TRAVAGLI DEMOCRATICI

Pd, psicodramma inconcludente

A un anno dalla disfatta i democratici non sanno ancora perché hanno perso e come uscirne. Alla direzione provinciale duello tra Esposito e Fassino. E sulle primarie gli orlandiani rompono

Un anno passato inutilmente. Il Pd, a dodici mesi dalla batosta di Torino e con i congressi provinciali alle porte è ancora lì in una direzione che pare la riedizione di quella consumatasi all'indomani della presa di Palazzo Civico da parte dei Cinquestelle a dibattere delle responsabilità della sconfitta e a interrogarsi su quale opposizione si debba attuare contro Chiara Appendino. Così dopo aver archiviato senza ulteriori polemiche le manine tese alla sindaca del capogruppo Stefano Lo Russo, è andata in scena la riedizione del battibecco tra Stefano Esposito e Piero Fassino, con il primo ad auspicare che i congressi “finalmente ci permettano una discussione franca sui veri motivi della sconfitta di un anno fa, senza cercare responsabilità altrove, a partire da Matteo Renzi”, e l'ex primo cittadino pronto a ribattere che l'esito elettorale è stato frutto di dinamiche nazionali, le quali “fatalmente incidono nel voto delle grandi città”. Ma anche di un sistema elettorale che penalizza il candidato uscito vittorioso al primo turno e, nel caso di Torino, ha favorito l'alleanza tra centrodestra e M5s. Scimmiottando Vasco si potrebbe cantare, voi siete ancora là. Il segretario Fabrizio Morri, un po' fiaccato dalla malattia ma sempre battagliero rivendica i successi ottenuti nell'area metropolitana: a Chivasso, Rivalta - “dove abbiamo sconfitto la prima giunta protogrillina” - e a Grugliasco. Attacca a testa bassa il M5s, “quello della decrescita felice e del no a tutto” e dà un buffetto a Lo Russo, cui chiede maggiore condivisione nelle iniziative che riguardano il partito.

Ma la direzione subalpina è stata anche l'occasione per iniziare a intravvedere futuribili scenari di alleanze al prossimo congresso. Basta leggere i primi firmatari dell'ordine del giorno con la richiesta di primarie aperte anche a livello provinciale (lo statuto le prevede solo per l'elezione del segretario nazionale e regionale): uno sotto l'altro compaiono i nomi di Mimmo Carretta, Daniele Valle, Raffaele Gallo, Saverio Mazza e altri. Il gruppo, sostanzialmente, che ha deciso di sostenere Carretta nella corsa alla segreteria. Il documento, alla fine, non è stato votato anche per via dell'opposizione di Enzo Lavolta, leader della mozione Orlando in Piemonte, il quale, partendo dalla necessità di dare un “senso” politico alle prossime consultazioni ha paventato il rischio che si traduca tutto in una contesa alla ricerca del “consenso”. Il percorso tracciato dal numero due della Sala Rossa è un'assemblea di tutti gli amministratori Pd dell'area metropolitana con la quale individuare criticità e proposte per rilanciare l'azione del partito, sia dove governa sia dove è all'opposizione. Forse solo un modo per scongiurare una disputa contro un pezzo di partito ben più attrezzato nella capacità di mobilitare le “truppe”. Significativa anche la richiesta del tesoriere provinciale Gioacchino Cuntrò, tra i fassiniani storici, il quale ha preso la parola per proporre una deroga all'articolo 21 dello statuto che impedisce la candidatura alla segreteria provinciale, tra gli altri, anche ai consiglieri regionali. Un avviso ai naviganti dietro cui più d'uno ha visto stagliarsi la sagoma di Nadia Conticelli o forse quella dello stesso Gallo, il quale potrebbe farsi ingolosire da una corsa in prima persona e staccarsi dal gruppo di Carretta. Ipotesi e scenario che al momento fotografano lo sfilacciamento sempre più evidente dell'area fassiniana, con un pezzo, quello in particolare legato a Mauro Laus, pronto a un'alleanza con Davide Gariglio (suggellata dal patto tra Carretta e Valle) e i vecchi pretoriani del Lungo alla ricerca di un'alternativa per non rimanere isolati. In questo contesto bisognerà capire come si muoveranno gli orlandiani e gli ex turchi di Esposito, oltre al gruppo di ReteDem guidato dal deputato europeo Daniele Viotti.

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4 Commenti

  1. avatar-4
    13:01 Martedì 11 Luglio 2017 Damos Analizzate, compagni, analizzate ....

    E mentre le analisi si sprecano,s eppur un pò tardive, qualcuno si prepara a sostituirvi nel 2019 anche in Regione ...personalmente non farò mai più l'errore del 2014 di dare una fiducia ad una giunta così scalcagnata e soprattutto arrogante e sorda ....Au revoir, Chiampà...

  2. avatar-4
    11:56 Martedì 11 Luglio 2017 piazzapulita PIAZZA PULITA

    Quando la squadra non funziona si cambia o la si modifica. Nella fattispecie i volti sono sempre i soliti noti che hanno disastrato il partito e che continuano a dettare leggi e alleanze, tipico di un'Italia che non vuole cambiare ma che vuol mantenere posti e privilegi. Pessima pagina del PD

  3. avatar-4
    10:59 Martedì 11 Luglio 2017 Paladino Analisi gratuita

    Ecco in sintesi un' analisi gratuita della sconfitta PD. - Fassino, sindaco lontano e poco simpatico, con una gestione piatta e allineata su un sistema Torino che ha stufato tutti. - Chiamparino quasi scomparso, che sopporta tre assessori disastrosi: Parigi che ha fatto persino scappare il suo addetto stampa Porcellana De Santis che litiga con tutti, e il suo più bel risultato è il disastro CSI, due anni persi per non ottenere nulla, e il deficit che aumenta. Saitta, assessore alla sanità disastroso, che ha scelto sempre i collaboratori peggiori, da Moirano e Soro fuggiti dopo aver lasciato guai, agli inesistente Botti e disastroso Alberti. Una sanità che ha fatto pagare i guai dei politici a cittadini e dipendenti e continua a far danni condotta da Direttori Generali incapaci, dei tecnici sorpassati e cotti, alcuni addirittura già trombati per incapacità in Lombardia, Lazio e Veneto. E' superfluo continuare la lista degli altri guai fatti e in corso, sono conosciuti bene da 4 milioni di piemontesi . E dopo tutto ciò gli ingenui vertici del PD si chiedono perchè perdono le elezioni? Darsi all' ippica invece che alla politica No? Come, minimo noi che vi abbiamo votato, ci asteniamo, i più incazzati vi votano pure contro. Era così difficile l'analisi?

  4. avatar-4
    23:19 Lunedì 10 Luglio 2017 pericle Sindaco a chi?

    A Fassino non gliene fregava nulla di fare il sindaco a Torino, lui voleva un posto nel governo o a Bruxelles

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