Crescita (piccola) senza lavoro

La piccola crescita economica in atto del nostro Paese, piccola perché sempre inferiore a quella degli altri Paesi europei, e che soddisfa solo quelli che un posto di lavoro ce l’hanno, si caratterizza per la non creazione di nuovi posti di lavoro al punto che qualcuno l’ha definita una crescita “geneticamente modificata”.

Le cause:
1) la crisi dell'edilizia, affossata dalle tasse di Monti. L’edilizia ha sempre rappresentato nel nostro Paese il settore che generava la maggiore crescita nei settori collegati.
2) Il nostro Paese ha perso una grande parte del settore manifatturiero sia per la delocalizzazione verso i Paesi col costo della manodopera più bassa o per gli effetti della crisi. Il manifatturiero genera posti di lavoro sia nel settore dei trasporti e della logistica sia nei servizi collegati. Si sono persi cosi posti di lavoro qualificati.
3) La carenza degli investimenti in infrastrutture di trasporto, dai porti agli aeroporti, dai corridoi ferroviari verso l’Europa, dalla Tav al Terzo Valico al Tunnel del Brennero alla nuova diga al porto di Genova etc., oltre alla crisi di Alitalia ha frenato lo sviluppo del Turismo e della Logistica, due settori ad alta intensità di lavoro.

La Germania, caduto il muro di Berlino, all’avvio della globalizzazione dei mercati, ha costruito due grandi hub come il porto di Amburgo, che da solo movimenta 9 milioni di container, tanti quanti tutti i porti italiani, e il nuovo aeroporto di Francoforte. Con queste due grandi infrastrutture la Germania è leader nel Turismo e nella Logistica al punto che gestisce merci e turisti dei Paesi vicini (Il 50% della merce via aerea del nostro Paese parte dall’aeroporto di Francoforte). Lo sviluppo della logistica in Germania ha creato 2,5 milioni di posti di lavoro mentre l’Italia che dovrebbe avere più turisti e più merci della Germania, in logistica occupa solo 1 milione di persone.

Se Cofferati, la cui manifestazione venne gonfiata moltissimo dai giornali, non avesse bloccato nel 2002 la riforma del lavoro di Berlusconi, l’Italia faceva la riforma del Lavoro prima di quella di Schröder in Germania. Con la Riforma del lavoro, e con altre riforme più efficaci di quelle fatte dai Governi non eletti, Schröder in soli 3 anni ha rilanciato la economia della Germania ai primi posti nel mondo.

Oggi le imprese e i cittadini italiani possono toccare con mano che in sei anni i Governi dei Professori e del Pd non solo non sono riusciti a rilanciare economia e lavoro ma hanno aumentato il Debito Pubblico di 400 miliardi, non hanno tagliato la spesa pubblica e ci danno un Paese con più disoccupazione, precarietà e povertà.

Per rilanciare economia e lavoro occorre rilanciare gli investimenti pubblici, rilanciare l’edilizia, il turismo, la logistica e incentivare il trasferimento tecnologico dalle nostre Università e dai nostri Politecnici nella Manifattura 4.0. Nel 2015 gli investimenti pubblici sono stati inferiori di 10 miliardi rispetto al 2011 e 20 miliardi in meno rispetto al 2009. Voglio ricordare che l’IIT di Genova, il Centro di Ricerca scientifica finanziato dalla Legge Finanziaria del Cavaliere, del 2003, oggi è all’avanguardia del mondo.

I risultati modesti degli ultimi Governi smentiscono l'idea che a sinistra vi sia il progresso. Con la Sinistra al Governo l’Italia ha avuto la recessione e la stagnazione. Oggi in Italia per i giovani e per i senza lavoro c’è molta meno speranza di quella che avevamo nel dopoguerra. Tocca ai moderati, come negli anni 50, rilanciare economia e lavoro per ridare la speranza in un futuro migliore ai giovani e ai cinquantenni che, perso il posto di lavoro, oggi al massimo trovano una occupazione parziale a 750 Euro al mese. La decrescita di questi anni oltre a creare disoccupazione e precarietà per la prima volta ha causato la diminuzione del giro di affari di negozi, artigiani, ristoranti e professionisti. Il Paese non può perdersi affidandosi ai grillini che predicano la decrescita. La sinistra malgrado l’appoggio del Quirinale e dei grandi giornaloni ha fallito il compito di rilanciare il Paese che non ha mai contato così poco nella politica europea e mondiale.

Noi sappiamo come rilanciare il Paese. Taglieremo la spesa pubblica per ridurre le tasse. Aumenteremo gli investimenti pubblici per “connettere” il nostro Paese con l’economia mondiale con i corridoi ferroviari europei, che consentiranno di trasferire il trasporto merci dalla strada alla rotaia, diminuendo inquinamento e incidentalità stradale. Nelle città occorre un piano di ristrutturazione dei fabbricati degli anni 50-60, non costruiti secondo le norme di sicurezza sismica e che presentano una grande dispersione energetica.

*Mino Giachino, Associazione Si Lavoro

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