L’industria, il turismo e l’invidia

L’Italia ha delle buone, forse ottime, potenzialità turistiche non sfruttate. Da anni perde posizioni nelle mete turistiche preferite a livello mondiale a spese di altre paesi. Si pensi che una città come Dubai costruita in mezzo al nulla del deserto è diventata una meta turistica di una certa importanza. L’Italia è campione nello sprecare le proprie risorse. Bisognerebbe sfruttare a pieno le ricchezze artistiche e culturali, però non bisogna neanche illudersi che una grande nazione come l’Italia possa vivere solo di turismo. Si fa tanto parlare dell’oro nero italiano rappresentato dall’immenso patrimonio artistico, ma al di là del mancato sfruttamento, rappresenta un’espressione retorica priva di fondamento. Una grande nazione ha bisogno di industrie per poter prosperare e il turismo deve rappresentare un complementare che completi e affianchi tutto il resto. Il turismo è un’attività a basso valore aggiunto fatto di servizi semplici che impiegano pochi capitali e personale poco specializzato, per di più soggetta a cicli stagionali. Attività che va bene per la sperduta isola nel Pacifico, ma che non può andare bene per l’Italia.

Al contrario l’industria, che sia meccanica, chimica, automobilistica, ecc. impiega capitali, personale specializzato e servizi complessi; e per ogni persona specializzata c’è bisogno di un certo numero di lavoratori non specializzati e per ogni servizio complesso corrisponde l’esigenza di una molteplicità di servizi semplici. Un esempio può chiarire meglio. L’automobile è un prodotto complesso che richiede capitali e specializzazione. Per costruirla ci sarà bisogno dell’azienda che produce rondelle, quella che produce bulloni, quella che produce lampadine, quella che produce batterie, il motore per l’aria condizionata, autoradio, tessuti, pelle, guarnizioni in gomma, olio motore e ci fermiamo qui perché l’elenco è veramente lungo. Un prodotto complesso fa lavorare più settori e con alta specializzazione. Se ci spostiamo di gamma passando da un’utilitaria ad una supercar, le aziende coinvolte sono sempre di più, perché si aggiungono caratteristiche speciali ed accessori. Così, se in un’auto economica non troviamo autoradio, in un supercar troviamo schermi touch screen. Più il prodotto è complesso più si allarga il numero di aziende coinvolte, perché sono necessari prodotti e servizi sempre più speciali. A tutto questo è necessario aggiungere tutti quei servizi complementari tipo quelli edili per la costruzione e manutenzione degli edifici destinati a fabbriche, magazzini e uffici, i servizi di pulizia, per la ristorazione per le mense aziendali,  ecc.

Se si riflette, si nota che i settori e le aziende che producono servizi turistici sono in qualche modo coinvolti nella produzione di auto, per esempio edilizia, ristorazione, pulizie, servizi alberghieri veri e propri e così via. Al contrario la produzione di servizi turistici non include le imprese coinvolte nella produzione di auto.

Un’ultima considerazione da fare è quella riguardante prodotti e servizi di lusso che essendo per loro natura complessi coinvolgono più aziende e di conseguenza più persone. Detti in parole spicce la produzione di una Ferrari dà da mangiare a più persone rispetto alla produzione di una Fiat Panda e non si capisce l’accanimento che si ha in Italia verso i ricchi, che in altri posti sono benvenuti perché apportatori di consumi ed investimenti.

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