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G7, Milano tifa Appendino

Il sindaco Sala smentisce le voci e assicura di non voler “scippare” a Torino il summit internazionale. “Non so nulla, ma sarebbe uno sgarbo e non ci sarebbero i tempi tecnici per organizzarlo”. La verità è che, dopo i fatti di Amburgo, nessuno lo vuole

Nessuno sgarbo di Milano a Torino. Smentendo le voci “romane” che riferiscono di un tentativo di spostare la sede del G7 del lavoro e dell’industria in calendario dal 26 al 30 settembre nel capoluogo piemontese, il sindaco meneghino Giuseppe Sala del ministro dello Sviluppo assicura di non aver alcuna intenzione di scippare il vertice internazionale. “Noi non abbiamo mai saputo nulla, nessuno ci ha mai detto nulla - ha detto a margine di un convegno a Palazzo Giureconsulti -. In ogni caso, non ci sarebbero neanche i tempi e non voglio rischiare di fare uno sgarbo alla Appendino che ci ha lavorato molto. A Milano resta l'appuntamento per la salute. E' giustissimo che venga fatto a Torino”.

Un fair play davvero ammirevole e pure un tantino ambiguo. È noto, infatti, non solo che l’intenzione di trasferire il summit è partito non da Palazzo Marino bensì dal ministero dello Sviluppo economico, ma anche che, in fondo, tale decisione non sarebbe vissuta come un dramma a Palazzo Civico, dove Chiara Appendino, checché ne dica Sala, non sta facendo salti mortali per difendere l’evento. Al punto che il ventilato spostamento alla Reggia di Venaria ha scatenato la contrarietà del sindaco Roberto Falcone, grillino come lei. Comunque, da oggi, la Appendino può contare sul sostegno del collega di centrosinistra d’oltre Ticino: “Posso aiutarla se ha bisogno, per tenerlo là, per l’organizzazione, ma credo sia giustissimo che rimanga a Torino, noi abbiamo la nostra sessione sulla salute, più avanti”.

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