LAVORO & OCCUPAZIONE

La Cgil odia i buoni (lavoro)

Oltre 3mila piemontesi sfileranno con il sindacato della Camusso per protestare contro i nuovi strumenti che hanno sostituito i voucher. “Un colpo di mano, uno schiaffo alla democrazia”. Ecco come funzionano

Saranno oltre 3.500 i piemontesi che domani, in treno e in pullman, andranno a Roma per partecipare alla manifestazione indetta dalla Cgil per dire no ai nuovi voucher introdotti dal Governo. Tutti i territori e le Camere del Lavoro del Piemonte si sono impegnate in queste ultime settimane, con un grande sforzo organizzativo, per consentire la più ampia partecipazione alla mobilitazione nazionale che si terrà in piazza San Giovanni.

“I voucher fanno male al lavoro”, “rispetto per la democrazia e la Costituzione”: sono alcuni degli slogan che campeggeranno sui cartelli e sugli striscioni colorati preparati in questi giorni e che contraddistingueranno la presenza della Cgil piemontese al corteo romano.

Il Governo ha cancellato i voucher per evitare il referendum promosso dall’organizzazione di Susanna Camusso (in Piemonte sono state raccolte quasi 75mila firme sul quesito) salvo poi, su richiesta di imprese e associazioni datoriali, reintrodurli con quello che la Cgil definisce “un colpo di mano”. Usano toni forti nel sindacato di corso Italia che parla di uno schiaffo alla democrazia, di “una scelta consapevole di escludere la partecipazione dei cittadini e delle organizzazioni sindacali”. Ragioni che domani la leader nel comizio conclusivo.

“Abbiamo abolito i voucher – replica il capogruppo del Pd alla Camera, Ettore Rosato –. E non stanno ritornando come qualcuno vuole farvi credere. Sul lavoro occasionale dovevamo coprire un vuoto normativo, segnalato anche dalla Corte di Cassazione. Lo abbiamo fatto. Entro l'estate, come avevamo promesso, e con uno strumento completamente nuovo. Molto diverso dai precedenti. Un contratto totalmente tracciabile: dall'utilizzo, al pagamento, che non potrà più avvenire in contanti o comprando dei buoni in tabaccheria”. Quello varato nella cosiddetta manovrina è “uno strumento utile sia per le famiglie che le imprese, ma che potrà essere utilizzato entro precisi limiti: economici e temporali. Non accadrà più, quindi, che grandi aziende magari multinazionali ne facciamo uso per risparmiare e lasciare nel precariato chi avrebbe diritto ad un contratto. Uno strumento semplice per chi deve pagare le lezioni private, piuttosto che la baby sitter o il giardiniere. Con un’attenzione particolare per le persone, perché determina un diritto in più, uno scudo contro il lavoro nero molto frequente nel lavoro occasionale”.

LE NOVITA’ – Innanzitutto sono previsti due filoni, uno per le famiglie e uno per le imprese. Per le prime è previsto un “libretto” telematico, nominativo e prefinanziato da acquistare presso la piattaforma on-line dell’Inps. Con esso si possono pagare prestazioni occasionali come piccoli lavori domestici, inclusi giardinaggio, pulizia e manutenzione; assistenza domiciliare per bambini e anziani, malati e disabili; insegnamento privato supplementare (le ripetizioni). Si tratta di tagliandi telematici da 10 euro l’ora e i contributi – rispetto alle imprese – sono ridotti al 13% come per le colf, in modo da evitare effetti distorsivi. C’è un tetto massimo di 2500 euro annui per ogni lavoratore. Attraverso il libretto saranno anche erogate le somme di sostegno per il baby sitting.

Ma è sulla soluzione prevista per le aziende che si concentra la polemica, perché i presentatori della riforma sostengono che si tratta di una strada fondamentalmente diversa dal passato, mentre gli oppositori (in testa la Cgil) sostengono che in realtà si ritorna alla situazione precedente al mancato referendum.

Si tratta di un “contratto di prestazione occasionale”, estremamente semplificato. Non potranno utilizzarlo le aziende con oltre 5 lavoratori subordinati a tempo indeterminato, quelle del settore edilizio e minerario e quelle esecutrici di appalti di opere e servizi. In agricoltura i nuovi contratti saranno possibili per pensionati, studenti e disoccupati.

Per il settore agricolo sono previste norme specifiche anche per compensi e contributi. La pubblica amministrazione potrà impiegare il nuovo strumento esclusivamente per esigenze temporanee, quali eventi o manifestazioni sportive, o eccezionali, come emergenze dovute a calamità naturali.

Rispetto ai voucher cambiano decisamente i “tetti” di utilizzo. Viene infatti fissato un limite massimo che vale sia per il datore di lavoro che per il lavoratore: entrambi non potranno chiedere o effettuare prestazioni per un valore che superi i 5.000 euro l’anno. Non solo: ciascun lavoratore potrà offrire prestazioni a un singolo committente fino a un massimo di 2.500 euro nel corso dello stesso anno. Superata questa soglia, per il datore di lavoro scatterà l’obbligo di assumere il lavoratore a tempo indeterminato. Stesso discorso se, sempre nel corso di un anno, la collaborazione andrà oltre le 280 ore (pari a un compenso di poco più di 2.500 euro se il valore del buono sarà quello minimo previsto, 9 euro contro i 7,50 del passato): anche in questo caso, obbligo di assunzione. Oltre al compenso del lavoratore, aumentano i contributi a carico dell’azienda: dal 25 al 33%.

Non sarà più possibile, inoltre, acquistare i voucher dal tabaccaio, ma si potrà accedere ai nuovi contratti solo attraverso il portale dell’Inps. Le prestazioni occasionali, in ogni caso, non potranno essere inferiori alle 4 ore di durata, e il datore non potrà richiederle ad una persona che già lavora per la sua azienda, né a chi con quella stessa azienda ha cessato da meno di 6 mesi un rapporto di lavoro subordinato e di collaborazione coordinata e continuativa.

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