ECONOMIA DOMESTICA

Intesa San Governo, utile record grazie alle “venete”

Conti in positivo per oltre 5 miliardi. Al netto dei 3,5 miliardi incassati dallo Stato per assorbire Pop Vicenza e Veneto Banca, il saldo è di 1,7 miliardi nel semestre, in linea con l’anno scorso. Battute le attese nel secondo trimestre

Intesa Sanpaolo ha segnato nei primi sei mesi del 2017 un utile netto di 1.738 milioni di euro (in linea con 1.707 milioni dell'anno precedente), escludendo i benefici del contributo pubblico da 3,5 miliardi incassato per acquisire le banche venete senza avere impatti negativi sui coefficienti patrimoniali. Il risultato è di 2,19 miliardi, invece, se si escludono anche i tributi e gli altri oneri riguardanti il sistema bancario, e schizza a 5,238 miliardi considerando i contributi per l'acquisizione delle venete. Nel solo secondo trimestre, i profitti sono scesi del 7,1% a 837 milioni battendo le attese degli analisti.

La banca, che tra le altre cose ha praticamente azzerato la valutazione di Atlante in portafoglio portandolo a 188 milioni, ritiene i conti del primo semestre in linea con la quota semestrale di 3,4 miliardi di dividendi in contanti, previsti per il 2017. Sulle banche venete, l’amministratore delegato Carlo Messina ha sottolineato come “in assenza del nostro intervento, le conseguenze di un fallimento dei due istituti avrebbero riguardato non solo il tessuto produttivo di un’area caratterizzata da grande forza ma investito anche l’intera economia del Paese”. Messina ha poi aggiunto che “i risultati al 30 giugno riflettono l’acquisizione di parte delle attività di Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca, due istituti che versavano in condizioni di dissesto conclamato”.  “Per superare - ha proseguito - lo stato di grave crisi delle due banche, nell’ultimo anno sono state allocate notevoli risorse da parte del sistema finanziario privato - pari a 3,5 miliardi - rivelatesi ampiamente insufficienti. Intesa Sanpaolo ha inoltre dato disponibilità a partecipare a un ulteriore tentativo di salvataggio da parte dell’intero settore bancario, tentativo che non ha avuto corso a causa dello scarso livello di partecipazione da parte della restante parte del sistema”. L’intervento dell’istituto ha evitato “all’intero sistema bancario di sostenere costi estremamente rilevanti, necessari alla garanzia dei depositi dei clienti delle due banche, stimati in oltre 12 miliardi di euro. E lo Stato italiano non ha dovuto sopportare oneri molto significativi - circa 10 miliardi - per fare fronte alle garanzie pubbliche su obbligazioni emesse dai due gruppi bancari veneti”.

Quanto all'attività bancaria, sono stati erogati circa 35 miliardi di euro di credito a medio-lungo termine, circa 25 miliardi sono andati in Italia (+6,5% annuo), di cui 22 miliardi a famiglie e piccole imprese (+8%). Lo rende noto l'istituto di credito, segnalando che sono circa 11 mila le aziende italiane riportate in bonis da posizioni di credito deteriorato nel primo semestre 2017 e circa 63 mila dal 2014.

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