GRANDI OPERE

Un flop la marcetta No Tav

Passeggiata simbolica di duecento militanti dei centri sociali e anarchici al cantiere di Chiomonte. La popolazione valsusina diserta la manifestazione e diffida sempre più di un movimento ormai appannaggio di Askatasuna, antagonisti e qualche sgallettata grillina

Camminano ma non vanno molto lontano. Il movimento No Tav ha voluto inaugurare con una marcia l’estate in Val di Susa. Una “passeggiata” poco più che simbolica verso la “fortezza” del cantiere di Chiomonte, un gesto per ribadire che “nonostante i divieti – come spiega all’Ansa uno dei promotori – noi possiamo arrivare dove vogliamo”. Ovvero a un tiro di schioppo, inerpicando tra i sentieri sotto il solleone.

In meno di duecento si sono mossi dall’abitato di Giaglione sfidando non solo le ordinanze della prefettura e del Comune, ma anche il caldo torrido del primo pomeriggio e la pioggia delle ore successive. La maggior parte si è fermata sullo stradone principale davanti allo sbarramento allestito dalle forze dell’ordine: la dimostrazione si è dipanata fra cori, slogan, sfottò, qualche insulto e il taglio (con pietre e coltellini svizzeri) di due dei pesanti cavi d’acciaio che reggevano la cancellata. Un’altra cinquantina di manifestanti ha preso i sentieri sul costone della montagna e si è portata quasi a ridosso del cantiere, in valle Clarea. Ed è per questo che gli attivisti cantano vittoria: “Il cuore No Tav arriva ovunque”, twitta a sprezzo del ridicolo Francesca Frediani, consigliere regionale M5s, da sempre vicina al movimento.

Accanto agli attivisti “storici” locali, vecchi arnesi della protesta, si sono visti i giovani del centro sociale Askatasuna e gli esponenti della Fai-federazione anarchica torinese. Ad accoglierli, un corposo dispositivo di polizia e carabinieri: non solo per tentare di garantire il rispetto del divieto di transito (è probabile che scatteranno denunce per inosservanza dei provvedimenti dell’autorità') ma anche per scongiurare attacchi violenti al cantiere come quelli degli anni passati.

«A questa “passeggiata” - fa presente uno degli organizzatori - non abbiamo voluto dare richiamo nazionale. Serviva per sottolineare, ancora una volta, che nessuno può toglierci la libertà di percorrere le nostre strade». Un modo per compattare il movimento, spiegare il sostanziale fallimento della giornata di “lotta” e cercare nuovo slancio in vista dei prossimi mesi, quando i cantieri apriranno nelle località del fondovalle. Sarà un braccio di ferro durissimo anche perché non tutte le amministrazioni locali, ormai, sposano le ragioni dei No Tav. Molte critiche sono state rivolte al sindaco di Giaglione, “colpevole” di avere ordinato il divieto di transito sulla strada per il cantiere.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    23:14 Sabato 08 Luglio 2017 tandem Uffaaaa

    Ma non si stufano mai questi 4 rompiscatole nullafacenti....

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