PERSONAGGIO

Ultimo colpo di Coda

È del ras socialista il corpo trovato ieri nel Po. Scompare a quasi 90 anni dopo una lunga carriera, tra luci e ombre, nel Garofano di Torino. Fu l’artefice della prima elezione a Montecitorio di Amato

Non ci sono più dubbi. È di Francesco Coda Zabet il cadavere trovato ieri nel Po all’altezza del ponte di Lungo Stura Lazio. I familiari lo hanno riconosciuto questa mattina, dopo che lo scorso 27 luglio era scomparso dall’ospedale Molinette, in cui si era recato per delle visite di routine prima di partire per le vacanze a Camogli. Avrebbe compiuto 90 anni tra pochi giorni, tra gli anni Settanta e Ottanta fu tra i protagonisti della vita politica torinese, con una scintillante carriera – tra luci e ombre – nel Psi di Torino. Gli ideali non erano il suo forte, l’organizzazione delle truppe, al contrario, e la capacità di far eleggere “anche una pompa di benzina” lo ha reso con gli anni uno degli uomini più potenti del Garofano subalpino. Abile e scaltro, ha bazzicato in diverse correnti del partito fino a fondarne una sua, chiamata “Gli amici dell’Avanti”, una componente personale costituita con il pretesto di raccogliere fondi per sostenere l’organo ufficiale del Psi, ma che intanto deteneva un tesoretto da investire a ogni tornata elettorale sui candidati “amici” di Coda Zabet più che dell’Avanti.

Aveva fatto la gavetta, cominciando come rappresentante di profumi per parrucchieri. Bon vivant, e con la fama di latin lover, pur senza ricoprire incarichi di rilievo nel partito lo scala dal suo interno, piazzando uomini di sua fiducia o aiutando alleati momentanei. Al Psi era arrivato attraverso lo Psiup nel 1972, a 45 anni, appunto. Cresciuto nel quartiere San Donato, ne aveva fatto la sua roccaforte. Grande organizzatore di consenso, non ha mai cercato di dettare la linea. “Non ha mai fatto politica”, taglia corto un ex dirigente del Psi di quegli anni che osserva: “adesso nei partiti è molto peggio”.

Nel 1983 quando a Torino esplode la prima Tangentopoli d’Italia, conosciuta come lo “Scandalo Zampini”, la sinistra cittadina venne di fatto azzerata dagli arresti: fini­scono in car­cere il fac­cen­diere Adriano Zam­pini, il suo amico vice­sin­daco Enzo Biffi Gen­tili col fra­tello Nanni, il capo­gruppo comu­ni­sta in Regione Franco Revelli, men­tre il suo col­lega del Comune, Gian­carlo Qua­gliotti è inda­gato assieme ad altri eletti e dirigenti del Psi, del Pci e dell’opposizione Dc. Bettino Craxi nomina commissario del par­tito Giusi La Ganga, il quale però fini­sce subito pure lui sott’inchiesta. A quel punto entra in scena il professor Giuliano Amato, spedito sotto la Mole in quello che fu per lui il primo incarico ufficiale. Pochi mesi dopo si sarebbero svolte le elezioni politiche che avrebbero portato Craxi a Palazzo Chigi e gli alti papaveri del Garofano volevano Amato a Montecitorio: a Torino doveva essere sostenuto e così entra in scena Coda Zabet, che si occupa, , assieme a Giuseppe Rolando, ex assessore socialista ai Trasporti, della raccolta fondi e delle preferenze: alla fine saranno 33mila, il socialista più votato in Piemonte.

Nel 1987,  una storia di tangenti negli appalti ospedalieri lo porta in carcere alle Nuove, ma sarà poi assolto. Durante la detenzione, però, conosce padre Rug­gero Cipolla, che poi finirà pure lui agli arresti. Il frate cap­puc­cino, in visita al poli­tico dete­nuto, gli con­se­gna – come ammet­terà lui stesso – un bigliet­tino con i “saluti” e gli “incoraggiamenti” di “alcuni amici, anche poli­tici, socia­li­sti e non”, inte­res­sati presumibilmente al suo silen­zio. Prima che gli agenti peni­ten­ziari rie­scano a seque­strar­glielo, Coda – detto anche il “cartofago” - lo legge, lo memo­rizza in pochi secondi, se lo infila in bocca, lo mastica e lo inghiotte. Inter­ro­gato sui nomi dei fir­ma­tari, padre Cipolla rifiu­terà sem­pre di rispon­dere. Negli ultimi anni della sua carriera Coda Zabet si avvicinò all’ex numero uno del Msi Ugo Martinat; un’amicizia grazie alla quale ottenne la presidenza di Mediocredito, società controllata dalla Fondazione Crt, da cui si congedò polemicamente (in particolare con Fabrizio Palenzona) quando la sede venne trasferita a Verona.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    18:51 Mercoledì 02 Agosto 2017 dedocapellano Forse era meglio prima......

    Un saluto sincero a questo "lavoratore" della politica..... quante sere trascorse nella sede del PSI ad ascoltare la gente comune che numerosa gli chiedeva un consiglio ed un aiuto......

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