Smontare l’Italia

La notizia non merita di certo la prima pagina, anzi la si poteva scorgere solamente all’interno delle rubriche locali ospitate dai quotidiani nazionali. Un’anziana donna è stata colta in mare da malore, durante una nuotata pomeridiana di fronte alla spiaggia in cui aveva disteso il suo telo: un drammatico incidente tra i tanti che si verificano per effetto della calura estiva, e magari di una faticosa digestione in atto, ma vale la pena soffermarsi ugualmente sull’episodio per occuparsi soprattutto dei soccorritori.

Immediatamente dopo l’allarme lanciato da un nuotatore, affiancatosi alla donna priva di sensi, tre giovani ragazzi si sono lanciati in acqua percorrendo di corsa il tratto di spiaggia che li separava dal mare. Uno di loro era un immigrato di seconda generazione, ossia un possibile beneficiario della legge (mai approvata) concernente lo jus soli.

Facile cogliere, da questa vicenda, una grande anomalia in capo all’informazione. I titoli dedicati a quanto accaduto in riviera di ponente non sono stati “Giovane figlio di immigrati soccorre donna colta da malore in acqua”, bensì hanno evidenziato esclusivamente la rianimazione della sfortunata nuotatrice.

Non risulta difficile immaginare che se lo stesso ragazzo avesse sottratto un cellulare ad una sua coetanea, impegnata in un bagno tra i flutti, la notizia riportata dai media sarebbe stata senza dubbio incentrata sulle origini familiari del ladruncolo: “Immigrato ruba cellulare in spiaggia”.

Dalla vicenda di cronaca emerge un esempio scolastico dello stato di salute in cui versa l’integrazione culturale in Italia. Alla guerra tra poveri scatenata da una gestione pressapochista, quanto inadeguata, degli arrivi di coloro che attraversano il Mediterraneo, si aggiunge un’irresponsabile campagna mediatica incentrata tutta su una contemporanea caccia alle streghe (o meglio agli immigrati). 

La penisola italica non è certo luogo geografico incline all’integrazione, così come spesso i suoi cittadini non si dimostrano predisposti all’accoglienza. L’ennesima conferma di una crescente chiusura ermetica delle comunità nei confronti degli altri arriva dal risvegliarsi di tendenze ultranazionaliste, mai sopite davvero nel tempo, le quali destano nuove grandi passioni nel Nord est come nel Sud Italia.

Integrazione, verrebbe da pensare, mai realizzatasineppure tra gli italiani che abitano le venti regioni costituenti la nazione.

Prossimamente infatti in due regioni settentrionali i cittadini, italiani, andranno a votare per esprimersi in merito ad alcuni referendum consultivi, in cui si chiede la possibilità di rendere i loro territori autonomi dal potere centrale romano. In Puglia, invece, il consiglio regionale si è recentemente espresso a favore di una legge che ha introdotto la giornata dedicata alle vittime dell’Unità d’Italia (norma sostenuta e proposta dal M5s).

In seguito agli avvenimenti fenestrellesi, ossia alle due celebrazioni neo borboniche svoltesi lo scorso luglio nel forte, è stato organizzato un “convegno” in cui il leader di una delle tante falangi del movimento monarchico meridionale ha violentemente inveito contro i piemontesi, assegnando inoltre il titolo di “mafiosa” all’intera Val Chisone. Infine (tra le altre amenità testimoniate dal video che ha immortalato il tutto) questi ha dichiarato a gran voce di aver versato mille euro “ai piemontesi” per accedere ad una fortezza lurida quanto schifosa (Fenestrelle).

Le tante invettive contro la regione subalpina contenute nel video sono causa di amarezza e soprattutto stupore per tutti coloro che conoscono la Storia risorgimentale (nei suoi fatti e misfatti). Inoltre feriscono chi è a conoscenza della tradizione fenestrellese: il forte di Fenestrelle non ha mai richiesto soldi a coloro che vi si recano per celebrazioni storiche, o pseudo storiche come quelle borboniche.

Riesaminando ancora l’assise nostalgica dedicata al Regno di Francesco II,viene spontaneo domandarsi quale sia il copione nelle mani dell’autore occulto di innumerevoli occasioni generanti odio, inorridendo oggi nello stesso modo in cui si inorridiva quando alcuni anni or sono pochi folli incitavano l’Etna a fare strage di siciliani.

Giovedì scorso un quotidiano forniva conto ai lettori dei recenti risultati acquisiti dai pm impegnati nell’indagine “N’drangheta stragista”, intitolando: “Le mafie volevano gestire il Sud con gli autonomisti, poi sostennero Forza Italia”. L’obiettivo delle realtà mafiose, a detta dei magistrati, era quello di indurre la creazione di stati “liberi”, sul modello Macedonia, al fine di poter trafficare senza il controllo dell’apparato di polizia. Progetto “imprenditoriale” a dir poco brillante la cui realizzazione includeva il ritorno ad un’Italia preunitaria: una nazione smembrata in tanti regni indipendenti così come durante i secoli precedenti ai moti risorgimentali.

