“Sinistra” renziana batti un colpo

L’ex sindaco di Torino e ultimo segretario dei Ds Piero Fassino ha detto, durante la convention della corrente renziana al Lingotto alcuni mesi fa che “Matteo è una garanzia per il futuro della sinistra italiana”. Una tesi del tutto opinabile ma, com’è altrettanto ovvio, del tutto legittima. Certo, era quella una riflessione rivolta comprensibilmente ad un pezzo della sinistra nel nostro paese. Nello specifico alla corrente della “sinistra renziana” che appoggiava al congresso del Pd l’ex Presidente del Consiglio. E quindi, per completare questo inciso, era una riflessione che non coinvolgeva né la sinistra politica, sociale e culturale del Pd, né la formazione di Bersani e D’Alema, né Sinistra italiana, né la futura sinistra referendaria di Montanari e Falcone, né il Campo Progressista di Giuliano Pisapia.

Ma, al di là di questa considerazione dell’ex leader dei Ds, è indubbio che dopo l’esito della recente tornata amministrativa e la conseguente batosta politica per il Pd e per quel che resta del centrosinistra, anche la cosiddetta “sinistra renziana” dovrà esprimere una propria posizione in merito. E cioè, di fronte alla tesi del segretario del Pd e dei suoi fedelissimi che rinnegano alla radice la bontà e l’efficacia della coalizione di centrosinistra - di marca ulivista o unionista poco importa -; di fronte alla chiusura nei confronti di tutto ciò che è riconducibile alla sinistra politica, sociale e culturale - dentro o fuori del Pd poco importa -; di fronte alla sottolineatura che quel che conta veramente è l’autosufficienza del Pd in vista delle future consultazioni elettorali; di fronte all’archiviazione della stagione ulivista e quindi dei governi guidati da Romano Prodi, io credo che ci sia anche la necessità di capire quale sarà la reazione della “sinistra renziana”. Cioè di quella parte della sinistra che ha convintamente, e legittimamente, sostenuto il progetto di Renzi al recente congresso. Il tutto senza alcuna polemica ma con la comune volontà di capire quale può essere il “profilo” di questa strategia.

Ora, io arrivo da una tradizione - quella cattolico democratica e cattolico sociale - che ha sempre sostenuto che in Italia “la politica è la politica delle alleanze”. Ma questo non per rimarcare la necessità dogmatica di fare le coalizioni. Ma, al contrario, per una serie di motivazioni politiche e culturali che vanno dal riconoscimento del pluralismo al rinnegamento dell’autosufficienza del partito unico; dalla necessità di privilegiare la mediazione e la ricerca della sintesi rispetto al “comando” del “capo” partito; dalla volontà di favorire una larga base sociale per le forze al governo all’opportunità di costruire alleanze plurali per poter dispiegare un autentico progetto politico.

Infine, tutti conosciamo molto bene l’attuale panorama politico di quel che resta del centrosinistra italiano. Una somma di veti personali, di pregiudiziali ad personam e di rotture di legami umani e personali che sono alla base delle attuali difficoltà in questo campo politico. E tutti sappiamo altrettanto bene che la logica che anima molti protagonisti è quella di farla pagare al vicino più prossimo. Lasciando, di conseguenza, la vittoria agli avversari. Come è puntualmente capitato con le recenti elezioni amministrative.

Ecco perché, pur senza rassegnarci a contemplare questo triste spettacolo, credo che sia importante che tutte le forze, i movimenti, le correnti, i mondi vitali che si riconoscono in una prospettiva di centrosinistra adesso si esprimano. Nei partiti e fuori dai partiti. Ed ecco perché è altresì importante ascoltare le opinioni di autorevoli esponenti che, nel bene o nel male, sono stati per molti anni nel passato autentici punti di riferimento di questo campo. Molti si sono già espressi. Da Romano Prodi a Walter Veltroni per citare i più rappresentativi. Ma credo che sia importante che anche uomini come Piero Fassino che, oltretutto, si riconoscono pienamente nel progetto renziano, dicano pubblicamente se condividono, o meno, la tesi dell’archiviazione del progetto politico, culturale e programmatico rappresentato dall’alleanza di un centrosinistra di governo, plurale, civico e socialmente avanzato.

*On. Giorgio Merlo, Direzione nazionale Pd

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