SECONDO TEMPO

Fratelli coltelli ad Alessandria

Cuttica rifiuta l'apparentamento con Locci, candidato della destra che al primo turno ha ottenuto l'8%. Pesa il veto del partito di Meloni che rischia di perdere un seggio. Sherpa dei due schieramenti al lavoro

Tra parenti serpenti e fratelli coltelli il centrodestra, ad Alessandria, sta cercando di uscire nel migliore – o meno peggiore – dei modi da quello che pare un cul-de-sac in vista del ballottaggio. Impresa non facile per il candidato sindaco, il leghista Gianfranco Cuttica di Revigliasco. A lui l’altro candidato civico di destra, Emanuele Locci, forte di un 8,21%, ha chiesto senza troppi giri di parole l’apparentamento. Richiesta che fino ad oggi viene ritenuta irricevibile non tanto e non solo da Cuttica, ma dalle forze politiche che lo sostengono.

Molteplici le ragioni del niet su cui Cuttica non intende (né forse può) recedere di un millimetro. Locci pur affermando di essere ancora iscritto a Fratelli d’Italia ha fatto la sua corsa in solitaria mentre la dirigenza locale dei meloniani aveva siglato l’alleanza con Lega e Forza Italia, così come negli altri due capoluoghi Asti e Cuneo e per un bizzarro gioco delle dinamiche elettorali, nel caso di apparentamento e di vittoria a rimetterci il posto di consigliere sarebbe, tra gli altri, proprio un consigliere di FdI. E già questo rappresenta un ostacolo ritenuto insormontabile nella coalizione. Se a ciò si aggiunge la ruggine a chili che c’è tra l’ex (ma ancora iscritto) fratello d’Italia e il partito, alleato di Lega e Forza Italia, il rifiuto a un apparentamento risulta irremovibile. Come del resto Cuttica va ripetendo, assicurando gli alleati. Rinunciare a quell’abbondante 8% è, tuttavia, rischiosissimo per chi come il leghista è arrivato al secondo turno con un risultato che ha stupito molti e smentito i sondaggi che davano il M5s assai più forte di quanto in realtà si è poi rivelato.

La via d’uscita che Cuttica cerca di percorrere è quella di una trattativa ufficiosa, offrendo a Locci qualche incarico che tuttavia il consigliere uscente ribadisce non essere sufficiente, tenendo fermo il punto sull’apparentamento. O ce lo concedono – il ragionamento fatto con i suoi – o ci saranno decisioni che potrebbero essere molto forti. E se quelle deboli coinciderebbero con un appello agli elettori affinché scelgano la spiaggia anziché i seggi, quelle forti potrebbero portare una fetta dei locciani a punire l’alleanza di centrodestra con un voto contrario di cui ovviamente si avvantaggerebbe la dem Rita Rossa.

La deadline fissata da Locci anticipa di due giorni il termine fissato dalla legge per gli apparentamenti, ovvero domenica. Insomma, o entro domani il centrodestra unito aprirà all’ex (pur ancora iscritto) fratello d’Italia oppure la corsa di Cuttica potrebbe farsi ancora più affannosa. Il candidato sindaco della Lega avrebbe in animo di proporre a Locci un ruolo di prestigio, come quello del presidente del consiglio comunale. Con scarso risultato, a quanto sembra. Non solo perché di fatto sarebbe una rinuncia rispetto alla inderogabile richiesta di apparentamento, ma anche perché allo stesso Locci non sfugge il rischio: pur di fronte a un impegno di Cuttica, chi gli garantirebbe l’elezione al vertice dell’assemblea di Palazzo Rosso che avviene con voto segreto?

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