Immaturità dei Cinquestelle

L’anno scorso alle elezioni amministrative abbiamo visto affermarsi il Movimento 5 stelle in diverse realtà in Italia, qui a Torino ha poi avuto un impatto dirompente. Al secondo turno ha coalizzato tutto il dissenso possibile nei confronti dell’amministrazione uscente guidata da Piero Fassino, che ha impersonificato tutto quello che il movimento contestava.

Ma se al secondo turno ha allargato i consensi in maniera trasversale, al primo si è vista la vera capacità magnetica e di coalizione sociale che rappresenta, cioè la saldatura di una élite borghese in cerca di nuovi rapporti di forza torinesi, numericamente però con ridotto peso elettorale, con una ampia fascia di popolazione impoverita e che non si trova e non si trovava nel disegno e nella proiezione della Torino moderna ed internazionale che faceva il centrosinistra, che coinvolgeva i torinesi più resistenti alla crisi e meno colpiti o impauriti dalla globalizzazione.

In altre parole l’elettorato che si è rivolto al Movimento 5 stelle, più ancora che all’Appendino, è un elettorato in cerca di protezione e rivincita. In cerca di protezione dalla paura, dalla paura dei Rom, degli immigrati, dalla burocrazia amministrativa, dai super ed ipermercati, insomma una popolazione che si sente debole e non rappresentata, protetta ed aiutata da un centrosinistra che vede solo traguardi sfavillanti, ma lontani dalla propria realtà quotidiana.

Ad un anno di distanza possiamo constatare che il Movimento e la sua classe dirigente no era preparato alla gestione di una macchina complessa come quella della città di Torino e della sua area metropolitana. Era cioè immaturo per una responsabilità così importante perché aldilà dei proclami, non è riuscita a finora a dare le risposte per cui era stato votato al primo turno. Immaturità che si vede in diversi aspetti, ma facciamo alcuni esempi,non ultimo il disastro di piazza San Carlo.

Molto si è detto e scritto, e si continuerà a scrivere e dire ancora moltissimo, perché di fatto eccezionale e dirompente per l’immagine della Città e per l’anima stessa del Movimento. Ad iniziare dalla presenza a Cardiff della sindaca, assolutamente normale che sia andata e che sia andata con volo pagato dalla famiglia dell’auto, meno che non fosse presente nessuno a Torino della catena di comando politica. In piazza vi era solo l’addetto stampa, che non me ne voglia, ma in certe occasioni ci vuole una autorevolezza almeno riconosciuta da un incarico elettivo. Quindi una immaturità nella gestione delle cose lasciate a se stesse, che ha previsto tre vigili presenti in piazza, una immaturità che porta a dire che il sistema di sicurezza ed emergenza ha funzionato. Una immaturità che porta a dire abbiamo fatto come due anni fa.

Errori che incrinano l’immagine di efficienza della Città di Torino e di sicurezza dei sui eventi pubblici, che mette in discussione il motivo di fondo per cui in tanti hanno votato Appendino e 5 stelle: la protezione della paura, il contrasto a politico immanicato e incapace. Con l’assenza della giunta, anzi impegnata in tribuna Vip, lasciando il “popolo” in balia degli eventi e del panico si è venuto ad intaccare il modello stesso della proposta populista del movimento. 

Si pensi a tutta la querelle del taglio dell’erba, problema posto e risaputo dal luglio 2016, ma rincorso all’ultimo minuto secondo con dichiarazioni non corrispondenti alla realtà e con stanziamento solamente sulla carta e assolutamente incerti più utili al lancio di agenzia che alla cura di periferie urbane. Una immagine di attenzione agli indifesi ed alle periferie sociali sta miseramente franando alla prova dei fatti. E frana anche per emotività, questa amministrazione risponde sempre come un fanciullo. Atti sproporzionati alle reali richieste ed esigenze del territorio.

La stessa ordinanza antimalamovida ne è un esempio eclatante, un provvedimento parziale nei suoi confini, esagerato negli orari e di complicata poi gestione pratica, che facilmente sposterà la vendita proprio sui soggetti abusivi coprotagonisti di piazza San Carlo.

Altro esempio può essere la delibera di iniziativa consigliare di trasformazione della Smat in consorzio dopo che si era tentato di svuotarla dai dividendi. Cioè dopo lo strabismo post elettorale con la richiesta di utilizzare gli utili della società per coprire poste di bilancio comunale che nulla hanno a che fare con le infrastrutture dell’acquedotto, si propone una trasformazione che complica la gestione del servizio e che non cambia l'attuale proprietà totalmente pubblica di Smat. 

Una amministrazione ed un movimento che nega le proprie responsabilità nei fatti, come un bambino colto impreparato a copiare e che poi corre a studiare tutto l’ultimo giorno, esagerando e non comprendendo appieno la lezione.

Ora bisogna aspettare e capire se impareranno prendendosi le proprie responsabilità, magari ascoltando e confrontandosi con la minoranza ed i territori o continueranno a infilare la testa sotto la sabbia negando anche l’evidenza o diffondendo comunicati con le più banali sciocchezze verificabili con una telefonata ai propri uffici.

*Claudio Cerrato, presidente Circoscrizione IV di Torino

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