Creatura affamata

La settimana scorsa il presidente di Confindustria ha convocato a Roma l’assemblea degli imprenditori. Boccia dal suo podio in tale occasione è stato esplicito, quanto autorevole, nel dettare al governo la sua personalissima agenda e, al contempo, suggerire con forza al Parlamento quale sia la via da intraprendere per costruire una nuova legge elettorale adatta al nostro Paese.

Dal palco di Confindustria la parola d’ordine non lascia spazio ad equivoci interpretativi: governabilità e stabilità, no alle tentazioni proporzionaliste ed azzeramento del cuneo fiscale in merito alle assunzioni dei giovani lavoratori. Punti indiscutibili, secondo gli industriali, ma anche il tormentone recitato negli ultimi anni dal mondo imprenditoriale che conta davvero.

Atteggiandosi come una sorta di governo ombra, Confindustria rimarca, per l’ennesima volta, la sua propensione verso istituzioni pubbliche decisioniste e soprattutto indisponibili a valutare la nazionalizzazione di imprese, comprese quelle saccheggiate dai propri iscritti. Inoltre il sindacato degli imprenditori evidenzia la sua piena contrarietà ad ogni proposta inerente il reddito di cittadinanza, poiché definita eccessivamente paternalista e alimentatrice di pigrizia collettiva. Del resto, è relativamente facile ricordare come JP Morgan, con l’avvallo dei grandi capitalisti nostrani e di Roberto Benigni, si fosse espressa entusiasticamente a favore della cosiddetta riforma costituzionale Boschi (per fortuna bocciata sonoramente dagli elettori italiani).

In un contesto dove i primi ministri occidentali sono collegati notte e giorno tramite Bluetooth con le grandi centrali economico-finanziarie, può forse far sorridere l’azione realizzata da 10 consiglieri eletti alla circoscrizione torinese di Mirafiori e Santa Rita, ossia inscenare una protesta al fine di attirare l’attenzione su concetti di democrazia e partecipazione oramai assolutamente di facciata.

Eletti in un’assemblea dove il loro voto non è più necessario per deliberare contributi a terzi e concessioni dei locali, grazie alla riforma del decentramento di Fassino, i consiglieri il minoranza hanno redatto un lungo comunicato la cui sintesi recita: “Non votiamo, la presidente accentra su di sé ogni decisione, per cui tanto vale che siedano in aula le nostre immagini fissate su cartoni”. Una provocazione legittima, poiché di questo si tratta, che si inserisce in un contesto più ampio seppur raramente considerato nel suo terribile insieme.

Infatti, la tendenza ad accentrare il potere nella mani delle giunte, per ora ancora civili e non militari, si sposa idealmente con quella di evitare, ovunque possibile, di far esprimere gli elettori nell’attimo in cui si rinnovano le assemblee elettive. Quasi tutte le riforme legislative, o meglio le cosiddette riforme, varate negli ultimi anni si pongono l’obiettivo di esautorare consiglieri e cittadini da qualsiasi forma di democrazia diretta e dal controllo delle maggioranze (vedi la Città Metropolitana dove i consiglieri sono scelti dalle istituzioni, ed il Senato come era nelle intenzioni di Matteo Renzi).

I veri poteri economici necessitano quindi di decisionismo, leggi “amiche”, stabilità, e del pugno di ferro nei riguardi dei vari “No”. Insomma, questi vorrebbero governi intoccabili, non sfiduciabili neppure se colti da delirio dichiarassero guerra totale alla Repubblica di San Marino oppure se presi in flagranza con le mani nella marmellata: esecutivi obbedienti che sono la materializzazione dei sogni di chi è ricco e vuole esserlo sempre più.

Privato è bello, affidabile ed autorevole. Nella realtà degli accadimenti Privato è innanzi tutto profitto, etica compressa in base alle necessità di mercato, business, sfacciate ricerche di risparmio a qualsiasi costo. Privato è: licenziamenti, delocalizzazione per migliorare i margini di guadagno, sfruttamento del lavoro, speculazione e, di tanto in tanto, bancarotta fraudolenta e disastro ambientale.

Un mito, quello del buon imprenditore, spesso immeritato e verso cui lo Stato piega la testa offrendo sacrifici sanguinosi: politiche verso i cittadini fatte di molti bastoni e qualche carota, nonché riforme fiscali e del lavoro cucite su misura addosso alle esigenze dei “padroni”. Un mito che divora i suoi fedeli, tra cui il popolo stesso tradito dallo Stato e dai suoi enti decentrati.

Un cane che si morde la coda in un’Italia dalle statistiche sociali raccapriccianti: il mostro ha fagocitato lavoro, occupazione, produzione, benessere (seppur relativo) e speranze. Non sazio, chiede agli adepti stabilità ed altre riforme a lui di sostegno.

La creatura ha una fame infinita ed il cibo inizia a scarseggiare.

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