Non passa lo straniero

Negli anni ottanta il premier britannico Margareth Thatcher procedette senza indugio alla privatizzazione di miniere ed industrie statali, tra cui le industrie automobilistiche. Ad oggi, se si eccettua, qualche piccolo produttore come Morgan, che ha una produzione di nicchia di poche centinaia di vetture, tutti i marchi inglesi sono ormai di proprietà straniera. Tra le altre iniziative della Thatcher ci fu quello di invitare i produttori giapponese a costruire fabbriche nel Regno Unito, il famoso fenomeno detto transplant, ovvero di produttori non europei che impiantando fabbriche in un paese europeo riuscivano a superare i blocchi doganali dovuti a dazi e contingentamenti.

La politica del primo ministro inglese fu completamente diversa dalla politica dei politici italiani che hanno sempre privilegiato la proprietà italiana nel settore automobilistico, bloccando per esempio la vendita dell’Alfa Romeo alla Ford o l’impianto di fabbriche automobilistiche straniere in territorio italiano. Il tutto veniva giustificato con la solita solfa dell’interesse nazionale e della salvaguardia dei posti di lavoro. Ma è proprio così? O si è semplicemente favorito gli azionisti italiani del settore a scapito di contribuenti e lavoratori?

Dati del 2015 dicono che nel Regno Unito le auto prodotte sono state 1 milione e 587.677 unità, quasi pari al numero registrato nel 2005 prima della crisi. Un incremento sull’anno precedente del 3,9%. Non esiste un produttore nazionale, ma in Inghilterra si continuano a produrre auto per la felicità delle tasche di operai e ditte fornitrici. Il Regno Unito è al terzo posto per numero di auto prodotte in Europa dopo Germania e Spagna.

Nel 2016 le fabbriche italiane, sostanzialmente Fca con poco altro, hanno prodotto circa un milione di auto, cioè un terzo in meno di quanto si produce nel Regno Unito. A Mirafiori nonostante la cura Marchionne, a cui bisogna riconoscere di aver salvato Fiat dal fallimento, viene usata ancora la cassa integrazione. Agli operai e ai fornitori della fabbriche di automobili interessa molto di più che si continui a produrre, piuttosto che la proprietà sia italiana straniera. La politica di apertura della Thatcher a conti fatti sta dimostrando la sua efficacia, mentre la politica italiana del “non passa lo straniero” è risultata inefficace e bruciato denaro del contribuente. Bisogna aggiungere che nonostante tutti gli aiuti, la Fiat ha rischiato il fallimento, mettendo in luce evidenti incapacità gestionali.

Per l’economia nazionale non ha importanza la proprietà di aziende e fabbriche, ma piuttosto che si continui a produrre sul territorio.

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