RIFORME

112, l’emergenza dà i numeri

Il nuovo numero unico è nel caos. I sindacati dei vigili del fuoco annunciano un esposto. Si muove anche la politica, nazionale e locale. La gestione del call center e il coinvolgimento (a che titolo) della potente Amos

L’emergenza sta diventato un’emergenza. Sul numero unico europeo, quel 112 che il Piemonte (dopo le non felici esperienze di Lombardia e Lazio) si è affrettato a istituire in sostituzione dei vecchi riferimenti – dal 113 della polizia al 112 dei carabinieri, passando per il 118 della sanità – vanno accumulandosi oltre alle chiamate anche le proteste e le critiche per un funzionamento e un’organizzazione che mostra, a pochi mesi dall’entrata in funzione, limiti e carenze.

Il sistema previsto dalle direttive europee per migliorare e ottimizzare il processo di risposta degli enti preposti al soccorso tecnico, sanitario e di pubblica sicurezza, anziché apportare un miglioramento “per ora ha fatto registrare un grosso peggioramento per standard di attivazione degli enti di soccorso” accusano i sindacati dei vigili del fuoco, i quali hanno annunciato un esposto alla magistratura per denunciare “tutte le inadempienze, le mancate attivazioni e i ritardi nei servizi di soccorso causati dal nuovo numero unico di emergenza”. Un’interrogazione parlamentare sul tema la presenterà, alla riapertura della Camera, la deputata del Pd Paola Bragantini che non esclude la necessità di “rivedere regole e protocolli” di un sistema le cui magagne vengono messe in evidenza non certo da sprovveduti o per questioni politiche, ma da chi di emergenza – come i vigili del fuoco – si occupa per lavoro quotidianamente. E di “disagi inaccettabili” parla anche il consigliere regionale del M5s Davide Bono chiedendo l’intervento immediato della Regione. E proprio sulla Regione e sulle Asl si concentrano rilievi e dubbi.

La scelta di privilegiare il modello del call center rispetto a quello della centrale operativa interforze è uno dei punti che vengono contestati. A rispondere alle chiamate, per poi dirottarle a seconda delle tipologie delle situazione ai vari enti (polizia, carabinieri, pompieri, 118) sono infatti degli operatori che non appartengono ai corpi dello Stato come peraltro avviene in occasioni di calamità, bensì è personale assunto e preparato con un, tutto sommato, breve periodo di formazione. Personale “laico”, così è stato definito dalla normativa nazionale di riferimento, a indicare il fatto che non debba essere attinto da uno o più enti deputati all’emergenza. Ma non ci vuole molto a scoprire che poi tanto laico non è. “I responsabili sono tutti provenienti da settore sanità della regione e gli operatori dal mondo del volontariato del sistema 118, per non dire che il centralino stesso è ubicato dentro la palazzina del centralino 118 a Grugliasco” osservano le sigle sindacali dei vigili del fuoco. E questo per quanto concerne il capoluogo e provincia, mentre per il resto della regione - che è “coperto” dalla centrale di Saluzzo - il personale non è neppure stato assunto dall’Asl Cuneo1 incaricata dalla Regione, bensì da Amos ovvero la società partecipata dalle Asl e Aso di Cuneo, Alessandria e Asti – ideata all’epoca da Fulvio Moirano (alla guida dell’Asl cuneese, poi di Agenas, della direzione regionale della Sanità e oggi a capo dell’azienda sanitaria unica della Sardegna) che sta sempre più allargando il suo giro d’azione e d’affari. Per quale ragione è stata Amos a fare il bando per la ricerca di personale, gestire la selezione e quindi assumere con contratti privati a tempo determinato gli operatori? “Le candidature da parte di personale ex Croce Rossa erano pochissime e noi non avevamo risorse in ambito amministrativo da utilizzare” chiarisce il direttore dell’Asl Cn 1 Francesco Magni. Se non ci fosse stata Amos, probabilmente l'unica alternativa sarebbe stata una cooperativa esterna. Strano, in una regione dove la percentuale di amministrativi nel comparto sanitario è ben oltre i limiti indicati dal Patto della Salute del ministro Beatrice Lorenzin. Ma è così. E un po’ strano suona pure il fatto che la selezione degli aspiranti operatori del nuovo 112 sia stata fatta non come si potrebbe supporre da una serie di esperti in rappresentanza dei veri corpi - e quindi polizia, carabinieri e vigili del fuoco - ma da dirigenti e funzionari di Amos e della stessa Asl. Idem per i corsi di formazione. Insomma laici, per modo di dire.

Se poi si guarda a Torino dove il personale delle centrali, come la sede, è in capo a Città della Salute, la stragrande maggioranza degli addetti proviene dagli organici della Cri. Certo non è questo il motivo dei disservizi lamentati e della farraginosità delle procedure, ma resta un aspetto che apre a dubbi su come sia stato gestito questo passaggio nel sistema dell’emergenza. Un’altra scelta, a livello centrale, che potrebbe dover essere rivista è l’abolizione dei vecchi numeri al contrario, per esempio, di quanto accade in altri Paesi come la Francia dove il 112 c’è, ma è possibile ancora rivolgersi direttamente ai centralini di pompieri, gendarmeria e polizia.

“Il sistema è ovviamente migliorabile, ma non lo si migliora con le polemiche bensì sedendosi tutti attorno a un tavolo” dice Danilo Bono, figura storica e uno dei fondatori del 118 in Piemonte rispondendo alle prese di posizione dei sindacati dei vigili del fuoco. Questi ultimi citano situazioni e dati:  “il disciplinare che deve essere seguito viene continuamente disatteso provocando ritardi che talvolta possono essere cruciali per la vita e la sicurezza delle persone” osserva Mario De Nigris segretario regionale Uil Pa. “Supponiamo si verifichino tumulti di piazza con molti feriti, pare evidente che il primo ente da chiamare siano carabinieri e polizia – spiegano i sindacati dei vigili del fuoco - e non ambulanza in primis  che rischierebbe solo le botte, anche per tale motivo il disciplinare è suddiviso per situazioni e casistiche e non per presenza o meno di feriti. Nessuno contesta al centralino ritardi di qualche decina di secondi, ma gli errori continuativi e sistematici di indirizzamento all’ente competente”.

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2 Commenti

  1. avatar-4
    05:37 Martedì 08 Agosto 2017 tandem Chiamparino Cercasi

    Chiamparino perché tollera tre assessori cosi modesti di cui Saitta è il piu dannoso? Inoltre essendo dei mediocri si circondano di collaboratori scadenti che non sono nemmeno capaci di giustificare validamente i guai che combinano, colpa del modello del Viminale? Ma non facciamo ridere.....

  2. avatar-4
    21:11 Lunedì 07 Agosto 2017 Paladino Continuità storica dei pasticcioni....

    Saitta, con la dotta consulenza di MoirAmos, mai che ne combini una buona. Questa è l'ultima, la penultima è la buffonata della inaugurazione della finta casa della salute ex Valdese, che è solamente un poliambulatorio dove sono state trasferite attività che venivano già esercitate altrove. Ma pensano veramente che siamo tutti scemi?

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