Il terremoto culturale causato da un’infinita serie di bugie storiche,e manifestazioni di odio interregionale,ha consegnato al tempo remoto lo slancio tramite cui le brigate partigiane venivano intitolate con orgoglio a Garibaldi, volendo così indicare nella guerra di Liberazione un secondo Risorgimento italiano. Oltre alla Destra nazionalista anche molti settori della Sinistra guardano con simpatia alle voglie nazionaliste anti sistema.

Quotidianamente una nuova pietra viene idealmente posta su uno dei prossimi muri che dividerà l’Italia in tanti piccoli nuovi feudi: massi fatti di rabbia e rancore antico, ridestato ad arte servendosi di una politica istituzionale che guarda costantemente altrove.

Partiti e movimenti sono apparentemente favorevoli ad un degrado nazionale iper campanilista, sovente sostenuto per accaparrare qualche consenso in più. Si citano quali esempi: il presidente della Campania De Luca, casacca Pd ed a tratti filo neo borbonico; il presidente della Regione Puglia Emiliano, dalle attuali posizioni identitarie; Berlusconi, spesso immortalato dai fotografi intento a brindare con i discendenti dei Borbone (i quali lo hanno nominato Cavaliere); il M5S che solidarizza con le tesi borboniche del Felice Eldorado ante risorgimento ed infine al Nord la Lega impegnata a diventare “Dei Popoli”, ossia l’insieme di tutti i particolarismi geografici.

Gli immigrati si ritrovano a rivestire involontariamente i panni di cartina tornasole in un Paese, il nostro, troppo occupato a decomporsi sotto l’egida di potentati ed interessi vari, per poter riscoprire un sentimento molto in voga tra gli anni ’40 e ’70: la Solidarietà tra tutti gli oppressi.

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3 Commenti

  1. avatar-4
    18:53 Lunedì 07 Agosto 2017 eccoaltrignoranti conty e paladino due nick per messi insieme fanno un cumulo di ottanta deficienti

    due commenti di un ignoranza mai vista mi sovrastano come un macigno, mai deficienti piu' immondi scrissero parole piu' logorroiche di quel di sopra, se il sud come regno delle due sicilie era povero, perche' a parigi appena cinque anni prima era stato dichiarato la terza potenza economica ed industriale al mondo? ecco i fatti a cui si contrappongono le due immonde porcherie post colonialiste italiane. noi del sud siamo solo italici, italiani siete voi popolo di pecore fallito e deriso in ogni dove, altro che quattro gatti come dichiara il disgraziato sopra, abbiamo superato seppur da poco i dieci milioni, e come disse l'onorevole angelo manna proprio da uno stadio seguira' la rinascita del regno di napoli. tenetevela la polenta, noi preferiamo i cibi della dieta mediterranea come la pizza e la mozzarella. tiè

  2. avatar-4
    21:50 Venerdì 04 Agosto 2017 Paladino Esageroma nen

    Direi di non ingigantire il problema. I neo borbonici sono 4 gatti ignoranti, chiassosi e folkloristici, propagandati da giornalisti alla ricerca di notizie originali. La Lega si è sgonfiata di molto dai tempi della cerimonia alle sorgenti del Po. I separatisti veneti con l'occupazione del campanile di Venezia hanno fatto ridere tutta l'Italia e dicono sciocchezze storiche incredibili come quelle dei borbonici. Non penso proprio che questa accozzaglia di ignoranti frustrati metta in pericolo l'unità d'Italia.

  3. avatar-4
    11:28 Martedì 01 Agosto 2017 Conty Facciamo un gioco, Juri?

    Facciamo un piccolo gioco, Juri? Immaginiamoci di poter reintrodurre la situazione storica degli Stati preunitari. Cosa impossibile ma che forse aprirebbe gli occhi a qualche nostalgico. Ecco chi starebbe bene e chi no. Regno di Sardegna: burocratismo e militarismo: Cultura ristretta entro i limiti della sua utilità per lo Stato, dunque conservatrice; Sardegna ridotta a zona da Terzo Mondo. Con in più una classe imprenditoriale, l'attuale, assistenzialista a suo favore. Lombardo-Veneto: efficientismo e sviluppo economico. Ma con una classe dirigente clientelista e zenofoba, a differenza di quella asburgica del '700. Granducato di Toscana: forse starebbe complessivamente bene come nel '700. Stati della Chiesa: starebbero male come nel '700. Due Sicilie: inefficienza produttiva, classe dirigente parassitaria se non mafiosa, Cultura assente, popolo non elevato a Popolo ma ridotto a plebe, a massa povera e ignorante. Davvero, Juri, non varrebbe proprio la pena tornare agli Stati italiani preunitari.

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