PARTECIPATE

Finpiemonte, nomine “sprint”

Ambrosini e il nuovo cda sono stati insediati anticipando la chiusura del bando. Perché tanta fretta? “Si è voluto assicurare l’operatività della società”, spiegano in Regione. Ma Porchietto (Forza Italia) attacca: “Forzate le regole”. A rischio ricorsi

Che fretta c’era? Nessuna maledetta primavera, ma nel pieno dell’estate la giunta regionale corre, troppo, nel nominare Stefano Ambrosini alla presidenza di Finpiemonte. L’investitura del professore dall’interminabile elenco di incarichi avviene, infatti, quando il bando è ancora aperto e, quindi, altri avrebbero potuto presentare la loro candidatura nelle ventiquattr’ore successive. La scadenza dei termini per raccogliere nomi e curricula degli aspiranti alla successione di Fabrizio Gatti era fissata alle ore 12 del 28 luglio, ieri insomma. Ma l’annuncio ufficiale della scelta caduta sul giurista, scelta peraltro ampiamente annunciata da giorni, Sergio Chiamparino e l’assessore alle Partecipate Giuseppina De Santis lo fanno già giovedì. In verità, per tutelarsi, l'amministrazione in fretta e furia anticipa con un comunicato la chiusura del bando: alle 10 del 27 luglio.

Oltre al presidente la giunta ha proceduto alle nomine degli altri componenti il cda: Giuseppe Benedetto (già direttore regionale alle Attività produttive), Paola Bosso (ex dirigente alle attività finanziarie del Gruppo Lavazza), Annalisa Genta (avvocato con studio a Cherasco, indicata dalla minoranza) e Federico Merola (consigliere indipendente). Anche per queste cariche i termini per l’invio delle candidature era fissato a mezzogiorno di ieri, poi anticipati di un giorno. E, in teoria ma poi neppure troppo, anche per quei posti qualcuno avrebbe potuto produrre la documentazione da passare al vaglio della giunta che, come recita la norma, decide secondo criteri basati “sulla valutazione complessiva del titolo di studio conseguito e delle esperienze personali e lavorative pregresse”

Cosa è successo? Perché quell’anticipo che se è pressoché escluso possa portare all’annullamento delle nomine, potrebbe invece costringere la giunta – se ci saranno ricorsi al Tar (abbastanza scontati) – a riaprire il bando, accogliere eventuali candidature e vagliarle, salvo poi confermare una decisione che era stata assunta, almeno per quanto concerne Ambrosini, già da tempo?

Per ricostruire le tappe del percorso in cui, consapevolmente come confermano fonti attendibili, Chiamparino e la De Santis sono inciampati bisogna tornare indietro di qualche mese. Il 18 maggio viene data comunicazione del bando per la selezione di presidente e cda della futura banca della Regione, così come ormai viene descritta Finpiemonte in virtù del suo ruolo di intermediatore finanziario, e la chiusura è fissata alle 12 del 5 giugno. Per quella data il nome di Ambrosini è già pressoché una certezza per Chiamparino che ha individuato in lui la figura chiave proprio per traghettare la finanziaria verso il suo nuovo e impegnativo ruolo. Il problema sorge, però, sulla questione di genere: insufficiente il numero di candidature femminili per rispettare quanto previsto dalla legge Madia. Inevitabile rinviare la conclusione dell’iter e procedere a una riapertura dei termini.

Si sposta tutto al 28 luglio. Anzi tutto no, perché c’è un altro termine che, stando alla documentazione della Regione, sposta addirittura al 31 luglio la data ultima per la presentazione della candidatura “di un amministratore di genere femminile in Finpiemonte spa”. Il comunicato della giunta è del 13 luglio scorso, stessa data dell’altro che fissa al 28 la scadenza per chi intendeva proporsi quale membro del cda. Date che si rincorrono, si accavallano e che poi vengono anticipate. Non per sbaglio, ma – come sarebbe stato spiegato nel momento delle decisione – per evitare una sorta di vacatio della partecipata dopo le fine del mandato di Gatti (avviato verso una carriera al vertice del Gruppo Gavio) e dell’intero cda. Una scelta compiuta, si ha ragione di presumere, nelle piena consapevolezza che sia sufficiente un ricorso al Tar e un pronunciamento dei giudici amministrativi per imporre alla giunta l’ennesima riapertura del bando e la valutazione delle eventuali domande che (ad oggi non è dato sapere se sia accaduto) fossero giunte dopo la nomina, ma ancora a bando aperto. O, meglio, a bando corretto in corso d'opera.

Facile prevedere che il cda appena nominato, a partire dal presidente, resterà saldamente in sella. Altrettanto facile immaginare le reazioni delle opposizioni a quello che, pur motivato da esigenze contingenti, resta un pastrocchio. Le prime arrivano da Forza Italia. La consigliera Claudia Porchietto non usa i guanti di velluto ed esclama: “Alla faccia del rispetto delle regole”. Annuncia sulla vicenda un question time e ribatte alla necessità di non lasciare senza governo, per un giorno poi, Finpiemonte ricordando che “il cda dimissionario o quand’anche abbia già terminato il mandato resta in carica fino all’insediamento del nuovo organo. Funziona così, basta leggere il codice civile”. Di diverso avviso evidentemente Chiamparino e la De Santis, che hanno bruciato i tempi. Quanta fretta, ma dove corri, dove vai? Cantava Bennato ne Il gatto e la volpe.

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2 Commenti

  1. avatar-4
    11:08 Sabato 29 Luglio 2017 moschettiere Titanic

    Serpeggia nelle file del PD la consapevolezza di trovarsi nella sitiazione Titanic post-iceberg. Allora tutti a correre per accaparrarsi l'argenteria nell'illusione di trovare poi la scialuppa giusta...

  2. avatar-4
    07:49 Sabato 29 Luglio 2017 tandem Regole?

    Non sono state violate le regole, sono state seguite rigorosamente le regole inerenti l'occupazione delle cadreghe.....

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