessore stesso invece che farsi solo I biglietti da visita girino notte e giorno nei pronto soccorsi, vadano vedere dietro le quinte cosa accade,caffè sfotto le programmazioni del fine settimana in montagna o al mare ... CALCI NEL CULO !! Si è troppo lavativi o troppo Italiani

  5. avatar-4
    18:15 Venerdì 12 Maggio 2017 Galuppi Ma i piemontesi hanno un bellissimo grattacielo regionale

    Costato 300 milioni di Euro e di cui non si vede la fine. Queste risorse potevano essere destinate a servizi di assistenza sul territorio per evitare di intasare il pronto soccorso degli ospedali.

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