Opposizione riformista

A un anno dall’insediamento a Torino della giunta Appendino, a traino 5 stelle, è opportuno discutere del modo più efficace di fare opposizione ad una amministrazione che ha rallentato la Città fin quasi a fermarla.

I fatti assurti alle cronache nazionali di piazza San Carlo sono solo la punta dell’iceberg, di un tragico iceberg, che si nascondeva sotto l’acqua, ma che sta iniziando ad emergere. Le parole della Presidente di Ascom Torino Maria Luisa Coppa sono la riprova del timore che l’azione, ma ancor di più l’inazione, di  questa giunta stia spegnendo la Città. Episodi che allontanano turisti ed investitori.

La paura si percepisce nelle periferie che hanno premiato il M5s per la sua speranza di cambiamento e per la proposta - vendita di una facile cura del territorio -. Aspettative che ad oggi si stanno scontrando con una realtà ben diversa, con un aumento del degrado e della percezione di insicurezza.

Ora il Partito Democratico è nella non semplice posizione di essere all’opposizione in Comune, ma con la responsabilità di aver vinto tutte le Circoscrizioni, e  di governare la Regione. Come svolgere quindi al meglio il proprio ruolo? Come far emergere le mancanze dell’amministrazione Appendino senza danneggiare la Città e salvaguardando una corretta dialettica istituzionale? Su questi interrogativi si gioca la credibilità della classe dirigente del Partito, la classe che si misurerà entro un anno con le elezioni politiche e tra due anni con il rinnovo del mandato regionale.

Con spirito riformista le Circoscrizioni stanno evidenziando la necessità di maggior attenzione alle esigenze dei territori periferici, prima di tutto periferici socialmente. La nostra richiesta è quella di mettere al centro l’urgenza di riorganizzare la macchina comunale in ottica sussidiaria per permettere agli organismi decentrati di svolgere il loro ruolo di cura puntuale dei quartieri e di erogatori di servizi alla persona ed alla comunità.

Con medesimo spirito bisogna pungolare i pentastellati sulle linee di sviluppo della Città. Vi è un Piano Strategico di respiro metropolitano vigente, viene applicato? Viene rivisto secondo nuovi parametri? Perché non proporre noi una revisione veramente partecipata del Piano Strategico Metropolitano?

Mettiamo al centro della nostra azione politica di Partito un percorso che ridisegni gli assi di sviluppo dell’area metropolitana torinese coinvolgendo anche le reti informali esistenti, quelle che hanno decretato il successo del Salone Internazionale del Libro.

Proprio come suggerisce il vicepresidente operativo della Fondazione del Libro Mario Montalcini “la rete è lo strumento giusto per nuove sfide” si “ripensi il modello sociale”. Il governo ha sviluppato strumenti innovativi per la lotta alla povertà, quali la SIA ed ora il REIS, pur essendo ancora indietro per una piena ed efficace applicazione, questi sono esempi che poggiano il loro successo sull’esistenza di reti sociali.

La sfida è di essere il motore per giungere ad individuare nuovi grossi obiettivi ampiamente condivisi su cui incanalare gli assi di sviluppo, dall’imprescindibile manifatturiero, al settore del citato sociale che non può slegarsi da una visione della sanità, dal turismo e cultura alla logistica, ai trasporti alla mobilità pubblica.

La sfida si giocherà quindi su quale classe dirigente sarà maggiormente credibile nel proporre la visione migliore e più condivisibile di sviluppo metropolitano.

Sono fiducioso che il rinnovo degli organismi provinciali e regionali del Partito, quale che sarà il sistema effettivo di selezione, si basi sul confronto su questi temi prescindendo dalle sole logiche correntizie e rilanciando una diffusa azione politica che vada ad interagire non solo con la parte dirigenziale delle categorie, ma che torni in quelli che si chiamavano i luoghi del conflitto per riaprire un dialogo interrotto con torinesi, per farli tornare ad avere fiducia nella bella politica.

*Claudio Cerrato, presidente Circoscrizione IV di Torino

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