POLITICA & SANITA'

Sanità, nuovo patto con i privati

Primo incontro tra Regione e rappresentanti delle strutture accreditate. Finisce il braccio di ferro sui costi e si aprono nuove forme di integrazione con il pubblico. Saitta: "Tutti devono concorrere a migliorare i servizi resi ai cittadini"

Dal braccio di ferro di un anno e mezzo fa all’embrassons-nous di oggi? Il luogo dell’incontro –  gli uffici di corso Regina – è lo stesso, identici i protagonisti eccetto uno, ma ad essere cambiate sono molte cose da quella calda estate del 2015 quando tra l’allora direttore regionale della Sanità Fulvio Moirano e il comparto del privato sanitario si consumò un’estenuante e a tratti durissima trattativa. Alla fine la spuntò Moirano incassando, una ad una, le firme dei grandi gruppi così come dei piccoli imprenditori della sanità in calce al contratto. Che adesso è scaduto e, dopo una proroga prevista scattata da gennaio, deve essere rinnovato.

Da mesi al posto del manager ligure, approdato alla guida dell’Asl unica della Sardegna, c’è l’ex direttore generale della programmazione sanitaria al ministero della Salute (e, prima ancora, al vertice tecnico della sanità lombarda) Renato Botti. È lui, braccio operativo dell’assessore Antonio Saitta dallo scorso dicembre, ad aver convocato ieri per oggi pomeriggio tutte le associazioni del privato accreditato per discutere il rinnovo del contratto. Un po’ di stupore per la rapidità dell’invito, ma soprattutto attesa per conoscere piani, proposte e indicazioni che arriveranno dai vertici dell’assessorato: questo è quanto si coglie a poche ore dall’incontro negli ambienti della sanità privata. Che, in Piemonte, pesa circa l’8% sul totale del bilancio e, quindi, decisamente meno rispetto a quanto accade in altre regioni, a iniziare dalla confinante Lombardia. Peso relativamente basso, ma ruolo irrinunciabile – quello della sanità accreditata – per l’erogazione delle prestazioni da parte del servizio sanitario regionale. Un ruolo che pur riconfermato pare, tuttavia, destinato a mutare.

“Rispetto a quando è stato sottoscritto l’ultimo contratto, molte cose sono cambiate, incominciando dall’uscita definitiva della Regione dal piano di rientro cui è stata sottoposta per anni” osserva Saitta allo Spiffero. E la conferma che non si tratti di elemento irrilevante anche nel rapporto con i privati chiamati a fornire prestazioni per conto del pubblico, la si avrà già oggi: l’assessore e il direttore regionale da settimane stanno lavorando al dossier che verrà illustrato questo pomeriggio. Se il fattore denaro resta ovviamente rilevante, non saranno però più soltanto le questioni economiche a finire come in passato sul tavolo della trattativa e a rendere difficoltoso – mai come l’ultima volta – il raggiungimento di un accordo. “Prima di discutere di budget vogliamo affrontare con i privati accreditati il tema del metodo, le necessità della nuova politica sanitaria che con le riforme è stata avviata da tempo in Piemonte, e prima ancora ovviamente la necessità di fornire ai cittadini servizi sempre migliori, efficienti e in tempi ridotti”spiega l’assessore, annunciando di fatto un ulteriore cambio di passo, indotto e reso possibile proprio dalla fine di quel commissariamento ministeriale cui è stata sottoposta la sanità piemontese negli ultimi anni.

Liste d’attesa ancora troppo lunghe e da ridurre, la mobilità passiva da frenare incentivando quella attiva, armonizzare in maniera costante la rete ospedaliera con quella territoriale: questi solo alcuni dei punti su cui si avvierà la discussione tra Regione e privati. Aiop, Ares e le altre associazioni di rappresentanza dell’imprenditoria sanitaria ovviamente auspicano di aver lasciato definitivamente alle spalle quel muro contro muro che ha segnato mesi di serrato confronto nel 2015. In corso Regina, peraltro, si confida in quello “spirito collaborativo” grazie al quale “raggiungere obiettivi comuni”, a partire magari proprio dalla questione cruciale dell’abbattimento dei tempi di attesa. Se anche grazie alle politiche di appropriatezza delle prescrizioni messe in atto dal ministro Beatrice Lorenzin, si sono viste riduzioni per quanto riguarda risonanze magnetiche e tac, una nota dolente per quanto riguarda i tempi di attesa in diagnostica permane ad esempio sulle ecografie. Queste e altre prestazioni, ma anche nell’alta specialità – come nel caso della cardiochirurgia e altre eccellenze – il supporto di strutture private continua a risultare importante, spesso indispensabile. Ma accanto a queste prestazioni ormai consolidate, la sanità regionale potrà chiedere ai privati ulteriori e differenti impegni. “Dobbiamo utilizzare le potenzialità del privato laddove occorrano, sempre guardando alla necessità di offrire servizi migliori ai cittadini. Il provato è accreditato – rimarca Saitta – e questo significa che la scelta su dove e per cosa utilizzarlo resta in capo alla programmazione regionale”.

Nessuno al vertice dell’assessorato nega che se le richieste avanzate alla sanità privata dovessero comportare adeguamenti e investimenti di un certo peso, la stessa durata del contratto potrebbe non venire considerata ristretta a uno o due anni. “Flessibilità” la parola che Saitta ripete alla vigila del primo incontro con i privati. Dai quali probabilmente arriveranno ulteriori proposte e disponibilità. C’è, per esempio, chi metterebbe sul tavolo anche quello che ad oggi in Piemonte resta una sorta di tabù, mentre è ormai realtà perfettamente rodata e funzionante in Lombardia: la possibilità (nella Regione presieduta da Roberto Maroni è addirittura un obbligo per avere alcune specialità) per alcune strutture private di fornire servizi di pronto soccorso per una serie definita di patologie, sgravando le emergenze di molti ospedali pubblici spesso al limite del collasso. Scenario possibile anche in Piemonte. Per ora lasciarsi alle spalle vecchie logiche di muro contro muro e discussioni incentrate pressoché solo su questioni di soldi, sarebbe già un importante passo in avanti. Il primo, oggi pomeriggio.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    09:19 Martedì 06 Giugno 2017 Pacioc supercazzole....

    Saitta continua con le supercazzole, ma Tognazzi faceva ridere, lui no. Con Botti si deve fare la "pax privata"a tutti i costi, che diamine, Botti viene dalla Lombardia di Formigoni, mica è comunista, e l'assessore si adegua e ti sforna qualche bella supercazzola di accompagnamento alle meravigliose iniziative. Per noi utenti però, non cambia un bel niente. Provate a prenotare una banale visita specialistica in tantissime branche, sia nel pubblico come nel privato accreditato e vedrete...per la prossima era geologica, verrete sicuramente prenotati.

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