Totem & tabù italici

In Italia il clima è davvero molto pesante. Nessun riferimento al caldo opprimente di questi giorni sul finire di primavera, causa anche dello scioglimento dell’antico ghiaccio in vetta al Monte Bianco, bensì ad una sorta di incomunicabilità che caratterizza i cittadini nei loro rapporti interpersonali, nonché la politica nel suo lavoro istituzionale.

L’urlo, accompagnato sovente dall’insulto, è oramai la regola alla base di ogni confronto pubblico, specialmente sulle pagine social della rete, mentre emerge il protagonismo preponderante dell’arroganza misto spocchia di chi ha sempre facili verità in tasca.

Alcuni temi, in particolare, non possono essere affrontati serenamente neppure prendendo atto delle diverse posizioni di partenza in cui si schierano gli interlocutori contrapposti. A Sinistra, ad esempio, è un tabù inviolabile l’osar discutere su come rapportarsi con il Movimento 5 Stelle, tanto meno è possibile creare un ponte (un confronto aperto) con la realtà politica pentastellata a causa dei tanti dinieghi che provengono dalle file progressiste figlie del post Pci. Un esempio clamoroso è il pasticcio fatto a Rivalta, dove al bravo Marinari (indipendente sostenuto dal M5s) si contrappone al prossimo ballottaggio l’ex Assessore regionale all’ambiente De Ruggiero (Sinistra Italiana - Pd): una lista comune costruita intorno il sindaco uscente avrebbe certificato il successo delle liste civiche, anziché ridare ossigeno ad un Pd in crisi identitaria come non mai.

Nello stesso modo, sempre a Sinistra, è impensabile approfondire temi inerenti gli eventuali conflitti di interesse in capo a propri militanti e dirigenti locali, soprattutto sul piano nazionale; tanto meno mettere in relazione attività lavorative personali e familiari con incarichi nonché pubbliche candidature. Si direbbe che non solo ai militanti Pd piaccia infilare la testa sotto la sabbia per non vedere l’amara realtà intorno.

In altri campi risulta invece totalmente impossibile la discussione, come ad esempio sui vaccini. Qualche settimana addietro, chi scrive ha osato postare un commento banale, senz’altro inutile, sul tema in questione. In seguito si è scatenato l’inferno: insulti, rabbia, sfida ed accuse di ignoranza conclamata a cui si sono sommate gravi stigmatizzazioni da parte di chi, invece, ha accertato in famiglia le gravi conseguenze della malattia infantile. Naturalmente, sempre nel dibattito sul social, a sostegno delle tesi antagoniste sono state riportate testimonianze inerenti vittime dei vaccini e dati clinici, ma il tutto con assenza di acredine e grande pazienza nel reggere offese varie.

Purtroppo, tra un urlo ed un improperio, sfugge alla collettività dei commentatori furiosi un dato elementare quanto evidente: sia nel caso dei “Vaccini” sia in quello del Tav, secondo fenomeno che ha scatenato un considerevole dissenso popolare, spicca la sfiducia totale di gran parte degli italiani verso le istituzioni del nostro Paese, così come nei confronti dell’impresa privata. Da tempo lo Stato e l’imprenditoria vengono accusati pubblicamente di essere in combutta tra loro: intesa a tutto vantaggio di grandi interessi economici; patto dai frutti riservati a pochi intimi ma a danno dei tanti.

Il dato più importante ed anche il più triste che emerge, esaminando le ragioni del “No”, risulta essere l’impotenza dello Stato nel giustificare le ragioni alla base di alcuni investimenti “strategici”, definiti tali dal governo, o a fronte di alcune misure sanitarie. Le decisioni sovente carenti in termine di trasparenza, paradossalmente, vengono rese irreversibili dai governi repubblicani ogni qualvolta le stesse siano contrastate con forza dai cittadini.

Secondo gran parte dell’opinione pubblica l’Alta velocità, soprattutto quella all’Italiana, è nulla più che un favore che si concede ad alcune cooperative edili che operano nel cemento, mentre i vaccini diventano la cartina tornasole dello strapotere in capo alle ditte farmaceutiche che condizionano ministri ed assessori regionali.

I vaccini di fatto obbligatori in Italia sono ora 12, contro i quattro della Francia. L’Unione Europea non indica obbligatorietà riguardo le vaccinazioni. In alcuni Paesi non esiste, al riguardo, la coercizione: Austria, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Irlanda, Islanda, Lituania, Lussemburgo, Norvegia, Olanda, Portogallo, Spagna, Svezia. Dati che si riportano per onore di verità, non certo per avvallare l’una o l’altra tesi.

Probabilmente se lo Stato avesse dato mostra di correttezza, trasparenza, buona amministrazione, attenzione incondizionata rivolta ai cittadini, contrasto alle clientele e lotta alla corruzione, forse oggi i “No” sarebbero più contenuti e soprattutto non riguarderebbero investimenti pubblici o farmaci. Sarebbero ancora meno i dinieghi da parte dei cittadini, se fossero rappresentati da ministri alla Sanità autorevoli e non da esperte figure “politiche” di lunga carriera, o capaci trasformisti che sono stati prima tra i fondatori di Forza Italia per poi passare al sostegno di un governo targato Pd (ogni riferimento a fatti e persone è puramente causale).

Istituzioni realmente al servizio delle persone eviterebbero di trasformarci tutti in dietrologi o complottisti, ma allo stato attuale dubitare è la condizione minima per sopravvivere. Personalmente, dalla Lorenzin non accetterei neppure un anti piretico, per cui: come non comprendere dubbi e perplessità di uno dei tanti “No” sorti in seno alla nostra comunità sociale.

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2 Commenti

  1. avatar-4
    17:45 Mercoledì 21 Giugno 2017 mork esserci o farci, amletico

    le sembra normale che milioni di genitori, sani perchè vaccinati, decidano di non fare vaccinare i figli perchè sostengono che i vaccini, che li hanno protetti, sono nocivi? E non li proteggano dalle malattie che loro, i genitori, non hanno contratto?

  2. avatar-4
    10:43 Martedì 20 Giugno 2017 Conty Vaccini

    Ho letto il post sui vaccini cui fai riferimento e, nel merito, devo ammettere che anch\'io da bambino, non essendoci ancora molte vaccinazioni obbligatorie, mi feci quasi tutte le malattie dell\'infanzia e sopravvissi, nonostante avessi una costituzione molto gracile. C\'è però un però: di queste malattie si muore, soprattutto se si è deboli fisicamente. Non vaccinare significa esporre la fascia più debole della popolazione alla morte o a gravi conseguenze; forse, visto che tradizionalmente la sinistra viene identificata come chi difende i più deboli, essere pro vaccini significa tutelare proprio quelle persone che da certe malattie verrebbero schiantate. Quanto agli interessi delle industrie farmaceutiche, forse guadagnerebbero di più a non produrre vaccini, visto che per guarire da certe malattie chi non si vaccina deve spendere, da sé o a carico dello Stato, molto di più in farmaci che non in vaccini. Il problema però va oltre la questione: è la credulità della gente, che rifiuta cure efficaci anche solo dopo aver letto qualche scritto di persone che non hanno alcuna autorità scientifica per parlare di vaccini o di altro.

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