ECONOMIA DOMESTICA

Dimezzata la cassa integrazione

Nel primo semestre cala il ricorso agli ammortizzatori sociali in Piemonte. “Un buon segnale”, dice Cortese della Uil, “ma da tenere sotto controllo nei prossimi mesi”. Solo Biella e Vercelli registrano una crescita. E Torino si toglie la maglia nera

Nel primo semestre 2017 in Piemonte sono state chieste 21.485.681 ore di cassa integrazione, il 57,9% in meno dello stesso periodo dell’anno scorso (-23,5% ordinaria, -84% straordinaria per riorganizzazione e crisi, -13,1% straordinaria per contratti di solidarietà, -56,7% deroga). I dati sono nel consueto Rapporto della Uil. La media mensile dei lavoratori piemontesi interessati è di 21.064, con un calo di 28.938 unità rispetto al 2016.

Il Piemonte è al terzo posto per richiesta di cassa integrazione, preceduto da Lombardia e Puglia. Tra le province solo Biella (+22,8%) e Vercelli (+12,8%) registrano una crescita. In calo Asti (-11,8%), Alessandria (-31,8%), Cuneo (-38,4%), Novara (-39,8%), Verbania (-43,6%), Torino (-68,2%). Il capoluogo, con 12.440.276 ore, è la seconda provincia cassaintegrata d’Italia, dopo Taranto. Per quanto riguarda i settori produttivi nel confronto tra i primi sei mesi di quest’anno e i primi sei mesi dello scorso anno, la variazione rileva una flessione per tutti i settori, in particolare, industria -61,1%, edilizia -1,9%, artigianato -59,4%, commercio -37,2% 

“I dati relativi al primo semestre dell’anno - commenta il segretario generale della Uil Piemonte, Gianni Cortese - confermano il dimezzamento delle richieste di cassa integrazione in Piemonte. È un segnale indubbiamente positivo, per un sistema produttivo che continua a essere molto selettivo. Nei prossimi mesi sarà importante verificare la capacità di assorbimento di nuova manodopera da parte delle imprese che vanno meglio, considerando che le crisi aziendali non si sono arrestate e continuano a provocare allarmi nel nostro territorio regionale”.

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