RIMBORSOPOLI

Un cavillo sul risarcimento di Burzi

La Corte dei conti dichiara inammissibile la richiesta della procura. L'ex capogruppo di Progett'azione nella precedente legislatura regionale dovrà restituire i 26mila euro di contributi irregolari solo quando Palazzo Lascaris glieli chiederà

Richiesta inammissibile. Per questo motivo Angelo Burzi al momento non dovrà pagare all’erario circa 26mila euro, pari ai rimborsi irregolari ricevuti dal gruppo regionale di Progett’azione nel 2013 e nel 2014. Sembrano non finire più le vicende legate ai rimborsi delle spese dei gruppi consiliari e mentre si aspetta il processo di secondo grado alla Corte d’appello, la Corte dei conti affronta un altro caso, dichiarando però “inammissibile” una domanda risarcitoria formulata dalla procura contabile.

Tutto nasce da alcune delibere della sezione di controllo della Corte dei conti che aveva accertato alcune irregolarità nella rendicontazione delle spese del gruppo politico nato dallo strappo nel centrodestra. Nel 2013 erano state rimborsate “una serie di spese di ristorazione non collegate all’attività istituzionale del gruppo” euna consulenza ritenuta irregolare perché affidata “dopo l’annullamento delle elezioni regionali da parte del giudice amministrativo, dunque in un regime di prorogatio che avrebbe consentito i soli atti di ordinaria amministrazione e quelli indifferibili ed urgenti”. Così aveva inviato il parere alla presidenza del consiglio regionale affinché procedesse al recupero di 26.841 euro. Tuttavia niente si è mosso e allora la procura regionale della Corte dei conti ha preso in mano la questione e ha citato in giudizio il capogruppo di Progett’azione, Burzi, chiedendogli di restituire la somma. Da parte sua il politico, difeso dall’avvocato Carlo Merani, ha sostenuto di ritenere quelle spese legittime e di essere in buona fede. Per quanto riguarda la consulenza, poi, non avrebbe dovuto essere considerata come un danno erariale anche perché la Regione “ha utilizzato la consulenza nella legislatura successiva per la presentazione di un progetto di legge”, si legge nella sentenza depositata a metà giugno.

Secondo la sezione giurisdizionale, però, la responsabilità amministrativa del mancato incasso “potrebbe essere, semmai, collegata alla mancata attivazione da parte del creditore (nella specie il consiglio regionale) delle iniziative giudiziali e stragiudiziali volte al recupero (doveroso) di un credito certo, liquido ed esigibile”. In sostanza è colpa di chi guidava il consiglio regionale in quella fase di transizione tra la fine dell’era di Roberto Cota e l’arrivo di Sergio Chiamparino. Se la presidenza dell’assemblea si fosse mossa e se il debitore non avesse pagato, allora la Regione sarebbe stata legittimata a interpellare i magistrati contabili e il procuratore regionale avrebbe potuto contestare il danno erariale. Ma la procedura non è stata questa e per tale ragione secondo il collegio presieduto da Cinthia Pinotti la domanda è inammissibile. La questione passerà ora alla presidenza del Consiglio regionale che richiederà a Burzi la cifra contestata

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4 Commenti

  1. avatar-4
    12:25 Lunedì 03 Luglio 2017 tandem Purtroppo Pacioc ha ragione

    I funzionari di carriera NON politicizzati sono in rapido corso di estinzione da parte di tutte le componenti politiche, è una delle ragioni di sfascio della PA......

  2. avatar-4
    21:49 Domenica 02 Luglio 2017 Pacioc risulterà mica....

    che la categoria dei funzionari di carriera NON politicizzati sia ancora di questo mondo?

  3. avatar-4
    13:03 Domenica 02 Luglio 2017 tandem Vediamo bene chi non ha vigilato...

    Sia prima che dopo nessuno dell'amministrazione ha fatto il suo mestiere, questo capita quando invece di avere personale di carriera si hanno dirigenti e funzionari politicizzati che non sanno o non fanno....

  4. avatar-4
    11:22 Domenica 02 Luglio 2017 già... “Un cavillo lo salvò”

    Perfetto come epitaffio...

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