REGIONE PIEMONTE

I politici si riprendono la cassa

Passata la buriana di Rimborsopoli, i gruppi di Palazzo Lascaris torneranno a gestire autonomamente i fondi per la loro attività. Intanto prosegue la spending review del Consiglio. Scintille tra il presidente Laus e Grimaldi (Sel)

Passata la tempesta, i politici sono pronti a riprendersi il malloppo. Anzi quel che ne è rimasto, poco più di un argent de poche. Perché se da una parte la nuova legge che sarà presentata in Consiglio regionale del Piemonte (ri)consegna la gestione dei fondi per l’attività dei gruppi direttamente ai capigruppo, dall’altra va sottolineato che le risorse, in questi ultimi anni, sono state ridotte all’osso. Finiti i tempi del gogamigoga e delle spese pazze, con tanto di processi della magistratura, ormai si tira la cinghia anche sulla carta per le fotocopie. Oggi i vari gruppi possono gestire 3.500 euro per ogni consigliere iscritto. Il Pd, forte di 24 compoentni dispone di 84mila euro, il M5s che ha 8 consiglieri può spenderne 28mila, Forza Italia 21mila e così via a scalare, a seconda delle dimensioni delle forze politiche presenti in aula.

Il bilancio di via Alfieri pareggia a 48,8 milioni di euro con un risparmio di 2 milioni rispetto allo scorso anno e di ben 20 milioni in rapporto a cinque anni fa. In particolare è stata ridotta di oltre un terzo la spesa politica (indennità di carica e di missione dei consiglieri, vitalizi, difensore civico e altre voci), quella per il personale e quella per l’acquisto di beni e servizi, inoltre sono stati più che dimezzati i costi per l’affitto dei locali e il noleggio delle autovetture. “Oggi il Consiglio piemontese è tra i più virtuosi d’Italia” esulta il presidente Mauro Laus che ha presentato il rendiconto in commissione.  E proprio in virtù di un’austerità ritrovata ora “siamo pronti per lasciarci alle spalle una anomalia tutta piemontese”.

L’anomalia stava proprio nel fatto che dopo i processi e le condanne, l’assemblea aveva preferito delegare la gestione dei fondi per l’attività dei gruppi consiliari ai funzionari: sono stati loro, durante questa legislatura, ha decidere quali spese potevano essere effettuate e quali no. Non solo: questa disposizione ha, di fatto, evitato i controlli della Corte dei Conti, che nelle varie pronunce ha sempre sottolineato la necessità di tornare a poter mettere il naso sulle spese dei politici. “Riassegnando ai capigruppo la gestione dei fondi, i magistrati contabili torneranno a esercitare la propria funzione di controllo” ha spiegato Laus, il quale poi se l’è presa  con chi “vive alla giornata” il proprio mandato politico, cercando di “arraffare qualche voto facile su questioni in cui è richiesta un po’ di responsabilità”. “Non permetto – ha concluso Laus – azioni di sciacallaggio politico in un dibattito di questo tipo”. Il destinatario di tali reprimende era Marco Grimaldi, capogruppo di Sel, l’unico a sollevare dei rilievi sulla proposta di legge che ancora deve essere presentata. “Un ritorno al passato” secondo l’esponente della sinistra, che aveva manifestato le proprie perplessità in una riunione dei capigruppo di qualche giorno fa, indispettendo non solo Laus ma anche il resto della maggioranza.

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