POLITICHE SOCIALI

Lite in casa sulle cure domiciliari

Tensioni all'interno della maggiornza in Regione Piemonte. A dare fuoco alle polveri il consigliere Pd Appiano che si fa portavoce del malessere delle associazioni. L'assessore Ferrari: "Entro la fine dell'anno regole certe". Giunta a caccia di 40 milioni

“Sulle cure domiciliari la Regione Piemonte deve fare di più”. A lanciare il siluro sulla giunta e in particolare agli assessori Antonio Saitta (Sanità) e Augusto Ferrari (Politiche sociali) non è l’opposizione ma il Partito democratico attraverso il consigliere Andrea Appiano, il quale chiede “chiarezza politica” e “atti concreti” per riconoscere nei livelli essenziali di assistenza anche le cure prestate da personale non sanitario.

La questione è dibattuta da tempo e ha visto le associazioni del comparto battersi per ottenere maggiori fondi, non a caso in corso Regina Margherita c’è chi scorge nell’intemerata dell’esponente dem lo zampino di Maria Grazia Breda, storica leader delle Onlus nel settore sanitario e assistenziale. “Da alcuni anni - spiega Appiano - in Piemonte viene riconosciuta piena copertura con fondi pubblici soltanto alle prestazioni domiciliari effettuate da personale qualificato in ambito sanitario (medici e infermieri), mentre sono considerate extra Lea, ossia escluse dai Livelli essenziali di assistenza e non a carico del Sistema sanitario nazionale, tutte le attività di cura svolte da terzi (compresi i familiari dell'accudito)”. Un vulnus da colmare e di cui sono a conoscenza – assicurano – gli stessi assessori competenti i quali hanno già istituito una cabina di regia socio-sanitaria che ha come primo compito la “ricognizione degli spazi finanziari nell’ambito del fondo sanitario” spiega Ferrari allo Spiffero.

La questione si ripropone con una certa urgenza dopo che, il 21 marzo scorso, la Regione è ufficialmente uscita dal piano di rientro sanitario. Una sentenza del Consiglio di Stato, nel 2015, aveva infatti aveva sancito la necessità di inserire le prestazioni domiciliari negli extra Lea solo finché la Regione si fosse trovata in piano di rientro dal debito sanitario e a questo punto, dunque, secondo Appiano, l’impasse può sbloccarsi. Una iniziativa che nell’assessorato alla Sanità è stata vissuta con un certo fastidio, anche perché “è un tema conosciuto e su cui stiamo lavorando” fanno sapere da corso Regina.

Il nodo da sciogliere, neanche a dirlo, è essenzialmente finanziario, fermo restando che nei prossimi anni gli stanziamenti nazionali per il fondo sanitario (8,5 miliardi) e la non autosufficienza (32 milioni) dovrebbero restare pressoché invariati. Per ricondurre queste prestazioni nell’ambito dei Lea e quindi riconoscere le adeguate risorse è necessario stanziare un fondo ad hoc che “si aggira attorno ai 40 milioni di euro” dice Ferrari, che assicura: “Una parte dovrebbero arrivare, in via sperimentale, già per l’anno in corso”. In parallelo, prosegue l’assessore “lavoreremo per arrivare entro la fine dell’anno alla definizione complessiva di un sistema di regole certe e omogenee su tutto il territorio regionale riguardo le cure domiciliari per i non autosufficienti”. Il lavoro della cabina di regia è in dirittura di arrivo e il primo passo, “entro l’estate”, sarà di “estendere la discussione ai rappresentanti degli enti gestori e delle aziende sanitarie, mentre in autunno arriverà il confronto anche con le associazioni”.

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