Prelievo diretto in conto corrente

Con la prossima soppressione di Equitalia, in realtà con il suo assorbimento nell’Agenzia delle Entrate, perché per la burocrazia vale il “nulla si distrugge, tutto si trasforma”, gli agenti di riscossione potranno accedere con estrema facilità all’anagrafe dei conti correnti detenuta proprio dagli uffici fiscali. In questo modo potranno procedere con agio al prelievo di somme direttamente dai conti correnti dei cittadini italiani senza richiedere l’intervento dell’autorità giudiziaria. In realtà tale possibilità era già prevista dalla legge, ma non era operazione immediata, perché gli uffici di Equitalia non avevano a disposizione l’anagrafe dei conti correnti che era in capo all’Agenzia delle Entrate. Con l’unione degli uffici tutto diventa più immediato.

Con il prelievo diretto in conto corrente, oltre a perdere la proprietà dei nostri soldi, le banche che continuiamo a chiamare private, nei fatti si trasformano in succursali dello Stato a cui obbediscono. Si trasforma il rapporto fra cliente è banca. La banca non custodisce più il denaro dei clienti, ma amministra del denaro che solo momentaneamente è in mano ai clienti, ma che in realtà potrebbe essere dello Stato. Una sorta di deposito cauzionale, le cui somme vengono depositate dal cliente, ma una volta depositate non sono più nelle sue disponibilità, perché la banca, su ordine dello Stato, potrebbe prelevarle e girare allo Stato. La banca non sarebbe più tale. Le banche nascono dall’esigenza di custodire dei valori, tanto è vero che le prime furono gli antichi templi. Venendo meno questo compito è inutile chiamarle banche, ma più correttamente filiali del ministero delle finanze.

Il prelievo diretto in conto corrente, mette bene in evidenza il reale scopo della lotta al contante. Con la concentrazione di tutta la liquidità presso le banche, trasformate in agenti statali, il cittadino è alla mercé dello Stato e di fatto espropriato delle proprie ricchezze. È come se i soldi custoditi in banca non fossero più di chi le deposita, ma siano di proprietà statale e dati momentaneamente in custodia al cittadino, custodia revocabile in ogni momento.

In Italia la propaganda statalista ha dipinto l’evasore come il peggior criminale, alla stregua di chi commette efferati delitti, ma spesso in realtà si tratta semplicemente dell’imprenditore che non riesce a versare l’IVA, perché in quel momento non ha la liquidità necessaria o il dipendente che per qualche spesa imprevista non riesce a pagare il bollo auto, e così via. Immaginate un lavoratore che perda il lavoro o colpito da malattia e si trovasse a scegliere fra fare la spesa o pagare le tasse: credo che la scelta sia evidente. I risparmi sul conto corrente, detenuti per emergenze come quelle su indicate, per chi ha la fortuna ancora di riuscire ad averli, vengono di fatto espropriati e il cittadino rimane inerme di fronte allo Stato.

La proprietà privata subisce un duro colpo.

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