RISIKO TRASPORTI

Arriva in pace, nessun “Anschluss”

Prima il servizio ferroviario di Torino, poi le altre province attraverso il consorzio Rail.To con Gtt. Le rassicurazioni del colosso tedesco ai partner e la rivelazione di una vecchia trattativa per acquisire Bus Company. Il colloquio con Giuseppe Proto

“Spero che la reazione di Galleano non sia dovuta a quell’operazione mai andata in porto”. In modo sibillino, ma senza giri di parole, Giuseppe Proto, numero uno di Sadem e punto di riferimento di Arriva Italia Rail in Piemonte risponde alle accuse mosse ieri dal patron della cuneese Bus Company nell’annunciare l’uscita dal Consorzio Rail.To attraverso il quale Gtt, Arriva e altri partner minori parteciperanno alla gara per l’aggiudicazione del nodo ferroviario di Torino. Proto, che di quel consorzio è amministratore delegato, si riferisce a una trattativa “durata un paio d’anni” che portò anche alla sottoscrizione di un protocollo d’intesa, ormai scaduto, in cui veniva prospettata l’acquisizione di Bus Company da parte di Arriva. Insomma, Clemente Galleano, “grande imprenditore, talvolta mal consigliato da alcuni consiglieri e consigliere” secondo le parole dello stesso Proto, è stato sul punto di cedere la quota di maggioranza dell’azienda in un momento in cui la eventuale colonizzazione tedesca dei trasporti piemontesi evidentemente non costituiva un rischio. Sono le regole del mercato. Basti pensare che la stessa Trenitalia ha conquistato la Germania, diventando il terzo player nazionale, grazie all’acquisizione, nel 2011, del ramo tedesco di Arriva e costituendo la Netinera Deutschland Gmbh di cui Fs detiene il 51 per cento delle quote.   

Così viene svelato un altro retroscena di quel complesso risiko che sta andando in scena in Piemonte dopo la decisione della Regione di liberalizzare il servizio ferroviario, attraverso gare pubbliche. Arriva, società da 5 miliardi di fatturato (il ramo italiano porta in dote 360 milioni), detenuta dalle ferrovie tedesche Deutsche Bahn – che a loro volta hanno un giro d’affari di 40 miliardi – vuole espandersi in Italia e intende partire proprio dal Piemonte, tra le prime regioni ad aprirsi alle liberalizzazioni. “Noi conosciamo due modi per inserirci in nuovi mercati – prosegue Proto – attraverso la partecipazione alle gare e con una serie di acquisizioni, come capitò in passato con Sadem”. Così si spiega la trattativa per ottenere la maggioranza di Bus Company, ormai naufragata, e la creazione di un’ati con Gtt per gestire il nodo di Torino, con un occhio anche agli altri servizi ferroviari regionali. Da una parte Proto conferma, dunque, le notizie pubblicate ieri dallo Spiffero, e cioè la volontà del consorzio Rail.To di spostare l’orizzonte del proprio business anche oltre il capoluogo piemontese, dall’altra però vuole rassicurare i propri partner: “Non vogliamo pestare i piedi a chi sale a bordo, per questo il consorzio non parteciperà alle gare di bacino per il servizio integrato”. Il consorzio no, ma su Arriva Proto non prende impegni.

Intanto gli animi provano a distendersi, lo stesso Galleano, che conferma al momento l’intenzione recedere il proprio rapporto con Rail.To e quindi con Arriva e Gtt, tiene a precisare che i timori legati all’invasività di un colosso come Arriva “non devono in nessun modo apparire come delle accuse a chi, come l’ente Regione, ha deciso legittimamente di liberalizzare il servizio ferroviario”. E anche su Gtt, che peraltro detiene delle quote di minoranza della stessa Bus Company, corregge il tiro e precisa che la definizione di “azienda decotta” derivava “esclusivamente da quanto letto sulle cronache giornalistiche”. Proto continua ad auspicare “un suo ripensamento” anche in virtù delle ultime rassicurazioni, ma nella sostanza la posizione di Galleano resta ferma a 24 ore fa: “Le rassicurazioni verbali non possono valere quanto le modifiche statutarie” ribadisce allo Spiffero.

La situazione è complessa per molti motivi: perché si tratta del primo vero tentativo di liberalizzazione del trasporto pubblico che avviene in Italia, “peraltro in linea con quanto sta accadendo nel resto d’Europa” dice Proto. Un’apertura alla concorrenza che in un mercato come quello tedesco, con 600 milioni di treni/chilometro (rispetto ai 220 milioni dell’Italia) ha portato a una “riduzione dei costi del 20% a un dimezzamento dell’età media della flotta mezzi e a un miglioramento della qualità del servizio, a partire dalla puntualità. Il tutto con la logica conseguenza di un aumento della domanda del 30%”.

Insomma, per Proto il Piemonte non deve avere timori di colonizzazione e soprattutto non deve avere Gtt la paura di una scalata. “Gtt è un’azienda molto più sana di tantissime realtà in giro per l’Italia, le istituzioni stanno facendo di tutto per metterla in sicurezza e comunque l’acquisizione di una parte o della totalità del Gruppo non è tra gli obiettivi strategici di Arriva”. Piuttosto, conclude, “stupisce l’accanimento con cui politici che in quell’azienda hanno avuto anche buona parte del proprio bacino elettorale, a partire dall’ultimo assessore ai trasporti, oggi la attacchino a testa bassa”. Polemiche politiche o il reale rischio che Gtt finisca gambe all’aria prima ancora di poter partecipare alla gara torinese? “Ma secondo lei avremmo fatto un consorzio con Gtt se non fossimo convinti della solidità dell’azienda?”.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    21:29 Mercoledì 02 Agosto 2017 higuaid "estiqaatsi"

    Non c’è supponenza o sentimento di superiorità ma poi.. estiqaatsi..!! A parte il totale disinteresse, è un brodino velenoso, un presuntuoso regolamento di conti contro tutti, con rassicurazioni non richieste e non concedibili #staisereno

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