Charlie e la morte di Stato

Nel Regno Unito un tribunale ha deciso che un bambino per il suo bene debba morire, piuttosto che affrontare le sofferenze di cure dal dubbio esito. Come un giudice, un uomo come me e come voi, pensi di poter decidere in serenità sulla vita di un uomo è qualcosa che fatico a comprendere. I genitori di quel bambino hanno tentato di tutto per salvarlo, hanno persino raccolto, grazie alla generosità di tanti, la cifra considerevole di oltre un milione di euro per poter tentare una cura sperimentale negli Stati Uniti. I medici si sono opposti ricorrendo ai tribunali, per bloccare il tentativo dei genitori di salvare ad ogni costo la vita al figlio. I genitori hanno fatto ricorso con tutti i mezzi, ricorrendo fino alla Corte Europea, ma sono stati sconfitti e il bambino deve morire. È stato negato a dei genitori la loro propria natura, che li porta a dare la vita pur di salvare un figlio.

Lo Stato di fatto si è sostituito ai genitori, mostrando la sua intima essenza che è quella di poter decidere della vita dei propri cittadini. In questo caso è evidente cosa è lo statalismo, la volontà collettiva che si sostituisce alla volontà del singolo, in questo caso dei genitori. Non vale neanche la scusante della sanità pubblica, perché i genitori hanno trovato i soldi per le cure alternative. I genitori avranno sempre lo scrupolo di non essere riusciti a fare tutti i tentativi possibili per salvarlo. Quando si affida la propria vita ad altri, come avviene con lo Stato, certi esiti sono inevitabili. Chi dà il diritto di decidere sulla vita e sulla morte allo stato?

A volte, per non dire il più delle volte, la storia viene raccontata in maniera balzana. Così, per esempio, il nazismo sembra un accidenti della storia, un unicum, l’opera di un pazzo, ma questo non può essere vero. Le aberrazioni del nazismo trovano il sostrato nelle teorie eugenetiche e nel razzismo scientifico che tanto andavano di moda nella prima metà del secolo scorso. Non dimentichiamo che la sterilizzazione dei “diversi” era diventata pratica comune nei paesi occidentali e proseguita ben oltre la seconda guerra mondiale. Certe decisioni sembrano portare indietro la civiltà occidentale.

Come liberali non si può non guardare il cristianesimo con attenzione, perché compie una rivoluzione nella storia, introducendo concetti quali il libero arbitrio, la sacralità della vita e l’unicità dell’individuo. Ci si  aspettava che il Papa spendesse qualche parola sul dramma del piccolo Charlie, ma così non è stato. Bergoglio ha trovato il modo di difendere i terroristi, di litigare con Trump, di difendere gli animali, di intromettersi negli affari interni dell’Italia, di dire bestialità economiche, ma non ha trovato il modo di esprimere una posizione forte e chiara sul caso drammatico del piccolo Charlie o di rivolgere almeno un appello di preghiera. Solo dopo che l’opinione pubblica ha protestato, si sono mossi gli ambienti ecclesiastici.

La sanità pubblica può sembrare una grande conquista di civiltà, ma pone delle questioni etiche di non poco conto. Fino a quanto è giusto spendere il denaro dei contribuenti per salvare o prolungare la vita di un individuo? In una società in cui al posto della sanità pubblica avesse assicurazioni, mutue private, ospedali religiosi, enti benefici e quant’altro questi problemi si porrebbero in misura minore. Chi da cristiano crede nella sacralità della vita si porrebbe nelle mani di un ente religioso, al contrario di chi, non credendo, si affiderebbe ad altri enti che ad un certo punto interromperebbero l’accanimento terapeutico. Purtroppo la pluralità fa paura allo Stato, che la vede come concorrenza temibile al suo monopolio sulla vita degli individui.

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