GIUSTIZIA

Crac Eurofidi, vertici a processo

La procura chiude l'indagine, coinvolte 19 persone tra amministratori, dirigenti, sindaci e consulenti in carica nel 2013 e 2014. L'accusa è di falso in bilancio e ostacolo all'esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza

La Procura della Repubblica di Torino ha chiuso l'indagine sugli amministratori di Eurofidi, il più grande consorzio italiano di garanzia fidi ora in liquidazione, con l’accusa di falso in bilancio e ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza. Gli avvisi di garanzia, alla conclusione delle indagini preliminari condotte dal nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Torino e coordinate dal pm Ciro Santoriello, sono state notificate a 19 indagati: 12 componenti del consiglio di amministrazione, direttore generale, 5 componenti del Collegio sindacale e un responsabile della revisione dei bilanci, in carica a Eurofidi nel 2013 e 2014. Tra gli indagati spiccano i nomi dell’ex presidente Massimo Nobili, dell’amministratore delegato Andrea Giotti e l’attuale presidente della Fondazione CrCuneo, Giandomenico Genta, all’epoca presidente del Collegio sindacale del consorzio. Con loro i due ex vicepresidenti Emilio Lombardi e Giorgio Maria Bergesio; gli ex consiglieri d’amministrazione Maria Grazia Arnaldo, Umberto Bocchino, Filippo Ferrua Magliani, Stefano Martarelli, Bruno Olivero, Giuseppe Provisiero (attuale numero uno degi costruttori), Antonio Sallustio, Riccardo Satragno e Giovanni Verri. Ipotesi di falso in bilancio per il revisore dei conti Andrea Foss, oltre al collegio sindacale, presieduto da Genta e composto da Antonio Mattio, Carlo Castellupo, Davide Di Russo e Francesco Maria Spano.

Le indagini erano state avviate all’indomani della liquidazione volontaria del Consorzio Eurofidi, deliberata il 15 settembre 2016 e formalizzata il 5 ottobre, conseguentemente al mancato aumento di capitale, che si era reso indispensabile per garantire la continuità aziendale. Gli amministratori di Eurofidi avrebbero nascosto alla Banca d’Italia, autorità di controllo, un disavanzo di 50 milioni di euro.

Nel corso delle indagini le Fiamme Gialle hanno acquisito documenti e raccolto testimonianze anche presso advisor, società di consulenza e alla Banca d’Italia. In particolare, pur essendo Eurofidi sottoposta per legge a vigilanza e controllo da parte di via Nazionale, gli amministratori del consorzio - al quale erano associate oltre 57 mila imprese, il 40% in Piemonte - avrebbero omesso di relazionare all’autorità di vigilanza la reale esposizione al rischio di credito derivante dal rilascio di garanzie per circa 50 milioni di euro, non coperte da controgaranzie del Fondo Centrale di Garanzia. Oltre all’ipotesi di reato di ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza, la condotta del management di Eurofidi, avrebbe configurato anche le false comunicazioni sociali, in quanto i bilanci relativi agli anni d'imposta 2013 e 2014 e i documenti a essi connessi, non riportavano l’esposizione al rischio di credito, per circa 50 milioni di euro, derivante dal mancato rilascio di controgaranzie. I dipendenti di Eurofidi sono 215.

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