LAVORO & OCCUPAZIONE

Autostrade, 2mila posti a rischio
“La Regione ora batta un colpo”

Scioperano gli addetti alle manutenzioni su cui pende la minaccia di licenziamento a seguito del Codice degli appalti. Il sindacato tira in ballo Chiamparino: "In questa vertenza che coinvolge migliaia di lavoratori piemontesi brilla per assenza il governo regionale"

“Se Chiamparino volesse prendere una posizione forte e decisa per evitare che, solo in Piemonte, oltre mille lavoratori restino disoccupati, non solo ne saremmo felici, ma il presidente farebbe anche della buona politica”. è un pedaggio salato e amaro quello che la Regione si vede appioppare dal sindacato per non aver viaggiato, come si ci sarebbe atteso, al fianco dei dipendenti delle società di manutenzione autostradale del Gruppo Gavio verso il Governo a cui chiedere quelle modifiche al codice degli appalti, senza le quali il colosso delle costruzioni (e concessionario di una grossa fetta della rete autostradale) si vedrà costretto a chiudere l’anno con oltre duemila lettere di licenziamento. Che abbia proceduto nella corsia dei veicoli lenti o, addirittura sia rimasta ferma in autogrill, la Regione ad oggi resta nel libro nero di sindacati. Che promuovono, invece, altri esponenti della politica: “in questa vicenda abbiamo al nostro fianco i parlamentari della provincia di Alessandria. Come è stato in altre vertenze che se si sono concluse positivamente lo dobbiamo anche a loro, così come al prefetto. La Regione? Diciamo che non l’abbiamo sentita molto presente”.

Parole pesanti quelle che Massimo Cogliandro, segretario generale di Fillea-Cgil per il Piemonte, riserva all’ente di Piazza Castello nel colloquio con lo Spiffero a poche ore dalla manifestazione che stamane a partire dalle 8 vede scendere in strada, con meta il casello di Tortona, i lavoratori del Gruppo Gavio dell’Alessandrino, ma anche della Liguria, della Lombardia e dell’Emilia. Un intervento deciso, magari con l’organizzazione di un tavolo attorno al quale mettere rappresentanti dei lavoratori, azienda (in questo caso, fatto singolare e da taluni preso a spunto per descrivere i primi come ostaggio della seconda), e Governo (magari chiedendo lumi pure all’Anac, giacché di appalti si tratta): era quello che i sindacati si sarebbero attesi dalla Regione. Invece, alle organizzazioni di categoria è arrivata prima, forse anche in seguito all’annuncio dello sciopero di oggi, la convocazione da parte del ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda. “Ce lo hanno comunicato venerdì scorso e abbiamo, ovviamente, subito sospeso la seconda giornata di sciopero fissata per il 14, lo stesso giorno dell’incontro al Mise” racconta il sindacalista della Cgil che, insieme ai suoi colleghi delle altri sigle, se accoglie con pur cauto ottimismo l’apertura dal dialogo arrivata da Calenda, non nasconde come “il rischio di perdere moltissimi posti di lavoro, aprendo a una situazione drammatica per altrettante famiglie” permanga in tutta la sua gravità “se non si apporteranno le modifiche al codice degli appalti, che noi abbiamo salutato positivamente, così come siamo favorevoli al sistema delle gare, ma che nella parte relativa all’occupazione va certamente rivisto”.

Limitando al 20% i lavori di manutenzione che le concessionarie possono effettuare in house e impedendo alle stesse di partecipare con le loro società alle gare per i tratti di competenza, il codice degli appalti – nella parte contestata – ha avuto come immediata conseguenza l’annuncio degli esuberi da parte delle concessionarie. In realtà un’apertura sembrava essersi profilata poco più di un anno fa quando dal ministero delle Infrastrutture era stato dato un sostanziale e formale via libera, con un parere positivo, alla possibilità di eseguire in gestione diretta lavori, servizi e forniture, quindi mediante internalizzazione. Una strada che sarebbe stata percorsa dalle concessionarie, come emerse anche da alcune dichiarazioni del Gruppo Gavio ai sindacati, con l’assunzione del personale da parte della concessionaria stessa. “Quel parere, sottolineo arrivato da un ministero, non è stato per nulla applicato dal Governo” osserva Cogliandro. Il quale ricorda pure “la mancanza, ad oggi, delle linee guida per l’applicazione del codice degli appalti, anche nella parte che riguarda le gare”. Un ritardo che i sindacati potrebbero proporre venga utilizzato dal Governo per strappare alle aziende la garanzia di non procedere, come annunciato, ai licenziamenti entro la fine dell’anno.

Prendere tempo, insomma, con l’obiettivo di superare quegli ostacoli che la parte del codice relativa alle gare – “che non contestiamo affatto nel principio, ma nelle regole fissate” – presenta e che “se non saranno modificate porteranno a pesantissime ripercussioni sull’occupazione in Piemonte”. Un obiettivo per nulla facile da raggiungere e sulla cui strada, in questo caso autostrada, il sindacalista della Cgil ammette di non aver (ancora) visto la Regione. “Forse sarà per l’imbarazzo nel dover ammettere la necessità di rivedere sia pure in parte quel codice, difeso a oltranza da alcuni parlamentari del Pd”. Cogliandro non lo pronuncia, ma è quello del senatore Stefano Esposito il nome del più strenuo oppositore alla modifica del codice. E se il parlamentare dem non ha mai fatto mistero di mettersi di traverso a un cambiamento delle norme ritenute penalizzanti dalle concessionarie, e tirare dritto sulla corsia di sorpasso del vecchio sistema di affidamento dei lavori, Sergio Chiamparino agli occhi dei sindacati per ora è fermo all’autogrill.

print_icon

0 Commenti

Inserisci un commento