ECONOMIA DOMESTICA

Confidi alla canna del gas,
la Regione scarica su Roma

"È una questione nazionale, non possiamo foraggiare situazioni divenute irrisolvibili". Replica stizzita di Chiamparino e De Santis alle accuse di inerzia. Ma il Pd lavora a un "modello Piemonte" per salvare posti di lavoro e imprese esposte

“Il problema del modello confidi, che ricordiamo essere una questione nazionale, non si potrà mai risolvere individuando nella Regione l’ente istituzionale cui presentarsi ogni volta con il cappello il mano, pronto a foraggiare situazioni divenute irrisolvibili”. Il presidente e l’assessore non ci stanno. Sergio Chiamparino e Giuseppina De Santis sgombrano il (loro) campo da critiche sulla politica della giunta nell’ambito della complessa situazione dei consorzi di garanzia e spiegano che semmai questa è una partita da giocarsi con Governo e Parlamento. Insomma – questo pare il ragionamento – se gli strumenti e le regole vengono stabiliti a livello nazionale, che colpa ne ha la Regione se sul suo territorio è andato a remengo il più importante consorzio (Eurofidi) e altri corrono seri rischi per la loro tenuta?

Un ragionamento, quello che traspare dalla nota firmata congiuntamente da Chiamparino e De Santis in risposta a quanto sostenuto dalla consigliera regionale di Forza Italia Claudia Porchietto nel colloquio con lo Spiffero, che rischia di prestare il fianco a differenti interpretazioni. Se, come sostengono il presidente e il suo assessore, il sistema dei confidi è questione nazionale, è altrettanto vero che alcune Regioni – tra cui la stessa Toscana, quindi di colore politico conforme al Piemonte – il tema lo ha affrontato anche con una legge ad hoc.

Forse oggi non sarebbe più possibile applicare quella regola che impone il passaggio obbligatorio per i confidi, come avviene appunto in Toscana, ma l’approccio a un nuovo modello piemontese – sia pure con tutti i limiti posti a livello nazionale – non lo si è mai visto, neppure a livello di ipotesi. E dire che forse era proprio la risposta che molti attendevano (e, ovviamente, alcuni temevano viste le rendite di potere che anche qui non mancano) dopo quella dura critica ai sistema dei confidi mossa proprio un anno fa dalla De Santis. Lei, insieme a Chiamparino, oggi non fa nulla per evitare che l’irritazione provocata dalle dichiarazioni della Porchietto traspaia anche nella misurata e soppesata nota. In cui i due scrivono che ritengono “quantomeno curioso venire accusati di essere succubi delle banche proprio da parte di coloro che sono stati amministratori e testimoni inermi di una crisi che andava sempre più ad aggravarsi, nonché di gestioni scellerate di cui oggi anche le procure si stanno occupando”. Evidente il rifermento alla consigliera di Forza Italia e al suo passato nel cda di Eurofidi. Ricordata la valenza nazionale della questione, Chiamparino e De Santis  ribadiscono che stanno “cercando di fare la nostra parte per rendere sicuro il sistema dell'accesso al credito ma ciascuno, ad ogni livello, deve assumersi con impegno le proprie responsabilità.

Un discorso che può essere applicato anche ad altre situazioni difficili”, osservano, aprendo all’altra questione cruciale per lo sviluppo economico del Piemonte e non di meno per le possibili conseguenze sul fronte occupazionale, ovvero il percorso verso l’ingresso dei privati nel Csi interrotto da un parere dell’Anac. “Stiamo cercando di trovare una soluzione. Sul punto, continuiamo a lavorare e a credere nella costruzione di un valido progetto industriale che dia un futuro al Consorzio e ai suoi lavoratori. Molto più facile, certamente, puntare il dito e pontificare anziché avanzare proposte alternative su cui confrontarsi e delle quali, ad oggi – notano e fanno notare Chiamparino e De Santis – dagli altri soci istituzionali non vi è alcuna traccia”.

In linea con Chiamparino, ma dai toni a dir poco assai più morbidi, la presa di posizione del Pd. “Come gruppo ci stiamo occupando del tema confidi, settore sul quale siamo molto impegnati proprio in considerazione delle difficoltà da affrontare e ne riconosciamo l’importanza e il ruolo per il settore produttivo regionale” afferma Raffaele Gallo, presidente della commissione Attività Produttive di Palazzo Lascaris. “Nelle ultime settimane – spiega Gallo – abbiamo lavorato per definire il coinvolgimento dei confidi nella nuova operazione di finanziamento alle Pmi da parte di Finpiemonte per ampliare il perimetro di credito e i fondi alle imprese a dimostrazione dell’attenzione posta alle imprese e al ruolo dei confidi stessi”. A rivendicare l’azione che vede i dem “impegnati su un percorso di confronto con le parti interessate per studiare il futuro modello di confidi da costruire in Piemonte” è lo stesso segretario regionale Davide Gariglio. Il quale, non si sa quanto inconsapevolmente, di fatto scalfisce l’immagine data da Chiamparino e De Santis di un modello nazionale e quindi sul quale poco o nulla può la Regione.  Naturalmente, sia Gallo sia Gariglio si dicono “certi del massimo impegno della Giunta regionale sulla crisi del sistema confidi, che comunque non ha facili soluzioni”.

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