POLITICA & GIUSTIZIA

“Sambucani” a processo
Chiesti 131mila euro a Rabellino

Mano pesante della Corte dei Conti contro il re delle liste farlocche e la sua cricca. La procura chiede la resituzione dei rimborsi ottenuti dopo aver spostato la propria residenza

Renzo Rabellino potrebbe dover risarcire allo Stato 131mila euro. È quanto la procura regionale della Corte dei conti gli ha chiesto stamattina nel corso di un processo che vedeva seduti al banco degli imputati lui e altri eletti a Torino con la residenza a Sambuco, in provincia di Cuneo. Spostando lì la sua abitazione Rabellino aveva ottenuto dalle casse della Provincia un lauto rimborso mensile e così facevano anche alcuni consiglieri di circoscrizione eletti nella sua lista. A Massimo Calleri, che di Sambuco è stato anche sindaco, la procura ha chiesto di restituire 27mila euro. La somma chiesta alla moglie di Rabellino, Luciana Pronzato e consigliera nella Circoscrizione 8, è di 14mila euro, mentre ancora più basso è il danno erariale contestato al figlio Marco Rabellino, eletto nella Circoscrizione 4, circa 8.400 euro. Su queste richieste del sostituto procuratore regionale Ivano Malpesi la sezione giurisdizionale della Corte dei conti, presieduta da Cinthia Pinotti, dovrà decidere entro sessanta giorni.

Questa vicenda processuale comincia nell’ottobre 2012, con la denuncia pubblica fatta dall’allora consigliera comunale M5s Chiara Appendino. Era emerso che Rabellino (che di Sambuco è stato vicesindaco dal 2010) e i “suoi” consiglieri di circoscrizione erano tutti residenti nello stesso paesino sui monti cuneesi a 150 chilometri dal capoluogo di regione. In quel comune il ras delle liste civetta aveva spostato la sua residenza nel 2007, per poi essere eletto nel Consiglio provinciale di Torino nel 2009 e diventare vicesindaco di Sambuco nel 2010. In questa maniera tra 2009 e 2013 è riuscito a incassare quasi 130mila euro di rimborsi chilometrici. Dopo gli articoli usciti nel 2012 la procura della Repubblica di Torino ha avviato un’inchiesta, trasferita poi per competenza territoriale al tribunale di Cuneo, davanti al quale - il 10 luglio prossimo - Rabellino e i suoi colleghi dovranno rispondere di truffa e falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale. Nel frattempo, però, è approdata in aula la contestazione di danno erariale.

Dopo l’invito a dedurre, l’atto con cui la procura contabile informa gli indagati che l’inchiesta nei loro confronti è conclusa e si prospetta un processo, Rabellino&Co. si sono fatti interrogare dal pm, ma le loro spiegazioni non lo hanno convinto, così stamattina si è aperto il processo nei loro confronti. Malpesi ha ricordato le modalità e i tempi con cui i sospettati hanno ottenuto la variazione anagrafica e i controlli della polizia municipale da cui è emerso che i “convenuti” non erano mai nelle loro case sui monti cuneesi.

“I carabinieri di Borgo San Dalmazzo hanno affermato di averli sempre trovati”, ha replicato l’avvocato difensore Maria Clotilde Ingrassia, che ha cercato di screditare una delle fonti dell’accusa: “Il vigile urbano che dice di aver trovato in casa soltanto Marco Rabellino è di un partito contrastante il loro”. In difesa di Calleri l’avvocato ha ricordato che il sindaco di Sambuco non si trovava nel suo Comune perché nel 2012 ha dovuto assistere la madre malata a Torino, dove poi è deceduta. Fuori dal processo, invece, Gianluca Nocetti (eletto nella Cinque) e Stefania Franchi (nella Dieci), che hanno pagato le somme contestate dalla procura evitando di finire davanti ai giudici.

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