PARTECIPATE

Nomine Pd sul filo di Seta

Il partito sonda i sindaci "amici" alla vigilia dell'assemblea dei soci dell'azienda pubblico-privata dei rifiuti. Il presidente Di Benedetto è considerato troppo vicino a Corgiat e agli scissionisti, ma i piccoli comuni lo blindano

Tra una costoletta e una salamella il sondaggio è avvenuto in modo discreto, girandoci un po’ attorno, evitando di scoprirsi troppo. Alla festa del Pd di Settimo Torinese, i segretari regionale e provinciale Davide Gariglio e Fabrizio Morri hanno incontrato ieri sera sindaci e amministratori dell’hinterland a Nord di Torino “per ragionare del rinnovo delle cariche apicali in Seta”, uno dei più importanti consorzi pubblici di raccolta rifiuti dell’area metropolitana. C'erano i primi cittadini di Settimo Fabrizio Puppo, Paolo Cugini di Gassino, Emanuele De Zuanne di Volpiano, il capogruppo dem in Città Metropolitana  Vincenzo Barrea e altri amministratori locali. Obiettivo: trovare un accordo in vista dell'assemblea dei soci del 9 giugno. Il convitato di pietra aveva un preciso nome e cognome: Alessandro Di Benedetto, già consigliere regionale, voluto al vertice di Seta dall’ex sindaco Aldo Corgiat, il quale intanto si è trasferito armi e bagagli in Articolo 1-Mdp, la nuova creatura nata dopo la scissione promossa da Massimo D’Alema e Pier Luigi Bersani. E proprio questo è il punto: con la frattura interna al Pd, un pezzo importante del gruppo dirigente e degli amministratori non solo di Settimo hanno abbandonato il partito e lo stesso Di Benedetto ha raffreddato i rapporti con gli (ex) compagni democratici al punto che ora c’è chi ne vuole la testa.

Da un punto di vista amministrativo, però, Di Benedetto è anche l’artefice del risanamento finanziario cui l’azienda è stata sottoposta in questi cinque anni dopo essere stata presa a un passo dal dissesto. I debiti, che nel 2012 ammontavano a 67 milioni, sono stati ridotti nel corso del mandato di oltre il 60 per cento; il servizio, almeno a detta della maggioranza dei sindaci, presenta delle criticità e costi troppo alti, ma risulta accettabile. Intanto la parziale privatizzazione della società era finita nel mirino della magistratura, con l'accusa allo stesso Corgiat di turbativa d'asta nel passaggio di quote dal pubblico al socio privato, vicende che hanno visto l'ex cittadino di Settimo assolto. In un futuro prossimo, piuttosto, potrebbero esserci da gestire le difficoltà finanziarie del socio privato, il gruppo Waste Italia.

Una cosa sembra certa: i comuni soci, soprattutto i più piccoli, hanno già, di fatto, blindato l’attuale presidente e anche gli stessi Morri e Gariglio ne hanno dovuto prendere atto, desistendo dal tentativo di avanzare proposte alternative (è girato in queste ore il nome di Mimmo Mangone, persona molto vicina al numero uno del Pd piemontese, già assessore a Palazzo Civico con Piero Fassino e, prima, con Sergio Chiamparino, oggi tesoriere del partito). E così, alla fine della cena c’era chi scherzava amaro: “Fanno prima a convincere Di Benedetto a riprendere la tessera del Pd che a organizzargli la resistenza contro”. Tutto ciò che riescono a strappare i dem è l'inserimento nel consiglio di amministrazione di Caterina Greco, molto vicina alla famiglia Gallo, tra gli azionisti della corrente fassiniana, al posto di Claudia Abbenante, orlandiana senza troppi santi in paradiso. Verso la riconferma tutti gli altri membri del cda e pure del collegio sindacale. 

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