LAVORO & OCCUPAZIONE

Autostrade, lodo Esposito per salvare i posti di lavoro

Al Mise si apre formalmente la vertenza sul destino di migliaia di addetti alle manutenzioni che rischiano il licenziamento a seguito del nuovo Codice degli appalti. Il senatore torinese “suggerisce” al sindacato una soluzione praticabile, “ma deve cambiare linea”

“Era previsto che entro un anno ci fosse un tagliando di controllo al Codice degli appalti. Abbiamo deciso di apportare delle modifiche”. Parole, quelle pronunciate ieri da Maria Elena Boschi, che sembrano aprire i varco attraverso cui far passare la soluzione della complicata vicenda che vede sempre più a rischio i circa quattromila dipendenti delle società per la manutenzione autostradale, di cui oltre la metà appartenenti al Gruppo Gavio. Speranza, almeno per ora, allontanata dallo stesso sottosegretario alla Presidenza del Consiglio che, intervenendo alla tavola rotonda “Da mani pulite a Cantone: il valore delle regole” ha subito precisato: “Io credo che però sia necessario anche far sedimentarie il sistema delle regole perché cambiare troppo crea incertezza e rende più difficile uniformità delle regole stesse sul territorio”.

Seppure proprio una modifica al Codice degli appalti è quel che chiedono i sindacati – perché è ciò che i concessionari delle autostrade pongono come condizione per evitare i già annunciati e minacciati licenziamenti (abbondantemente oltre il migliaio in Piemonte) – questa eventualità se non è del tutto esclusa, anzi, dalla Boschi e quindi dal governo, è altrettanto vero che ben difficilmente potrebbe arrivare prima della fine dell’anno, scadenza fissata dalla holding di Tortona. E semmai qualche modifica ci dovesse essere, difficilmente potrebbe essere tale da incidere pesantemente sull’impianto della nuova normativa, così come, a detta di chi sostiene l’attuale assetto del Codice, finirebbe per fare la cancellazione del divieto di effettuare oltre il 20% dei lavori in house e quello di partecipare da parte dei concessionari, con proprie società, a gare per i tratti di loro competenza.

Si tratta, dunque, di ricercare e percorrere altre vie per evitare che il braccio di ferro tra concessionari e governo veda uscire con le ossa rotte chi sull’autostrada lavora, di giorno e di notte. Perché l’ombra del “ricatto” cui fino ad ora sembra essere in qualche modo inconsapevolmente prestarsi il sindacato, non è evocata soltanto più soltanto dal senatore del Pd Stefano Esposito, strenuo difensore del codice di cui è stato relatore. “Mi pare che Gavio corra un po’ troppo in avanti annunciando licenziamenti a suo dire dovuti alle nuove norme, che peraltro avranno i loro effetti sul settore solo dal prossimo anno” osserva Gianna Pentenero. “Questa è una vertenza aziendale e il tavolo che si insedierà al Mise ne è la conferma” aggiunge  l’assessore regionale al Lavoro che, stamani, alla riunione fissata dal ministro Carlo Calenda su richiesta dei sindacati ha chiesto e ottenuto partecipi la Regione che sarà rappresentata a livello tecnico, rispondendo nei fatti – dopo una serie di contatti nei giorni scorsi – allo stupore manifestato da Fillea-Cgil per una certa distanza della Regione dalla vicenda.

L’appuntamento è per le dieci, inizialmente oltre ai rappresentanti delle concessionarie era prevista a livello sindacale solo la presenza dei vertici nazionali, mentre nelle ultime ore è arrivata conferma della partecipazione anche dei rappresentanti regionali. Nessuno si aspetta una soluzione immediata da quella che difficilmente potrà essere qualche cosa in più di una formale apertura di un tavolo di vertenza, tuttavia “è un passo che riteniamo importante e che– dice Massimo Cogliandro, segretario regionale di Fillea-Cgil - abbiamo chiesto con forza e ottenuto proprio alla vigilia di una delle due giornate di sciopero”. La prima è stata lunedì scorso, l’altra sarebbe dovuta essere oggi. Nel mezzo qualcosa è successo: i ripetuti contatti con la Pentenero, decisa a “profondere tutto l’impegno possibile della Regione per arrivare a una soluzione positiva ed evitare i minacciati, con una fretta che fa pensare, licenziamenti”, non sono stati gli unici che il sindacato ha avuto con la politica.

Se quelli con i parlamentari locali del Pd “sono da sempre intensi e ne riconosciamo il loro impegno” come ribadisce Cogliandro, il segretario di Fillea-Cgil in questi giorni ha avuto un colloquio anche con il politico del Pd visto alla stregua di un avversario o giù di lì. Cogliandro ed Esposito si sono parlati. “Una conversazione ovviamente cordiale, ma che ha ribadito le posizioni: chiare, ma ancora distanti” afferma il sindacalista. “E ci mancherebbe che non parlassi con il sindacato. Qui ci sono in ballo posti di lavoro e io continuo a ribadire – spiega il senatore dem, vicepresidente della commissione Lavori Pubblici a Palazzo Madama – che due sono i principi da rispettare, inderogabili: lavoro e legalità. Si possono e si devono difendere entrambi, senza sacrificare l’uno all’altra o viceversa”.

La posizione di Esposito, intransigente sulle regole fissate nel Codice e determinato a indicare nella volontà dei concessionari di far leva sulle nuove regole per procedere a ristrutturazioni e razionalizzazioni aziendali, è nota e fonte di durissime critiche da parte dei sindacati. Ai quali, nel caso specifico alla Cgil, il parlamentare torinese non nasconde di aver ribadito che “se continuano ad andare dietro a Gavio finiscono in un vicolo cieco”. Concetto non nuovo, di nuovo invece c’è quel “suggerimento” che Esposito dice “mi sono permesso di dare, proprio perché i posti di lavoro vanno difesi e per riuscire a farlo il sindacato deve cambiare strategia. Sono certo che i lavoratori comprenderanno la logica del ricatto di cui sono vittime e che, se non si cambia, rischiano davvero di pagarne pesantissime conseguenze. Un’eventualità che va evitata ad ogni costo, ma smettendola di fare anche inconsapevolmente il gioco dell’azienda”. Non dice di più, il senatore, su quel suggerimento se non che riguarda “alcuni elementi di natura legislativa”. Dal sindacato, dietro l’immagine di un rapporto ancora non disteso, diciamo, con l’arciconvinto sostenitore del Codice – peraltro apprezzato pure dalle rappresentanze sindacali stesse nei suoi principi e in molte parti – sembra emergere un interesse per quei suggerimenti.

Stamane si aprirà il tavolo al Mise – che certo non avrà come oggetto l’eventuale modifica del Codice, giacché se di questo si fosse trattato la sede sarebbe stata semmai il ministero di Graziano Delrio e non quello di Calenda – ma l’auspicata soluzione della vicenda che ha in ballo il futuro di oltre mille famiglie piemontesi si giocherà su altri tavoli. E con altre carte.

print_icon

0 Commenti

Inserisci un commento