Ma quante sinistre ci sono?

Come è noto - almeno a tutti coloro che seguono le vicende politiche - sono un esponente dell’area che fa capo a Gianni Cuperlo, ovvero la sinistra politica, sociale e culturale del Pd. Ma questo non mi impedisce, com’è altrettanto ovvio, di affermare che la frammentazione dell’area della sinistra nel nostro paese non giova alla causa di costruire un vero centrosinistra. Ossia, un’alleanza riformista, democratica e con una spiccata cultura di governo. E soprattutto unita. È sotto gli occhi di tutti, infatti, che ad oggi sono almeno cinque le aree di sinistra che si contendono la rappresentanza di questo campo politico e culturale. Un campo che, comunque sia, esiste nel paese e tocca interessi, passioni, istanze e speranze. Un’area vera, quindi. Ma quali sono queste cinque schegge che compongono, ad oggi, il panorama della sinistra?

Innanzitutto la sinistra del Pd, quella che ha scommesso e che continua a scommettere sulla prospettiva di questo partito, anche se in questi ultimi anni il partito ha modificato in profondità il suo profilo, il suo progetto e la sua natura politica e culturale. Poi c’è il nuovo partito di Bersani e di D'Alema, e cioè Articolo 1 Mdp. Un partito che ha l’obiettivo dichiarato di riscoprire le “ragioni” del centrosinistra dopo la rottura politica netta e plateale con il nuovo corso del Pd renziano.

In terzo luogo Sinistra italiana. Una formazione più estremista, minoritaria ma che comunque mantiene una rete capillare di presenza territoriale e di elaborazione politica. E anche qui il comune denominatore di questo movimento politico resta la profonda avversione verso Renzi e le politiche del Pd. Inoltre la sinistra cosiddetta referendaria, quella di Montanari e della Falcone. Quelli della recente manifestazione al Teatro Brancaccio di Roma, per capirci. Una sorta di “civismo” della sinistra. Con una proposta molto radicale che mette in discussione addirittura il progetto del centrosinistra in questi ultimi 20 anni. Quindi l’intero corso del centrosinistra da Tangentopoli in poi.

In ultimo il progetto ulivista di Giuliano Pisapia. E cioè la figura che avrebbe il compito di “federare” tutte queste esperienze. Una sorta di novello Prodi, seppur in un contesto profondamente diverso rispetto al passato. Esperienze che stanno alla sinistra del Pd.

Ora, senza addentrarsi nei dettagli di questo intricato cruciverba, ci sono due condizioni decisive ed essenziali da compiere per dare un futuro credibile e serio ad un progetto di centrosinistra di governo. Innanzitutto il superamento dei veti personali e delle pregiudiziali ad personam. Condizione, questa, prioritaria se si vuole riavviare un dialogo che non sia un solo confronto tra sordi. In secondo luogo è indispensabile un sistema elettorale che preveda la coalizione, senza la quale è pressoché impossibile dare una prospettiva seria e lungimirante al centrosinistra. Ecco perché per tutte queste sigle adesso arriva il momento della verità. Continuare a fare decine di convegni nei principali teatri italiani è importante ma, ormai, non più sufficiente.

*On. Giorgio Merlo, Direzione Nazionale Pd

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